di Giovanna Moldenhauer
I fratelli Aldo e Paolo Rametta nascono a New Orleans e crescono tra gli Stati Uniti e la Svizzera. Per diversi anni si dedicano all’attività imprenditoriale nel settore delle energie rinnovabili e consolidano un’importante esperienza nell’alta finanza. Nel 2016, tuttavia, sono pronti a dare forma a un sogno condiviso, nel quale convergono la terra d’origine della famiglia, la Romagna, e l’amore per il mondo agricolo con la creazione di Poggio della Dogana, tra le province di Forlì-Cesena.
La tenuta vitivinicola sorge a Terra del Sole, sulle colline di Castrocaro Terme, detta Terra del Sole e Brisighella ed è comprensiva di un vigneto di oltre vent’anni di età, già al tempo in conversione biologica, con un totale di 20 ettari su un territorio collinare. Il nome dell’azienda è legato al luogo in cui ha sede, vale a dire il poggio su cui si ergeva la dogana di passaggio in corrispondenza dello storico confine, territoriale e culturale, tra la Romagna Pontificia e il Granducato di Toscana. La conduzione dei vigneti è affidata all’agronomo ed enologo Francesco Bordini. Dalla loro produzione recensiamo due versioni di Albana vinificata in purezza, in versione secca, dalla diversa vinificazione.

Quattro anni dopo acquisiscono Ronchi di Castelluccio, rinomata e rivoluzionaria azienda fondata nel 1974 dal produttore e regista cinematografico Gian Vittorio Baldi sulle boscose e fredde pendici di Modigliana. Un nome che ha fatto grande la storia vitivinicola della Romagna e non solo, grazie anche al contributo di Luigi Veronelli, al lavoro dell’enologo Vittorio Fiore e dell’agronomo Remigio Bordini.
Allora con il supporto dell’amico Luigi Veronelli, Baldi si convince che la vocazione del territorio possa esprimersi solo attraverso la zonazione, vale a dire l’associazione di cloni diversi a parcelle diverse, come già si praticava in Francia dal 1800. Remigio Bordini allora studiò le barbatelle frutto della selezione massale, scegliendo per Ronchi di Castelluccio cloni altamente qualitativi ma scartati poiché poco produttivi. Nel 1974 vengono piantumati vitigni tra cui il Sauvignon blanc, d’ispirazione bordolese, e il Sangiovese convinto che in Romagna avrebbe trovato grande potenzialità espressiva. Anche lo stile di vinificazione dell’enologo Fiore fu fatto rigorosamente per singole vigne, con lunghi affinamenti in cemento e botti di rovere selezionate.
Nel 2020 i Rametta affidano la gestione agronomica ed enologica di Ronchi di Castelluccio a Francesco Bordini, figlio di Remigio, che condivide con loro il desiderio di riportare alla gloria l’azienda riprendendo i capisaldi del progetto originale, rimettendo in produzione i Ronchi – vini da singola varietà e vigna, ottenuti da microzone particolarmente vocate per la produzione di vini di qualità, con suoli poveri e difficilmente lavorabili a causa delle forti pendenze – di cui trovate due recensioni. La zona di produzione sono le colline di Modigliana, tutte di origine marina, dove i suoli sono composti da un compatto strato di marne (argille) e arenarie (sabbie).
Degustazione Poggio della Dogana

Belladama Romagna DOCG Albana Secco 2023 – La vinificazione avviene in assenza di bucce, con una pressatura soffice. Segue la fermentazione avviene in tini di acciaio a temperatura controllata, con lieviti indigeni. L’affina per di 10mesi in cemento non vetrificato, con periodici bâtonnage sulle fecce fini, poi con almeno 4 mesi in bottiglia.
Dopo un giallo dorato carico, introduce il naso con sentori di agrumi, fiori gialli ed erbe officinali, come salvia e rosmarino. All’assaggio il quadro aromatico spazia tra la freschezza del pompelmo, l’evoluzione della frutta esotica e della nota erbacea, con il tratto sulfureo tipico dei terreni di Brisighella.
Farfarello Brix Romagna Albana DOCG Secco 2022 – La vinificazione avviene in assenza di bucce, con la pressatura verticale e soffice. Dopo la fermentazione in barrique di rovere al 50% di primo passaggio, con lieviti indigeni, affina per 9 mesi in barrique, seguiti da 15 mesi in bottiglia.
Dopo un giallo dorato, intenso, ha un naso complesso che gioca su note agrumate, di frutta gialla, poi minerali e iodate dettate dai suoli di origine marina. Al palato ha struttura ed eleganza, con un’ottima vena acida sorregge il sorso, poi è sapido, con una leggera trama tannica tipica del vitigno, è persistente con un retrogusto di frutta gialla e note iodate.
Degustazione Ronchi di Castelluccio

