a cura di Redazione
Per la prima volta in Italia viene presentata la Troia Wine Route, il progetto enoturistico nato nella provincia di Çanakkale, nella Türkiye nord-occidentale.

Un’iniziativa singolare non soltanto per la costruzione dell’itinerario, ma per il contesto nel quale prende forma: la legislazione turca sottopone infatti il comparto degli alcolici a un articolato sistema di restrizioni, che comprende la pubblicità e la promozione e limita gli orari e alcuni luoghi della vendita al dettaglio.
È proprio questa particolare cornice a rendere interessante la scelta di costruire attorno al vino un progetto di valorizzazione territoriale. Presentata a Roma dall’Ambasciata di Türkiye, la rotta riunisce cinque produttori, una struttura alberghiera e una geografia che dalla penisola di Gallipoli arriva a Eceabat e all’isola di Bozcaada, mettendo in relazione vigne, siti archeologici, cucina e ospitalità.

Il fulcro narrativo è la Troade, terra nella quale la viticoltura precede di molti secoli l’enoturismo contemporaneo. Troia e il suo museo costituiscono una delle tappe del percorso, insieme a un patrimonio storico che comprende antichi centri come Tenedos, l’attuale Bozcaada, e Alexandria Troas. Anche la tradizione letteraria, a partire dall’Iliade, testimonia il ruolo del vino nella cultura della regione.
La rotta punta soprattutto sulla valorizzazione delle varietà locali. A Bozcaada trovano spazio il bianco Bozcaada Çavuşu e il Vasilaki; tra le uve rosse emergono Kuntra, noto anche come Karasakız, e Karalahna. Vitigni che il progetto considera parte dell’identità agricola della Troade e che vengono contrapposti alla progressiva diffusione delle varietà internazionali.
Le cinque cantine coinvolte — Asmadan, Etruscan, Çamlıbağ, Talay e Yükseltan — rappresentano storie produttive differenti, distribuite tra Gallipoli e Bozcaada. Il loro denominatore comune è la volontà di costruire una proposta nella quale il vino non costituisca una destinazione isolata, ma una chiave di lettura del territorio.

L’obiettivo è infatti superare la visita in cantina e trasformarla in un itinerario di due o tre giorni, capace di collegare degustazioni, archeologia, paesaggio, cucina e soggiorno. Una formula pensata anche per distribuire i flussi oltre la stagione balneare, valorizzando primavera, vendemmia e autunno.
Più che una semplice strada del vino, la Troia Wine Route appare così come un progetto di costruzione identitaria: recuperare la memoria agricola della Troade per trasformarla in una proposta contemporanea, senza separare il vino dal luogo che lo produce. In un Paese nel quale il consumo e soprattutto la comunicazione degli alcolici sono regolati da norme restrittive, la scelta di fare del patrimonio viticolo una componente dell’offerta culturale e turistica assume una particolare rilevanza.

La rotta di Çanakkale porta dunque in Italia non soltanto nuove etichette e vitigni da conoscere, ma una diversa idea di enoturismo: il vino come strumento per leggere un paesaggio, una storia e una civiltà agricola, dalla memoria di Troia alla viticoltura dell’Egeo settentrionale.











