di Giovanna Moldenhauer
La zona nel Piemonte definita Alto è tagliata in due da un fiume, il Sesia, che scende a valle dai 2500 metri del ghiacciaio del Monte Rosa dove sgorga in tutta la sua purezza. Ancora oggi rappresenta una culla enologica di qualità ancora da scoprire grazie a pendii da cui nascono “uve nere che danno vino da località fredde”, come già sosteneva nei suoi scritti agresti, nel I sec d.C., lo storico Columella.
Tutto ebbe inizio, è doveroso sottolinearlo, da una devastante esplosione che sparse per circa 500 chilometri cubi di detriti e cenere, poi riportati negli strati superficiali del terreno dal movimento tettonico delle placche di 180 milioni di anni dopo, destinati a ricoprire l’intero territorio. Fu l’ultimo e clamoroso atto, niente meno che 280 milioni di anni or sono, di un Supervulcano che regalò effetti benefici che ancora oggi caratterizzano la pedologia di queste terre, argillose e tufacee oltre che sorprendentemente ricche di sali minerali.
Nel contesto atmosferico attuale condizionato dal riscaldamento globale, questa particolare peculiarità microclimatica rappresenta un elemento caratteristico tutt’altro che secondario per coloro che si occupano, senza necessariamente rivolgersi verso vigneti di alta montagna, di viticoltura e ne vanno cercando i contesti meno inclini a esposizioni torride.
Su queste dolci colline dell’Alto Piemonte si coltivano principalmente Nebbiolo e Vespolina, con il più nobile e celebrato dei due che, nella sua capacità camaleontica di adattarsi ai luoghi, qui si caratterizza di una espressività terrosa, ma anche florida e che sboccia dopo affinamenti lunghissimi nei quali l’agrumata freschezza (a volte con note mentolate) rappresenta una caratteristica inimitabile. I grappoli compatti ed un po’ alati del Nebbiolo di Ghemme vengono raccolti tra gli ultimi dell’intero Piemonte enologico beneficiando delle brume autunnali che esaltano gli sbalzi termici regolati dal massiccio montuoso del Rosa che sovrasta il territorio.

A Ghemme la tradizione di Pierino Piantavigna che circa 70 anni or sono piantò il primo vigneto nei pressi del seicentesco castello di Cavenago dando vita alla blasonata cantina Torraccia del Piantavigna (n l sue attuali 190mila bottiglie, i suoi 40 ettari vitati), è oggi sostenuta e sviluppata, con amore e dedizione, dalle famiglie Francoli e Ponti che propongono vini dalla marcata identità e soprattutto da una impareggiabile orgogliosa freschezza.
Il nome dell’azienda, coniato molti anni dopo e ispirato alla vita appassionata che Pierino ha speso tra i filari del suo vigneto, deriva dall’appellativo “Torraccia” dato a una collina, a lui particolarmente cara, di eccezionale esposizione e di forma quasi circolare che si trova poco a nord del castello di Cavenago. La presenza della vecchia torre del castello, una vera “torraccia” a causa del suo stato di abbandono, è stato un altro motivo di ispirazione.
È stato Alessandro Francoli, presidente delle omonime Distillerie e nipote di Pierino, a creare nel 1997 quella che oggi è diventata un’azienda riconosciuta in Italia e all’estero per la qualità dei suoi vini, moderni ma assolutamente rispettosi delle tradizioni del territorio. Tutt’oggi la famiglia Francoli possiede ancora, come sempre, la quota maggioritaria in Torraccia, tuttavia, dal 1 di febbraio 2015, la proprietà è cambiata con l’entrata della famiglia Ponti, anch’essa di Ghemme e proprietaria dell’omonima azienda leader in Italia nella produzione di aceti e verdure conservate, la quale ha acquisito un’importante quota.
“Eleganza, complessità, freschezza, longevità: sono i tratti che desideriamo esprimano i vini, soprattutto nelle versioni che, prima di presentare ai nostri affezionati clienti, affiniamo per molti anni nelle grandi botti di allier della storica Cantina e successivamente ancora per lungo tempo anche in bottiglia. L’obiettivo è che risultino coinvolgenti anche per i palati più raffinati, esprimendo il terroir del Ghemme, la nostra versione del Nebbiolo più identitaria, che siamo soliti definire figlio del Monte Rosa e ovviamente del Super Vulcano” commentano i titolari della cantina Torraccia del Piantavigna, Alessandro Francoli e Giacomo Ponti, aggiungendo “Il cambiamento climatico ha proiettato questa storica zona enologica piemontese al centro dell’attenzione degli appassionati grazie al microclima che permette produzioni molto raffinate a scapito di concentrazioni e pesantezze”.
