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DONNE DEL VINO, LA RIVOLUZIONE PARTE DALLA CAMPANIA: OLTRE IL 90% DELLE AZIENDE PRONTE ALL’IA

Dal report con Rural Hack emerge un settore vitivinicolo dinamico e sostenibile, guidato dall’imprenditoria femminile. Alta digitalizzazione, ma resta il nodo delle competenze.

a cura di Redazione

La trasformazione digitale del vino italiano parla sempre più al femminile e trova nella Campania uno dei suoi laboratori più avanzati. È il quadro che emerge dal report promosso dall’Associazione Le Donne del Vino Campania e realizzato con il coordinamento scientifico di Rural Hack, presentato a Vinitaly nel padiglione regionale.

L’indagine, focalizzata su un campione di imprese vitivinicole guidate da donne, restituisce l’immagine di un comparto dinamico, attraversato da una forte tensione all’innovazione ma ancora in fase di consolidamento sul piano operativo. Come sottolinea Maria Carmela Serluca – Assessore Agricoltura Regione Campania, il settore vitivinicolo campano è in piena trasformazione, con imprese femminili sempre più protagoniste nell’adozione di innovazione digitale e sostenibile, sostenute dalla Regione in un percorso che unisce tecnologia e identità territoriale.

Il dato più emblematico riguarda l’intelligenza artificiale: se il 59% delle aziende non la utilizza ancora, ben il 91% dichiara di volerla adottare nel prossimo futuro. Un divario che evidenzia una transizione in atto, in cui l’interesse strategico supera la capacità di implementazione concreta.

Sul fronte della digitalizzazione, il settore mostra segnali di maturità soprattutto nelle attività di comunicazione. Il 91% delle imprese dispone di un sito web e l’84% presidia i social media, confermando una diffusa consapevolezza dell’importanza della presenza digitale. Tuttavia, l’integrazione delle tecnologie nei processi interni e nei canali di vendita resta limitata, segnalando una trasformazione ancora parziale e disomogenea lungo la filiera.

Accanto al digitale, emerge con forza il tema della sostenibilità, ormai radicato nei modelli produttivi. Il 66% delle aziende dichiara una riduzione degli impatti ambientali, il 59% segnala un contenimento dei costi e il 41% registra un incremento della produttività. Numeri che confermano come la sostenibilità non sia più solo un driver reputazionale, ma un fattore strutturale di competitività economica.

Gilda Guida Martusciello, delegata campana DDV@photo courtesy

Il principale nodo critico resta, però, quello delle competenze. Oltre la metà delle imprese (53%) individua nella carenza di know-how interno il principale ostacolo alla trasformazione digitale, mentre il 75% indica nella formazione la priorità strategica per i prossimi anni. A questo si aggiunge un tema di governance: il 47% delle aziende non dispone di una figura dedicata alla gestione dell’innovazione, evidenziando una struttura organizzativa ancora poco attrezzata per affrontare il cambiamento.

Il report non si limita a una lettura quantitativa, ma integra contributi narrativi che rafforzano il legame tra innovazione e identità territoriale. I testi delle scrittrici Maria Rosaria Selo e Mara Fortuna ampliano la prospettiva, restituendo una dimensione culturale in cui il vino diventa espressione di memoria, comunità e trasformazione.

Nel complesso, lo studio delinea un ecosistema imprenditoriale consapevole e reattivo, in cui l’imprenditoria femminile si conferma tra le componenti più dinamiche. Come sottolinea la delegata campana Gilda Guida Martusciello, la sfida è coniugare sostenibilità e innovazione senza perdere il radicamento identitario. Questo lavoro è per noi un punto di partenza per costruire nuove collaborazioni con le istituzioni e il mondo della ricerca, con l’obiettivo di accompagnare il futuro del vino campano.”

La chiave interpretativa proposta da Rural Hack è chiara: non si tratta solo di introdurre nuove tecnologie, ma di costruire le condizioni organizzative, culturali e formative per integrarle in modo coerente. In un contesto di cambiamento profondo, il vino è chiamato a evolvere da prodotto a sistema di valore, capace di generare fiducia e desiderabilità.

Nel vino non stiamo perdendo un mercato: stiamo attraversando un cambio di civiltà. Il problema non è la tecnologia, ma la capacità di governarla: l’intelligenza artificiale non è uno strumento in più, è una tecnologia che ridefinisce il rapporto tra sapere e decisione” precisa Alex Giordano – Direttore Scientifico Rural HAck.

In questa traiettoria, le Donne del Vino non rappresentano una nicchia, ma “una forma di intelligenza collettiva capace di indicare un modo diverso di stare dentro il cambiamento.”

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