di Rosaria Benedetti
Il Trentino è terra di antichissime tradizioni viticole. Tra l’ampia vallata dell’Adige e quelle dei suoi affluenti, affiorano con il loro carico di fascino storie di una agricoltura antica, risalente alla preistoria, documentata da Plinio il Vecchio e spesso collegata con un filo diretto alle popolazioni retiche che qui si erano insediate, le più abili anticamente nel coltivare la terra.
Forse anche, magari proprio per questo, il Trentino palesa un intreccio di interessi e motivazioni alla coltivazione e al conseguente mantenimento dei suoi vigneti più datati, quelli che ancora oggi conservano le vigne cosiddette “a piede franco”, che non necessitano di portainnesto americano in quanto grazie alla forte biodiversità degli areali nei quali sono coltivate sono sopravvissute indenni alla catastrofe filosserica e post filosserica. Queste zone che potremo definire “protette” (con presenza di sabbie, di sottosuolo vulcanico, corsi d’acqua, microclimi freddi) non sono state mai raggiunte dalla fame del diabolico afide ed ancor oggi producono i loro grappoli con eroica tenacia.
Tali doverose premesse spiegano la forte sinergia che in Trentino si è creata con il Comitato italiano per la Tutela del Piede Franco, Comitato recentemente costituitosi con sede a Solbiate con Cagno e che si avvia a produrre la documentazione per divenire formalmente una Associazione. Nato dalla grande passione dell’attuale Presidente Silvano Ceolin con lo scopo di individuare, catalogare, tutelare e valorizzare il patrimonio vitivinicolo a piede franco, il Comitato ha trovato in Trentino terreno fertile e motivato per perseguire i suoi obiettivi soprattutto nella zona più bassa della Vallagarina in Terra dei Forti e in Val di Non, i due areali che possono vantare la maggior concentrazione di varietà franche di piede grazie l’una alla contiguità con il fiume Adige e ai suoi riporti sabbiosi, la seconda al clima freddo e al tessuto geologico scavato dal torrente Noce. Una serie di obiettivi a largo raggio e parecchie concrete proposte nate da questa preziosa collaborazione sono sul tavolo della presidenza: borse di studio per incoraggiare la mappatura dei vigneti, recupero di antiche vigne, focus monotematici sulla varietà enantio, costituzione di una rete telematica in grado di collegare aziende e appassionati.
Ma non di solo Trentino vive questo Comitato che ha già ampliato i suoi orizzonti sia in Italia che fuori dei confini nazionali.
Si legge infatti nello Statuto: ”Il Comitato si prefigge, altresì, la realizzazione di attività e manifestazioni collaterali, culturali, di enogastronomia, di spettacolo, o di quanto altro fosse ritenuto utile per realizzazione delle proprie finalità” Il gemellaggio con il Comité Franc de Pied con sede nel Principato di Monaco e la serata di presentazione alla presenza del Principe Alberto è stata solo la prima tappa di un entusiasmante percorso che ha visto via via dilatarsi la folta schiera di aziende in tutta Italia, interessate e consapevoli che il mantenimento e la protezione di questo patrimonio viticolo sia fondamentale per tutelare le radici storiche della viticoltura. Il Convegno nel 2024 presso l’Università Ferdinando II di Napoli e gli Incontri Internazionali di Pozzuoli nel 2025 testimoniano il fortissimo interesse che questo tema ha assunto negli ultimi anni.
Ma quali vini producono questi ceppi senza portainnesto? Relegàti per lungo tempo a fare da spalla per colore, struttura o carica tannica a varietà più famose e commerciali, stanno vivendo, grazie alla perizia e all’attenzione di produttori, una vita indipendente, vinificati in purezza oppure in blend, per mettere in risalto la loro personalità. Ne è esempio il lambrusco a foglia frastagliata o enantio che abbandonate le vesti rustiche e domata la sua proverbiale tannicità sta guadagnando l’attenzione di ottimi settori di mercato ed è entrato a buon diritto tra i rari Presidi Slow Food dedicati al vino. Ma lo stesso si può dire del groppello di Revò in Val di Non, del tintore di Costa d’Amalfi, del carignano del Sulcis, della falanghina e del piedirosso nei Campi Flegrei, varietà che vantano vigneti centenari, tutt’ora produttivi, fedeli custodi non solo di tradizioni locali, ma anche della ferma volontà di mantenere e promuovere un patrimonio storico e culturale mondiale.
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(In copertina, vite a piede franco@Comitato per la Tutela del Piede Franco)

Rosaria BENEDETTI










