di Andrea Li Calzi
QUINTESSENZ
Anche quest’anno torno ad assaggiare molto volentieri i cinque vini monovarietali che rappresentano l’eccellenza vitivinicola del Lago di Caldaro e di Cantina Kaltern. La suddetta cooperativa è stata avviata nel 1900. Ai giorni nostri, con 590 soci e 440 ettari di vigneti, è tra le realtà enoiche più importanti dell’Alto Adige.

– Attraverso la linea denominata Quintessenz l’azienda prosegue nell’obiettivo di esprimere, in modo sempre più autentico e profondo, il carattere dei migliori vigneti di Caldaro, mantenendo viva quell’attitudine alla sperimentazione che, con la giusta tecnica e la giusta sensibilità, apre la strada a risultati eccezionali – le parole di Thomas Scarizuola, Kellermeister di Cantina Kaltern, appaiono chiare ed inequivocabili. I cinque vitigni che compongono la linea Quintessenz sono: pinot bianco, sauvignon blanc, kalterersee (schiava) – simbolo della tradizione locale – cabernet sauvignon e moscato giallo (passito).

Le uve crescono rigogliose, baciate dal sole e coccolate dalle brezze che soffiano dalle Dolomiti; le piante affondano le proprie radici su terreni composti da porfidi, calcare e morene facenti parte di alcuni tra i vigneti storici, e più vocati, dell’area attorno al Lago di Caldaro in provincia di Bolzano. – Parlare di Quintessenz – continua il kellermeister – vuol dire parlare di equilibrio tra terra e vite e anche tra uomo e natura, un equilibrio che rispecchia il rispetto per l’ambiente e porta a frutti di elevata qualità”. Un impegno costante che si unisce alla passione e alla competenza tecnica di tutti coloro che rendono Cantina Kaltern un punto di riferimento per l’enologia altoatesina. Quest’anno la linea Quintessenz mi ha colpito ancor più, perché nonostante le annate calde – soprattutto in tema di bianchi – i vini hanno mostrato profili ariosi, stimolanti, slanciati e alcol ben gestito a 360°; ma questo lo vedremo in seguito.
CANTINA KALTERN
Ho visitato parecchie volte Cantina Kaltern, la cui sede è situata a Caldaro (BZ). Conservo ricordi preziosi, perlopiù legati alla mia assidua frequentazione dell’Alto Adige, ed immagini scolpite nella memoria che rimandano a lunghe passeggiate tra le sponde del lago omonimo. Tra una sponda e l’altra è possibile ammirare i vigneti che impreziosiscono, mediante colori cangianti ad ogni stagione, uno scenario dove la biodiversità appare evidente. Oltre ai filari ben esposti e baciati dal sole è possibile ammirare meleti, alberi, seminativi, folta vegetazione e soprattutto il bosco.

Quest’ultimo possiede un’importante funzione termoregolatrice per l’ecosistema circostante. Tra le figure più importanti dell’azienda vi è senza dubbio il Kellermeister Thomas Scarizuola, ovvero colui che ha l’onere di selezionare le uve più adatte ad esaltare le potenzialità del territorio, le stesse che poi ritroveremo all’interno del calice. Le cantine cooperative altoatesine hanno fatto scuola, in Italia, grazie ad un modello vincente basato sulla filosofia impartita da sempre ai soci conferitori; gli stessi risentono di un grande spirito di appartenenza aziendale. Anche quello attuato da Cantina Kaltern è basato su pochi pur tuttavia importanti fattori. Vado velocemente a riassumerli: dimensioni gestibili, profonda conoscenza del territorio, legame e collaborazione stretta e individualizzata tra i viticoltori; una sorta di sinergia in grado di mirare all’eccellenza. I 650 soci, distribuiti su 1.100 vigneti, devono rispettare gli obiettivi di resa individuali stabiliti all’inizio dell’anno vinicolo, e la cosa riguarda ognuna delle 2.000 parcelle. Risultati monitorati e valutati dall’esperienza degli agronomi facenti parte dell’azienda.
IL TERRITORIO
L’area vitivinicola del Lago di Caldaro si sviluppa ad un’altitudine compresa tra i 215 e i 315 metri sopra il livello del mare. Pendenze notevoli e terrazzamenti di tutto rispetto rappresentano il proverbiale asso nella manica del territorio. I suoli calcarei alluvionali di origine glaciale, ad alto contenuto argilloso, sono particolarmente indicati per le uve rosse di tarda maturazione. Per quanto concerne le uve a bacca bianca, come spesso accade in Alto Adige, occorre salire di quota ad un’altitudine di 500 m s.l.m. I vigneti si estendono a nord su terreni calcarei e più argillosi, un po’meno a sud. In entrambi i casi l’escursione termica, tra la notte e il giorno, garantisce alle uve salubrità ed un’intensità aromatica che ha reso celebre l’enologia altoatesina in tutto il mondo.

