Redazione
L’estate 2026 conferma l’attrattività della montagna italiana, con flussi turistici in crescita ma senza un quadro generalizzato di overtourism. È quanto emerge dal sondaggio Uncem realizzato tra agosto e settembre, che fotografa l’andamento della stagione e, soprattutto, il rapporto tra turismo e tenuta delle comunità locali.
Il 62,7% degli intervistati giudica positivamente la stagione turistica di giugno, luglio e agosto, assegnandole un voto 4 o 5. Sul fronte dei flussi, il 47,8% del campione complessivo segnala un aumento di arrivi e presenze rispetto alle estati precedenti. La percezione della crescita è più netta tra chi vive nei territori direttamente interessati dal turismo: nei Comuni montani e nelle valli il 63,2% degli intervistati rileva infatti un incremento dei flussi, contro il 23,6% che non lo registra e il 13,2% che non sa valutarlo.
A spingere i visitatori sono soprattutto paesaggio, ambiente e clima, indicati dall’82,4% degli intervistati. Seguono eventi e manifestazioni (45,6%), relax e silenzio (44%), enogastronomia e sport invernali (37,9%).
La crescita, però, presenta ancora diversi punti deboli. Per il 50,6% serve una maggiore collaborazione tra associazioni, Comuni e imprese; il 42,2% chiede strutture ricettive più moderne e accoglienti, il 41,7% una maggiore cura del territorio e il 33,9% strade più sicure e meglio mantenute. Sul fronte della promozione, appena il 39,7% ritiene che il proprio territorio abbia beneficiato di campagne regionali, nazionali o di Enit.
Anche gli investimenti privati restano incerti: il 22,7% segnala operatori intenzionati a investire, mentre il 18,2% indica imprese interessate ma prive della necessaria capacità finanziaria. Il 40,3% non dispone invece di informazioni sufficienti.
Il sondaggio ridimensiona infine l’idea di una montagna alle prese, ovunque, con l’overtourism. Il 54,7% non rileva problemi di presenze eccessive, contro il 38,7% che segnala invece criticità. E sulla capacità di governare eventuali picchi di affluenza emerge una fragilità: solo il 27,9% indica l’esistenza di strumenti di regolazione, mentre il 49,7% risponde negativamente.
Per Uncem, dunque, il nodo non è soltanto aumentare gli arrivi, ma fare in modo che il turismo produca ricadute stabili sui territori. «La sfida non è portare semplicemente più persone in montagna, ma trasformare i flussi in economie territoriali, servizi, lavoro, cura del paesaggio e nuova capacità di abitare Alpi e Appennini», sottolinea il presidente Marco Bussone. Il turismo, è la linea indicata dall’associazione, resta un pilastro dello sviluppo, ma deve integrarsi con agricoltura, gestione forestale e servizi alle comunità.











