di Giovanna Moldenhauer
Nell’atmosfera elegante di Borgo Machetto Country Club & Golf, antico podere del XVI secolo, con un parco di 180mila mq, i buyer internazionali hanno avuto l’opportunità di immergersi nell’autentico stile di vita italiano, celebrando l’enoturismo e l’ospitalità tipici del Made in Italy.
Ed è proprio l’enoturismo, oggi più che mai a rappresentare per Joanna Miro, fondatrice dell’Italian Taste Summit, una delle chiavi fondamentali per il futuro del settore vinicolo italiano.

Economista, marketer e broker, nonché titolare del marchio omonimo e CEO del gruppo Wine Global Aspect (WGA), Joanna Miro ha saputo identificare e anticipare le evoluzioni nelle logiche di marketing e vendita, offrendo una visione strategica unica che ha permesso alle aziende vitivinicole italiane di adattarsi e prosperare nei contesti internazionali.
A noi ha consentito di effettuare interessanti masterclass, dove i vini erano presentati da un Consorzio e da altre realtà vinicole, provenienti da diverse zone vinicole del nostro paese.

Della prima masterclass con il Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, con i produttori del territorio di Cocconato, abbiamo selezionato un Piemonte DOC Albarossa Del Marusè 2021 di Poggio Ridente, cantina di Cocconato, certificata biologica.
Detto del Marusè cioè del mediatore, del “vecchio saggio” per la sua abilità di combinare matrimoni delle giovani ragazze del posto. L’Albarossa deriva dall’impollinazione (nuovo clone) sperimentata del prof. Dalmasso nel 1937 tra Nebbiolo di montagna, detto Chatus e Barbera.
Affina in barriques di secondo e terzo passaggio. Ha un profumo vinoso, pieno, con sentori di frutta rossa tipo marasca croccante appena matura con delicata scia vegetale. Segue la speziatura di pepe nero e macis. Olfatto con sfumatura fumé piacevole, che rammenta la pietra focaia. Morbidezza, ampiezza e ricchezza in bocca.

Presentiamo anche un Grignolino Piemonte “Vigin” 2022 della cantina biodinamica Maciot. Il nome del Grignolino è originato dalle grignole, i vinaccioli del suo acino, di cui ognuno ne ha più di uno. Varietà che se non bene gestita in vinificazione può dare sentori vegetali e amaricanti.
Questa interpretazione invece ha, frutta e spezie al naso, un sorso dai tannini morbidi, equilibrati da freschezza, nessuna nota fastidiosa nel retrogusto. Peraltro la varietà sta vivendo un rinascimento in varie zone del Piemonte tra cui il Monferrato, dopo decenni di oblio.
Degustiamo poi le due etichette di Talamonti, cantina di Loreto Aprutino, in provincia di Pescara, presentate in un’altra masterclass.
Qui selezioniamo un’annata sia del suo Pecorino Superiore Trabocchetto che del suo Trebbiano d’Abruzzo Aternum. Una cantina che si estende su 45 ettari nel territorio di Loreto Aprutino, a 300 metri d’altitudine, dove le colture indigene del Montepulciano e del Trebbiano d’Abruzzo si accompagnano, dal 2004, all’allevamento sperimentale di viti di Pecorino. Lì il terreno calcareo, unito a notevole escursione termica dona una spalla acida importante. Le uve di Pecorino sono raccolte a settembre, fanno criomacerazione, poi è vinificato in acciaio. Un’etichetta accattivante richiamano tipicità e territorio come il polipo nella rete del trabocco (tipica costruzione in legno adibita alla pesca importata dal Medio Oriente) sul blu del mare.
Nel Pecorino Superiore Doc dell’annata 2024 al naso dominano la sapidità e i sentori iodati, poi troviamo litchi, passion fruit, poi note più dolci di mela, pera e fico. Seguono i fiori freschi come la ginestra e gelsomino. Si aggiunge qualche nota vegetale di salvia e timo. Molto piacevole al sorso, è bilanciato tra acidità e sapidità. Il Trebbiano Aternum invece prodotto da vigne impiantate come tradizione della zona a tendone, ha le uve selezionate e raccolte a mano a metà settembre nei vigneti ai piedi del Gran Sasso (l’etichetta ricorda le su cime innevate). Il mosto ricavato viene quindi fermentato in serbatoi di acciaio inox per 12 giorni, poi il vino riposa per 7 mesi in barriques francesi (30%) e in vasche d’acciaio (70%). Tra le tre proposte abbiamo scelto la 2018, ha un naso tra note fruttate di mela verde, lime, poi le spezie di pepe bianco, seguite da zafferano, erbe aromatiche come timo e rosmarino, per poi chiudere con un leggero tocco di idrocarburo. e lieviti che ne tratteggiano la complessità. Al palato è morbido e equilibrato, con una leggera sapidità.
Dall’ultima degustazione con Cantina della Volta optiamo per il cru Christian Bellei Spumante di Qualità Bianco Metodo Classico del 2016.
Questa realtà è nata nel 1920 a Bomporto di Modena, nella terra del Lambrusco di Sorbara e dalla famiglia di imprenditori Bellei, nei pressi di una darsena settecentesca del Naviglio dove le imbarcazioni dovevano eseguire una volta, per giungere a Modena. Dopo tanti viaggi di approfondimento a Epernay in Champagne l’azienda sceglie, discostandosi dalla tradizione di vinificazione del Lambrusco in autoclave, detto Metodo Martinotti, opta per il metodo classico e lunghi affinamenti in bottiglia. Rimane comunque in gamma il loro Rimosso, frizzante, secco, ottenuto da fermentazione naturale in bottiglia di uve Lambrusco di Sorbara in purezza che richiama fortemente la tradizione modenese.
Il Cristian Bellei Spumante di qualità bianco Metodo classico 2016 dopo una fermentazione alcolica e successivo affinamento in tini d’acciaio, dopo nove mesi, è addizionato di lieviti selezionati per la presa di spuma, prima di essere imbottigliato. Il periodo di maturazione sui lieviti è di almeno 72 mesi. Viene confezionato con una bottiglia in vetro trasparente, protetto da una pellicola di colore rosso che ha la funzione di proteggere il vino dalla luce e dai raggi UV. Il naso ha note floreali di camomilla, rosa canina, seguite da ribes bianco, dagli agrumi di cedro e bergamotto, poi da note di panificazione a chiudere. Il sorso è fresco, delicatamente sapido, persistente e piacevole.
Dal nostro punto di vista, essendo giornalisti dediti alle degustazioni di vini, in modo da raccontare ai nostri lettori sia cantine del nostro ampio territorio nazionale così come la loro produzione, abbiamo trovato nella selezione delle masterclass proposte per questa edizione della sua fondatrice Joanna Miro, in questa nona edizione di Italian Taste Summit, un’ottima opportunità di approfondimento.
(In copertina, Masterclass Monferrato e Cocconato @G.Moldenhauer)
Photo @Italian Taste Summit