Una visita al loro territorio, accompagnati da Mattia Donna (enologo e Direttore) ci ha permesso di scoprire le loro etichette più rappresentative e non solo.

La degustazione
Barlàn Colline Novaresi Doc Nebbiolo 2023 – Prodotto dai 4 ettari del vigneto in località Maretta,
nel territorio di Ghemme, su suoli fluvio-alluvionali, argillosi con un basso pH, una resa di circa 90 quintali durante la vendemmia manuale. In cantina l’uva intera in pressa viene spremuta in atmosfera riducente, poi macerata, quel tanto che basta ad ottenere la sfumatura cromatica desiderata. Poi dopo la fermentazione a bassa temperatura, matura per 5 mesi in acciaio e uno in bottiglia. Dopo un colore rosa antico con lievi riflessi ramati, ha un naso fragrante di rosa canina, lamponi e ciliegia, poi violetta e melograno. All’assaggio è fresco, poi sapido, equilibrato, elegante, con una buona lunghezza, un retrogusto giocato sul frutto.
Gattinara Docg 2018 – Le colline di questa denominazione coprono poco più di 100 ettari. Sono tra le più suggestive d’Italia con piccoli vigneti storici posti su ripide colline, punteggiate da boschi con le Alpi e il Monte Rosa sullo sfondo. Qui i vigneti sono difficili da coltivare e sono quasi interamente lavorati a mano. La caratteristica che rende unico il Gattinara è la complessa composizione del suolo, di origine vulcanica, roccioso e poroso, da terreni tra i più acidi d’Italia. I terreni pietrosi di matrice vulcanica sono ricchi di materiali ferrosi e sono molto drenanti.
Questa etichetta viene prodotta da circa 3 ettari nei vigneti Gerbidoni e Lurghe. La resa media per ettaro in vendemmia è di circa 45 quintali derivanti dal diradamento e dalla selezione scrupolosa dei migliori grappoli. La vinificazione inizia in acciaio con controllo della temperatura, con una macerazione sulle bucce di qualche settimana, seguita dalla fermentazione malolattica, per poi maturare almeno 3 anni in botti di rovere francese di Allier di medie dimensioni. Dopo l’imbottigliamento vi resta almeno 6 mesi. Il vino si presenta di colore rubino scarico con riflessi con una lieve unghia aranciata, poi al naso è essenziale, austero, con profumi floreali, sentori di grafite, ciliegie sotto spirito, amarene, prugne, poi note di liquirizia, spezie quali pepe e cannella, sentori di sottobosco a chiudere. Al palato ha una buona struttura, una trama tannica presente e morbida, è fresco, poi sapido, di una buona lunghezza, con un retrogusto tra il fruttato e con un caratteristico fondo amarognolo.
Ghemme Vigna Pelizzane Docg 2016 – Le colline della zona di Ghemme hanno suoli floridi grazie alle periodiche esondazioni de fiume Sesia,
unitamente a un clima fresco. Questo raro binomio consente di produrre vini dall’identità autentica che si manifesta appieno con una prolungata e indomita giovinezza anche dopo molti anni dalla vendemmia.
Questa etichetta viene prodotta da un ettaro sulla sommità del nostro miglior vigneto, storicamente chiamato Ronco dell’Ulivo, nel territorio Docg di Ghemme, su suoli fluvio – alluvionali, argillosi, con una reazione acida tra le più alte d’Italia. La resa media per ettaro nella vendemmia manuale è di circa 50 quintali derivanti dal diradamento e dalla selezione scrupolosa dei migliori grappoli. In cantina inizia la vinificazione in acciaio, con controllo della temperatura, seguita dalla malolattica.
La maturazione è di almeno 6 anni in botti di rovere francese di Allier di medie dimensioni, per poi affinare almeno un altro in bottiglia. Esordisce alla vista con un colore granato brillante e luminoso, poi al naso è intenso, con sentori di frutti rossi, note di viola, poi toni speziati, di liquirizia, seguiti da grafite.
Al palato è corposo, i tannini sono ben integrati e setosi, freschezza a equilibrare, è lungamente persistente, con un retrogusto dai toni di frutta e spezie.