Cantina Kaltern riserva estrema attenzione all’aspetto ambientale e in tema di sostenibilità energetica: le aree di vinificazione sfruttano il principio della gravità, la barricaia è situata al livello più profondo della cantina dove le temperature del sottosuolo generalmente risultano più fresche; infine, l’area di imbottigliamento e stoccaggio con tecnologie d’avanguardia al servizio della funzionalità intelligente e dell’ottimizzazione delle risorse al 100%. Dal 2018 l’azienda si fregia della certificazione Fair’n Green, protocollo nato con lo scopo di rendere misurabili e verificabili gli obiettivi aziendali volti a ridurre l’impatto sull’ambiente.

LA DEGUSTAZIONE
A.A. Pinot Bianco Quintessenz 2022 – Manto paglierino con sfumature oro antico, verve cromatica particolarmente luminosa, buon estratto. Timbro olfattivo in levare, austero, risulta stimolante coglierne l’essenza. Nell’ordine: calcare, melone bianco d’inverno, ginestra e fieno secco; in chiusura miele millefiori. La rotondità del vino disegna linee curve dov’è facile perdersi, pur tuttavia la verticalità del sorso riassesta l’equilibrio; una lunga scia sapida – in chiusura – garantisce doti di longevità a questo buon Pinot Bianco.

A.A. Sauvignon Quintessenz 2022 – Lontano anni luce dagli stereotipi gusto olfattivi attributi da sempre all’uva francese, questo Sauvignon brilla letteralmente all’interno del calice mediante un bel color paglierino con riflessi beige-verdolini. L’austerità che raggiunge sin dal primo olfatto è notevole: toni alpini, piccoli fiori di montagna, calcare, financo incenso in tandem con un curioso accento finale che sa di yogurt ai cereali. Ne assaggio un sorso e anche questa volta devo riconoscere che è tra i più buoni Sauvignon degustati negli ultimi mesi. Il motivo risiede nella sua totale assenza d’alcol percepito nonostante l’annata – tra le più calde del nuovo millennio – e coerenza con quanto riscontrato al naso, senza considerare la progressione gustativa lodevole. Buono davvero.

A.A. Kalterersee Classico Superiore Quintessenz 2023
Rubino vivace e luminoso, sfumature color ciclamino; tonalità ipnotica. Naso incantevole: perfetta fusione tra pennellate floreali di violetta, timo, pepe nero e grafite; con lenta ossigenazione emerge il frutto croccante, ovvero un ricordo di ribes rosso e arancia sanguinella. In bocca non risparmi colpi: ritrovo un vino la cui piacevolezza è senza dubbio l’arma vincente, non privo di centro bocca, sapidità e lunghezza; insomma, tutto ciò che di meglio ha da offrire la schiava in Alto Adige.

A.A. Cabernet Sauvignon Riserva Quintessenz 2021
Tra il rubino e il porpora, tonalità calda, profonda; estratto considerevole. Il timbro olfattivo è intenso e sa di amarena matura, prugna, geranio selvatico e tabacco in foglie; con lenta ossigenazione affiora la parte balsamica unita ad un curioso accento di alloro e terriccio bagnato. Al palato non posso che riscontrare quanto sia ancora lontano dal suo equilibrio ideale; guai se non fosse così, considerando l’annata a cinque stelle. Nonostante ciò, già intravedo un buon assetto gustativo dov’è la profondità a dettar le regole, unita ad un tannino dolce e una spinta acida per nulla banale. Da riassaggiare tra un paio d’anni per comprendere appieno il potenziale intrinseco.

A.A. Moscato Giallo Passito Quintessenz 2020
Se tutti i passiti d’Italia conservassero questa freschezza, tale voglia irreprensibile di stupire nonostante il residuo zuccherino, ne berrei almeno due bicchieri al giorno. Questo Moscato Giallo risulta esattamente così. Stupisce sin dal colore: paglierino vivace e oro antico a seconda dell’inclinazione; estratto e luminosità non passano inosservati. La freschezza è disarmante e gli aromi dell’uva si avvertono dal primo all’ultimo istante. Eclettica sinfonia gustativa dove la bevibilità è centrale e conta più di ogni altro descrittore. In chiusura è una piccola punta di sapidità a renderlo indimenticabile. Bravi davvero, anche quest’anno tra i migliori della categoria.

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(In copertina, Cantina Kaltern, paesaggi@Cantina Kaltern)

Andrea LI CALZI











