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IN IRPINA NASCE IL PRIMO GRECO DI TUFO BIOLOGICO DOCG: LA SFIDA IDENTITARIA DI VIGNETI LUCIANO

Con il progetto “NATURA MATER”, Giuseppe Luciano firma un primato mondiale nella denominazione: un Greco di Tufo biologico prodotto e vinificato interamente nell’areale DOCG. Solo 1.600 bottiglie l’anno per un vino che punta su territorio, purezza e visione agricola

testo e foto Carmen Guerriero

Il futuro, si sa, è dei visionari o dei folli. E, di certo, Giuseppe Luciano ci ha visto lungo quando, nel 2019 avvia la riconversione biologica e nel 2020 decide di smantellare i vecchi impianti vitati per ripartire da nuovi vigneti concepiti secondo criteri agronomici più sostenibili, inseguendo un progetto, definito dai suoi stessi amici produttori, folle.

Giuseppe Luciano nei suoi vigneti di Greco@TWM

Una scelta coerente che negli anni si è tradotta in una trasformazione profonda. Siamo in provincia di Avellino, a Pratola Principato Ultra e terreni in Tufo, cuore dell’Irpinia e della denominazione, dove i suoli sulfurei e argilloso-calcarei hanno plasmato nei secoli il carattere del Greco di Tufo, con un progetto che unisce identità territoriale e radicalità produttiva.

Vigneti Luciano@TWM

A Tufo (AV), Vigneti Luciano firma un primato nella denominazione: il primo Greco di Tufo biologico DOCG prodotto e trasformato interamente all’interno dell’areale ufficiale degli otto comuni.

Il vino è arrivato sul mercato nel gennaio 2026, ma il percorso che lo ha reso possibile affonda le radici molto più indietro. L’azienda nasce nel 1999 per iniziativa di Giuseppe Luciano, perito agrario, che fin dall’inizio sceglie una strada controcorrente: produrre vino biologico senza ricorrere alla chimica di sintesi, puntando su un rapporto diretto con la terra e su pratiche agronomiche rispettose dell’ambiente.

Oggi Vigneti Luciano coltiva 1,7 ettari complessivi di Greco di Tufo, distribuiti tra la località Serrone, nel territorio di Tufo, e Montagnole a Prata di Principato Ultra, a circa 330 metri di altitudine. Attorno ai filari il paesaggio conserva una forte biodiversità: albicocchi, prugnoli, ginestra dei carbonai e rovi di more creano un microecosistema naturale che funge anche da barriera biologica per la vigna.

Vigneti Luciano@TWM

Il terreno racconta molto del vino che nascerà: matrice argilloso-calcarea, con presenza di limo e soprattutto lenti (pietre) di zolfo, elemento distintivo dei suoli del Greco di Tufo che contribuisce alla tipica impronta minerale e alla personalità del vitigno.

La filosofia aziendale è volutamente essenziale. Un solo vino, nessuna linea parallela, nessuna diversificazione commerciale. L’obiettivo è concentrare tutte le energie su un progetto unico e identitario. Il risultato è NATURA MATER, il Greco di Tufo biologico che rappresenta oggi l’unica etichetta aziendale.

La produzione è volutamente limitata a 1.500-1.600 bottiglie l’anno, una scelta che riflette il modello agricolo adottato. L’utilizzo esclusivo di prodotti fitosanitari biologici comporta infatti perdite di raccolto che possono superare il 50-60%, ma per l’azienda questo è il prezzo necessario per preservare l’equilibrio naturale del vigneto. La certificazione ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) garantisce la tracciabilità dell’intero processo produttivo, dalla gestione del suolo alla vinificazione, confermando la coerenza di un progetto che ha come principio guida l’idea di “produrre senza inquinare”.

Nel calice, NATURA MATER propone una lettura del Greco di Tufo che si discosta in parte dagli schemi più consueti del vitigno, privilegiando eleganza e finezza aromatica.

Natura mater, Greco di Tufo docg, Vigneti Luciano@TWM

Il profilo olfattivo si apre con una dolcezza floreale intensa di fiori di ginestra, seguita da delicate sfumature fruttate che ricordano i fiori di albicocco e di prugnolo, alborete naturali che circondano i vigneti. Il bouquet si arricchisce poi di note vegetali e spontanee che evocano borraggine e cicoria selvatica, restituendo un’immagine sensoriale molto legata al paesaggio agricolo che circonda i vigneti.

Al palato il vino si distingue per equilibrio e tensione.

La progressione è elegante, sostenuta da una vibrante scia acidula che accompagna il sorso verso un finale lungo e raffinato. Qui emerge la tipica chiusura amarognola del Greco di Tufo, reinterpretata però in modo originale: non la classica mandorla, ma una pungenza fresca e floreale che richiama la borraggine selvatica, contribuendo a una persistenza gustativa sorprendentemente lunga.

Anche l’estetica della bottiglia racconta la filosofia del progetto. L’etichetta raffigura il profilo stilizzato di una donna impreziosito da dettagli color rame: un riferimento simbolico a Madre Natura, omaggio alla terra da cui il vino nasce e alla quale l’azienda riconosce un rispetto assoluto.

da sx, Teobaldo Acone, Giuseppe Luciano e Carmen Guerriero, vigneti Luciano@TWM

La storia di Vigneti Luciano dimostra come anche una realtà di dimensioni contenute possa incidere nel panorama enologico quando le scelte sono chiare e coerenti.

In un momento in cui il settore vitivinicolo è chiamato a ripensare il proprio rapporto con ambiente e consumatori, l’esperienza irpina suggerisce una direzione precisa: tornare alla terra, ridurre l’impatto agricolo e lasciare che sia il territorio, prima di tutto, a parlare nel calice.

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