Sottovento Sauvignon Blanc Rubicone IGT Bianco 2021 – Questo Sauvignon blanc, prodotto da alberelli piantati nel 1989, creato dalle esperte mani dell’enologo Francesco Bordini. Il suo nome si riferisce alla forte brezza che dal Mediterraneo abbraccia la vigna. In cantina dopo la fermentazione alcolica e l’affinamento in barriques, metà delle quali nuove, dove rimane per 9 mesi, seguiti da altrettanti in bottiglia. Dopo un colore giallo paglierino, ha un naso con sentori di fiori sia freschi che essiccati, erbe aromatiche, come timo, salvia, origano, poi ha frutta a polpa bianca e tropicale. Al palato ha una media struttura, è fresco, sapido, persistente con un retrogusto di erbe aromatiche, timo, di mela verde.

Buco del Prete Romagna DOC Sangiovese Modigliana 2021 – Altro cru di Sangiovese ottenuto da viti del 1989 nella parcella di Modigliana più impervia, circondata da una fitta macchia boschiva, abbandonata per decenni proprio per la difficoltà di raggiungerla. In cantina la fermentazione si svolge in acciaio, maturazione in botti di rovere francese da 3000 litri per 1 anno, poi fa altri 6 mesi in bottiglia. Dopo un colore tra il rubino e il granato, ha un naso intenso tra sentori balsamici e d’eucalipto, poi ciliegia e prugna, fiori appassiti, con note di vaniglia, tostate date dal tempo trascorso in botte. All’assaggio ha struttura, con tannini setosi, equilibrati da freschezza, una buona persistenza, con nel retrogusto sentori di prugna, di vaniglia.

Ronco del Re Sauvignon Bianco Colli di Faenza DOC 2021 – Questo cru da uve Sauvignon blanc nasce da piante di circa 50 anni affacciate sulla Val Lamone, verso la Pieve del Thò del 1800. Il nome Re deriva da rio, fiume in dialetto romagnolo. Dopo una fermentazione alcolica in barrique, un affinamento di 8 mesi tra barrique di Allier e Vosges a bassa tostatura, completato da almeno 14 mesi in bottiglia. Dopo una tonalità dorata che vira all’oro antico, ha un naso tra sentori di frutta gialla matura, soprattutto mela, poi frutta disidratata, agrumi con la loro scorza, seguiti da fichi essiccati e una curiosa nota di distillato. All’assaggio ha struttura, è sapido, fresco, poi ci sembra che l’alcool non sia perfettamente integrata, comunque di lunga persistenza, dal retrogusto di mela matura e albicocche disidratate.

Ronco della Simia Romagna DOC Sangiovese Modigliana 2020 – Ottenuto da un clone di Sangiovese con una buccia spessa, ricchissima in struttura che si trasforma in una trama intensa e impenetrabile, le cui naturali doti di finezza si intrecciano con una potenza insolita da domare grazie a una lunga maturazione in bottiglia. Il vigneto piantato nel 1975 e restaurato nel 2019, si trova a 440 metri d’altitudine. In cantina dopo una fermentazione spontanea in acciaio e piccoli tini di rovere, con 25 giorni di macerazione sulle bucce, matura per 10 mesi in tonneaux e barrique di Allier, Vosges, Troncais, tutti a bassa tostatura. Seguono minimo 14 mesi in bottiglia. Dopo un colore granato di buona profondità, ha un naso intenso dove le note di vaniglia, di legno dolce, di spezie tra pepe, china, unite a sentori di frutta a bacca scura matura, poi chiude balsamico. Al palato ha struttura, con un tannino importante, freschezza a equilibrare, è austero, persistente con sentori di radici e di china, spezie, pepe.
Photo @ Poggio della Dogana , Ronchi di Castelluccio











