di Andrea Li Calzi
BECONCINI
Se fossi costretto a scegliere una tra le tante cose che ancor oggi mi legano al mondo del vino, opterei per la (ri)scoperta dei territori vitivinicoli sparsi in tutto il bel Paese. Non ho mai fatto grossa distinzione tra aree più o meno vocate, emergenti o già affermate agli occhi dei mercati globali; ciò che maggiormente amo è ascoltare le storie dei vignaioli e i tanti aneddoti che arricchiscono il racconto. C’è sempre qualcosa da imparare.

La trama si è ripetuta anche questa volta durante la visita all’azienda vitivinicola Beconcini, tra le Terre di Pisa a San Miniato, incantevole borgo toscano che ho avuto il piacere di visitare. Leonardo Beconcini ed Eva Bellagamba gestiscono dal 1990 l’azienda che è di proprietà della famiglia da quattro generazioni. Lui vignaiolo, lei marketing director, oltre all’amore condividono la stessa passione per la viticoltura, per la terra e per tutto ciò che gravita attorno al mondo del vino di qualità; una sorta di missione che non accetta compromessi. Visitare i vigneti attorno alla cantina ed entrare nella sfera privata dei miei interlocutori, che ringrazio caldamente per l’accoglienza riservatami, mi ha fatto capire che la storia aziendale si intreccia da sempre con quella di famiglia.
LA STORIA DELL’AZIENDA
I Beconcini lavoravano in queste terre già prima della Seconda guerra mondiale come mezzadri, alle dipendenze dei marchesi Ridolfi, proprietari di tutta l’area est di San Miniato, in provincia di Pisa. Il pioniere è Giuseppe Beconcini, nonno di Leonardo, che nel 1954 con sacrificio e tanta ambizione riesce ad acquistare il podere in cui lavorava da sempre. La vera e propria storia vitivinicola inizia nel 1960 grazie a Pietro Beconcini, che intuisce la naturale vocazione di queste terre. Attorno al 1990 Leonardo subentra al padre nella gestione della cantina.

L’ambizione è una costante e mediante l’impianto di nuovi vigneti l’azienda passa da 3 a 14 ettari vitati. Contestualmente a codesto ampliamento il nostro protagonista, spinto dall’entusiasmo e della voglia di produrre vini fortemente identitari e sempre di maggiori qualità, intraprende un’accurata selezione dei suoi vigneti. Conduce con passione studi agronomici sui cloni di sangiovese per la produzione del Reciso, il vino più rappresentativo dell’azienda che più avanti vedremo, e si imbatte in una scoperta che cambierà in parte la produzione della sua azienda, aumentando di fatto la distintività della cantina Beconcini. Alludo all’uva spagnola tempranillo.
LA SCOPERTA DEL TEMPRANILLO
Durante le sue ricerche, durate anni, vengono individuate varie piante di sangiovese, canaiolo ed altre cultivar tipiche della zona. Ciò che stupisce maggiormente, pur tuttavia, è la presenza di 213 ceppi di cui non si conosce la specie. Partono dunque gli studi che Leonardo effettua in collaborazione con l’Università Agraria di Milano e con l’Istituto Sperimentale di Selvicoltura di Arezzo.
Leonardo identifica questi ceppi sconosciuti con il nome “X”, per poi stupirsi letteralmente quando il risultato degli studi rivela l’identità del tempranillo, tra le uve autoctone maggiormente allevate in Spagna, fino ad allora apparentemente mai coltivato in Italia; infatti, non risultava nemmeno nell’elenco delle varietà coltivabili all’interno dello Stivale. Grazie a questa scoperta, con il Decreto 2754 del 12 giugno 2009-11-12 codice 345 Tempranillo N. nero viene iscritto all’Albo toscano.
Nel 2017 è stato impiantato il primo vigneto interamente clonale di tempranillo da vigna storica su piede franco. Ho avuto l’opportunità di visitarla, compresi alcuni ceppi centenari tutti contrassegnati ed ancora studiati dall’Università di Firenze – sorprendente anche la presenza di fossili marini di età pliocenica – a confermare una storia antichissima che appartiene ad un territorio vocato. Leonardo mi ha accompagnato in questo affascinante percorso, non posso esimermi dal riportare tutta l’emozione del nostro protagonista mediante le sue parole. – L’azienda sorge a poche centinaia di metri da una zona archeologica di posta romana ed in prossimità di Ponte ad Elsa. Si presuppone dunque che il luogo fosse un transito da secoli e che sia stato utilizzato come una delle direttrici per Roma della Via Francigena anticamente chiamata Francesca o Romea. Ovvero una strada che portava i fedeli alle tre principali mete religiose: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme. La zona di San Miniato ed in particolare Ponte ad Elsa era nella direttrice che tagliava da Altopascio, nota sede di un ospedale e centro di accoglienza dei pellegrini. Dagli studi effettuati si ipotizza che alcune famiglie di pellegrini spagnoli possano aver portato semi di vite tempranillo e abbiano diffuso questa pianta nelle vicinanze di San Miniato, seminandola appunto, come era usanza dell’epoca. Un tragitto che verosimilmente potrebbe essere avvenuto intorno alla metà del ‘700 direttamente dalla provincia della Rioja, proprio nella regione a nord della Spagna dove si trova Santiago di Compostela. All’epoca un agronomo, Giovanbattista Landeschi nominato parroco di Sant’Angelo a Montorzo in Comune di San Miniato, si impegnò in progetti agricoli di grande interesse e fu il precursore della coltivazione a terrazzamento delle colline. Egli ha lasciato molti scritti ed anche diversi trattati di agricoltura. Può essere stato l’agricoltore evoluto che ha saputo in quegli anni lontani capire il valore di questa pianta, diffondendola nel territorio – conclude Leonardo.
LA DEGUSTAZIONE
Toscana Malvasia Lunga Prs 2023 Paglierino chiaro, luminoso, medio estratto. Naso intenso e spigliato: camomilla, scorza di limone e un soffio vegetale fresco e stimolante. Medio corpo e sapidità incalzante, alcol ben digerito. Chiude pulito.
Toscana Trebbiano Macerato Vea 2021 Paglierino-oro, vivace, solare. La parte floreale vira su toni lievemente appassiti con incursioni di ananas candito e cenni salmastri. In bocca possiede volume e ampiezza, tanta salinità, forse un filo d’alcol percepito di troppo che pur tuttavia non disturba.
Toscana Tempranillo Rosè Fresco di Nero 2023 Color rame, trama calda, media consistenza. Timbro olfattivo di medio impatto dove la ciliegia e le spezie dolci giocano a rincorrersi; palato succoso ed al contempo “grasso”. Un vino da abbinare alla buona tavola.

