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QUANDO IL BOSCO TORNA AD ESSERE RISORSA PER IL VINO E PER IL PIANETA

Vino, natura e territorio, con al centro il bosco, non è solo cornice del paesaggio, ma alleato attivo nella difesa della biodiversità, Valori imprescindibile e sempre più valorizzato dalle aziende vitivinicole per unire qualità del vino, tutela ambientale e recupero della biodiversità.

a cura di Redazione

Sempre più forte è la volontà delle nuove generazioni di viticoltori di creare un nuovo equilibrio tra vigneto e natura per unire qualità del vino, tutela ambientale e recupero della biodiversità; una filosofia basata su una visione di lungo periodo e un impegno che si fonda su investimenti a lungo termine, in cui il bosco e le sue dinamiche ricoprono un ruolo fondamentale e diventano aspetti da tutelare con attenzione e cura oggi, con l’obiettivo di raccoglierne i frutti anche tra decenni e per le future generazioni.

L’integrazione del bosco nel paesaggio vitato nasce dalla volontà di ricomporre un equilibrio perduto, investendo nella sostenibilità a lungo termine. Le Langhe, celebri per i loro vini ma anche per i tartufi, hanno negli anni sacrificato parte delle aree boschive in favore delle coltivazioni agricole. Invertire questa tendenza è quasi come un obbligo morale e, dunque, impone reintrodurre querce, tigli, pioppi e salici attorno alle vigne per creare così ambienti ideali per il ritorno dei tartufi e per la rinascita di ecosistemi complessi e vitali.

Le pratiche adottate sono spesso ispirate alla tradizione locale, come la propagazione del tartufo attraverso le lumache alimentate con i suoi residui, o la piantumazione di ghiande provenienti da querce selezionate da esperti tartufai. Il bosco non è quindi solo cornice del paesaggio: è alleato attivo nella difesa della biodiversità, soprattutto degli insetti impollinatori – api selvatiche, farfalle, sirfidi – essenziali per l’equilibrio naturale e per la sopravvivenza di gran parte delle colture alimentari.

Così, le vigne, grazie a pratiche agricole rispettose degli habitat naturali, riacquistano l’originaria dimensione, con la vegetazione tra i filari che cresce libera, contribuendo al controllo biologico dei parassiti e alla fertilità del suolo. Un’agricoltura meno invasiva che, oltre a ridurre l’impatto ambientale, migliora la qualità dei vini.

 

Tra queste, l’azienda Saffirio a Monforte d’Alba è la realtà vitivinicola con la più alta percentuale di superficie boschiva rispetto a quella vitata nella zona del Barolo: dei 36 ettari complessivi, ben 16 sono boschi e prati permanenti. Una scelta tutt’altro che casuale, ma frutto di una visione consapevole portata avanti da Sara Vezza, quinta generazione della famiglia Saffirio e da Brave Wine, la holding fondata da Renzo Rosso, oggi partner strategico dell’azienda. “Sappiamo che aggiungere bosco significa rinunciare a terreni produttivi, ma è un investimento necessario. La sostenibilità è un asset imprescindibile per chi fa impresa oggi. Abbiamo la responsabilità di riparare i danni del passato e costruire un futuro possibile per l’ambiente e per le prossime generazioni”.

Un’attenzione verso la natura che può travalicare anche i confini dell’azienda, scegliendo di aiutare a preservare l’area naturalistica dell’Osservatorio Madonna della Pace a Bossolasco, un luogo ricco di orchidee selvatiche di rara bellezza. Un delicato fiore che è diventato per l’azienda simbolo del legame tra vino e biodiversità, fonte di ispirazione anche per la linea Orchidea, che raccoglie alcuni tra i vini più rappresentativi della cantina: Barolo DOCGBarbera D’Alba Superiore DOCLanghe DOC NebbioloLanghe DOC Rossese Bianco e Langhe DOC Rosato.

Una scelta che dimostra che è possibile ed è importante fare impresa con responsabilità, restituendo valore al territorio, coltivando non solo la vite, ma anche una visione più armoniosa del rapporto tra uomo, ambiente e produzione. Un esempio concreto di come il futuro del vino possa (e debba) affondare le radici nella natura.

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