di Liliana Savioli
Non sono una ladra, non ho mai rubato ma ho spesso recuperato. Ho recuperato cose che sarebbero state buttate o lo erano già.
Adoro l’arte del recupero, è uno degli insegnamenti di mia madre!
Poco tempo fa sono stata invitata alla presentazione della 30a edizione della “Prima del Torcolato. Un vino passito mooolto interessante, con una bella storia. Insomma ho avuto l’onore di partecipare a una degustazione, di cui vi racconterò poi, a un ottimo pranzo, alla spremitura in diretta del primo Torcolato del 2024.
Ma, ecco che arriva il recupero, prima di alzarmi da tavola ho recuperato un grappolo di Torcolato che giaceva triste e “sbandonato” in mezzo al tavolo. Stavano già sparecchiando e vedevo tutti quei magnifici grappoli raccolti e buttati. Non ho avuto coraggio a che il lavoro di una pianta, di una cantina, della tradizione finisse in un bidone dell’umido.
Messo in un tovagliolo e riposto in borsa in attesa. Finalmente durante il percorso del ritorno in treno ho avuto modo di assaggiarlo, anzi di godere di quelle piccole gocce di nettare una a una.
Ogni chicco era diverso, ogni chicco raccontava una storia.
C’era quello ancora pacioccone e gonfio di succo che mi parlava dell’uva vespaiola matura, dolcissima ma con la sua spiccata acidità ancora ben presente. C’era quello colpito da botrytis cinerea, brutto brutto alla vista ma dolce e morbido e delizioso al palato. C’era quello completamente appassito, scuro, duro che sembrava immangiabile invece era croccante con i suoi vinaccioli ben maturi che scricchiolavano sotto i denti.
Insomma, ci ho messo quasi due ore per mangiare un grappolino d’uva passito, poco attraente, direi brutto.
Ma quante sensazioni organolettiche goduriose è riuscito a donarmi!
Vicino a me c’era una signora che mi guardava di sbieco e non riusciva a capire cosa stessi facendo. Beh, non potete immaginare ma è stato il viaggio in treno più bello della mia vita.
Ma ora vi racconto cosa è il Torcolato. Nella Pedemontana Vicentina, la storia del territorio e delle sue profonde radici contadine, si intreccia con quella del Torcolato. Un legame che risale al 1890, anno in cui il nome Torcolato comparve per la prima volta per identificare il famoso vino passito diventato poi simbolo della D.O.C. Breganze.
Questa tradizione, lunga oltre un secolo, trovò trent’anni fa una nuova espressione con il rito della prima spremitura pubblica: dopo quattro mesi di appassimento nei fruttai delle cantine, i grappoli di uva Vespaiola vengono torchiati in piazza per il tradizionale brindisi con il primo mosto della nuova annata.
“Raggiungere la 30a edizione è motivo di grande orgoglio per tutto il Consorzio e per le cantine associate – afferma Giuseppe Vittorio Santacatterina, Presidente del Consorzio per la Tutela della D.O.C dei vini Breganze –. Il Torcolato DOC Breganze ha saputo affrontare a testa alta la crisi che ha colpito i vini dolci in Italia negli ultimi anni, riuscendo a mantenere una domanda stabile sul mercato. La sua unicità, espressione del territorio in cui nasce, è la forza di questo vino dolce passito ottenuto dai migliori grappoli di uva Vespaiola, il vitigno autoctono di Breganze”. “La sfida per i prossimi cinque anni – prosegue Santacatterina – sarà portare il nome del Torcolato ancora più in alto, sia in Italia che all’estero, un obiettivo che potremo raggiungere solo con il lavoro di squadra delle cantine DOC Breganze, comunicando il valore unico del nostro territorio”.
Viene spremuto in gennaio con il freddo, con l’alta percentuale di zucchero che possiede il mosto, riesce a fermentare solo con lieviti selezionati. Sono stati fatti degli esperimenti utilizzando lievi autoctoni ma purtroppo non hanno la forza di trasformare tutti gli zuccheri e poi arriva il caldo e riparte la fermentazione creando non un passito ma un passito frizzante.
Tutte queste informazioni mi sono state fornite da Fausto Maculan, il decano dei produttori di Torcolato. In realtà Breganze è il Torcolato. Vengono prodotti molti altre tipologie di vini ma quello identitario, quello di cui vanno fieri (a ragione), quello che li rappresenta è questo piccolo, dolce, carino ma anche spericolato vino dolce. Ha una grande capacità di invecchiamento e l’ho riscontrato proprio alla degustazione a cui ho partecipato: 9 vini, dal 2016 al 1998. Un arco temporale molto lungo.
Ognuno ha raccontato la sua evoluzione ma anche l’annata. Interessante la 2014 di IO MAZZUCATO 2014 Su terreno vulcanico. In luglio colpiti da una pesante grandinata e l’annata con minor insolazione e pioggia del nuovo millennio. Ma il colore è intenso. Racconta storie di frutta disidratata con dattero in evidenza e fichi secchi .Sconcerta la grande freschezza derivante proprio dall’anna con la sapidità ben evidente. Molto floreale con giglio e tuberosa. E’ stato un azzardo produrlo e ancora di più presentarlo ma è la fortuna aiuta gli audaci e questa volta è andata benissimo. Ottimo, tra i giovani, anche il Torcolato di TRANSIT FARM del 2015. Azienda di recente nascita con terreni basaltici e limosi dove la mineralità si evidenzia ma anche con sentori di gomma pane dorato agrume candito, fresco e sapida lungo. Un ottimo Torcolato non ancora prodotto con le anfore di cui si è dotata negli ultimi anni questa cantina. Ho avuto modo di assaggiare annate successive prodotte utilizzando questo contenitore e devo dire che l’eleganza è aumentata e la signorilità è divenuto un motivo caratteristico di questa produzione.
Ma non posso non citare il MACULAN 1998 Che orchestra di frutta secca, dattero, agrumi, smalto e vernice. Evvai di mineralità. Insomma, un vino di 27 anni ancora lunghissimo, fresco, croccante e vibrante. Ma, se devo essere sincera, mi sono piaciuti tutti. Un vino con naso non molto pronunciato ma una gran bocca e un immenso retroolfatto. Un vino dolce ma che con la sua sapidità può essere abbinato a molteplici piatti, specialmente a base di formaggio o anche come aperitivo, altro che spritz…
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Liliana SAVIOLI
