Chianti Antiche Vie 2023 Rubino vivace, media trasparenza. Intenso di frutti di bosco spremuti, pomodoro secco e amaretto; molta fragranza e qualche nota qua e là vinosa. Ancora giovane. Anche in bocca il tannino marca sensibilmente e la freschezza gli fa eco. Buono. Da attendere.
Chianti Riserva Pietro Beconcini 2020 Color granata, tonalità chiara e vivace. Lo avvicino al naso e le spezie dolci cedono presto il posto all’incenso, all’amarena e a suggestioni minerali che risalgono al terreno d’origine pliocenica. Scorrevole, tannino coeso, freschezza ben allineata alla sapidità; lunghissimo.

Terre di Pisa Rosso MaurLeo 2021 Rubino-porpora, media trasparenza. Frutto “carnoso” che sa di amarena, spezie dolci e suggestioni di cola e incenso; struttura da vendere, rotondità e un peso leggermente eccessivo al momento. Ha soltanto bisogno di tempo.
Toscana Rosso Terrazze 2021 Rubino-porpora, naso esplosivo che sa di frutti neri maturi, pomodoro secco e pepe rosa; grafite con lenta ossigenazione. Sorso rotondo, tannino serico, è un vino succoso leggermente sopra le righe in termini d’alcol percepito; il tempo attenuerà questa sensazione che non disturba più di tanto.
Terre di Pisa Sangiovese Reciso 2020 Rubino-granata, luminoso. Bel naso dolce di amarena, geranio selvatico e spezie dolci; con lenta ossigenazione smalto e grafite. Un vino lungo, profondo e ricco di sapidità. Molto buono e dal finale “dissetante”.

Toscana Tempranillo Campi Nuovi IXE 2021 Porpora profondo, caldo, media trasparenza. Naso “goloso”, curve sinuose disegnano un profilo dolce che rimanda all’amarena, all’incenso, cacao e legni dolci; profumi dati in parte dal contenitore d’affinamento e in parte dal Dna del vitigno. In bocca ritrovo volume, ampiezza e coerenza, il giusto corpo e una sapidità notevole. La digeribilità è ciò che apprezzo maggiormente. Buono.
Toscana Tempranillo Prephilloxera Vigna le Nicchie 2017 Porpora profondo, tonalità a tratti ipnotica. Il naso è talmente “goloso” che pare di berlo senza nemmeno avvicinare il vino alle labbra. Nell’ordine: frutti neri tra cui ribes e prugna, amarena, geranio selvatico, macchia mediterranea, liquirizia e grafite-incenso. In bocca è ricco di materia, succoso, alcol non percepito ed un finale pressoché interminabile. Colpo al cuore!
(In copertina, panorama vigneti Az. Beconcini, Terre di Pisa@Danila Atzeni)
@Riproduzione riservata

Andrea LI CALZI
Sommelier Ais dal 2011, in tandem con Danila Atzeni, fotografa professionista e sua compagna, autrice, tra l’altro, degli scatti dei suoi articoli, è un grande appassionato per la materia tanto cara a Dio Bacco ed ama la purezza delle materie prime in cucina: proprio l’attività tra i fornelli l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000.
Dopo svariati master di approfondimento sui più importanti territori vitivinicoli al mondo, nel 2021 ha ricevuto il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino. Collabora, altresì, anche con altre note riviste di settore.














