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IL NOCE, LE CARIATIDI E I TELAMONI: LUCI ED OMBRE DI UN MITO

"Nosce te ipsum"era la frase posta nell'antichità sul tempio di Apollo a Delfi. Un monito a conoscere se stessi prima di giudicare il mondo esterno che ha attraversato millenni di storia, di miti e di leggende fino a consegnare alla nostra realtà tutta la sua potenza.

Avete mai osservato l’interno di una noce? Si spacca naturalmente a metà e ha la forma di due emisferi del cervello umano.

Per sua natura enigmatico, presenta un guscio ligneo resistente che protegge il seme all’interno, la cui sola parte commestibile risulta celata: un simbolo potente della complessità dell’esistenza e della fragilità dell’anima.

Il mallo, rivestimento verde e lucente che avvolge il frutto, offre una bellezza superficiale, ma cela un sapore amarissimo, descrivendo così l’interazione tra attrazione e repulsione che caratterizza molte esperienze umane.

Questo frutto, la noce, è emblematico nella sua somiglianza con il cervello umano: le circonvoluzioni che lo compongono sono indicative delle reti complesse della mente e dell’anima. Per accedere al prezioso seme, che rappresenta l’essenza interiore, è necessario rimuovere il mallo amaro e spezzare il duro guscio, richiamando alla mente l’invito del noto “Nosce te ipsum” o “γνῶθι σεαυτόν“, sul tempio di Apollo a Delfi e rappresenta un monito di saggezza attribuito ai Sette Sapienti a conoscere se stessi prima di giudicare il mondo esterno .

Tempio di Apollo a Delfi@Frank Fleschner da Kirksville

Per secoli questo frutto ed il suo albero sono stati al centro di attenzione mistica

Albero sacro non solo a Diana ma anche a Dioniso, il noce racchiude in sé leggende e significati profondi. In particolare, nei Misteri Dionisiaci, le Menadi, ovvero le sacerdotesse di Dioniso, danzavano intorno a questo albero, un simbolo di ebbrezza e profondità dell’anima.

La mitologia greca racconta di Dione, re della Laconia, e delle sue tre figlie: Orfe, Lico e Caria. Quando Dione accolse Apollo, quest’ultimo donò alle figlie poteri profetici a condizione che mantenessero la fedeltà agli Dei. Tuttavia, quando Dioniso cercò rifugio presso Dione, si innamorò di Caria, infrangendo così gli equilibri stabiliti. Le sorelle, mosse dalla curiosità, spiarono i due amanti, violando la promessa fatta ad Apollo, e Dioniso, in segno di vendetta, trasformò Orfe e Lico in rocce, mentre Caria morì di dolore. In un atto di pietà, trasformò la giovane in un bellissimo albero di noce.

Secondo Marco Vitruvio Pollio, Architetto e scrittore romano, fu Artemide, sorella di Apollo, a raccontare questa storia ai Laconi, che eressero un tempio in suo onore. Le colonne di quel tempio erano decorate con statue di donne scolpite nel legno di noce, da cui deriva il termine “cariatide”.

Luciano di Samosata, Avvocato e scrittore greco di origine siriana, descrive le Cariatidi come rappresentanti delle donne di Caria, città dove si celebrava annualmente un rito in onore di Artemide. Le vergini danzavano in un contesto sacro, mimando eventi drammatici, ma furono spaventate da una minaccia e si impiccarono a un noce. Questo gesto tragico simboleggia la repressione e la violenza che spesso colpivano le sacerdotesse nel contesto patriarcale, utilizzando la figura del noce, albero sacro, come monito contro la rivelazione dei misteri divini.

In effetti, Diana era anche chiamata “Cariatide” e le statue che noi oggi chiamiamo “Cariatidi” erano originariamente scolpite in legno di noce – in greco Karyon- con la parola Kara che significa testa…e i gherigli delle noci che hanno una somiglianza impressionante con il cervello umano.

Altre figure simboliche erano le Canefore, fanciulle vergini che partecipavano alle processioni nell’antica Atene portando ceste con oggetti sacri, divenendo anch’esse un elemento architettonico. Così, le Cariatidi non solo sostenevano fisicamente i templi, ma anche simbolicamente rappresentavano il contenuto dei Sacri Misteri. Tra Laconìa e Arcadia sorgeva il tempio di Artemide Caria, in cui venivano celebrati rituali attorno al noce, simbolo di fertilità e rinascita.

In Italia, il rito di bagnarsi nelle acque del fiume Sabato, nella provincia di Benevento, circoscritta da alte montagne, fitti boschi e profonde gole, rappresentava più di un rito: era un atto di purificazione e rinascita.

Danza delle streghe intorno al Noce di Benevento, dalla presentazione del Sogno di Paganini, in una locandina per la composizione del celebre musicista denominata Le Streghe (1835)

Così come le sacerdotesse della Dea Diana Nemorense, nei pressi del lago di Nemi (RM) il cui territorio apparteneva all’antica Aricia e quelle di Diana Tifatina a Capua, in Campania, le Cariatidi emergevano dalle acque per rinnovare la loro castità e purezza.

Con l’impero romano, i culti antichi subirono una trasformazione profonda. La prostituzione “sacra”, che rappresentava la libertà femminile e il culto della Dea Flora, venne soppressa e le donne furono costrette a ruoli subordinati all’interno della società. Le vesti delle Cariatidi si allungarono per una iniziale forma pudicizia, segnando la fine di un’era in cui il femminile era celebrato e rispettato.

In questo contesto, il mito delle Cariatidi e dei Telamoni subì un’oscillazione simbolica. Le Cariatidi, che simboleggiavano la forza e la grazia femminile, furono contrapposte ai Telamoni, figure maschili che rappresentavano una prigionia al dovere, privati della libertà. Questo riflette un cambiamento nella percezione del ruolo femminile, dal sacro al profano, fino a giungere all’interpretazione negativa di pratiche antiche.

I riti, originariamente considerati sacri, divennero oggetto di stigma sociale e morale, trasformandosi nel Sabba delle streghe, collegato a pratiche oscure e punibili con la morte. Questo passaggio segnò l’emergere di un nuovo paradigma sociale, dove il femminile, anziché essere venerato, divenne soggetto di paura e repressione.

Così, nell’evoluzione del mito, il noce resta un simbolo della dualità e della complessità della natura umana. Non solo la sapienza e la forza, ma anche la vulnerabilità e i pericoli della conoscenza. Le Cariatidi, figure originarie di bellezza e potere, sono muti testimoni di un passato in cui la sacralità del femminile era riconosciuta e celebrata, mentre i Telamoni, simboli di sofferenza e sacrificio, illustrano il cambiamento verso una gerarchia patriarcale sempre più rigida e opprimente.

Da queste origini mitologiche emerge un insegnamento prezioso: la ricerca dell’essenza, rappresentata dalla noce, richiede un viaggio interiore, un lavoro di purificazione e comprensione, per accogliere l’invito eterno a conoscere se stessi e poter affrontare il mondo con saggezza e consapevolezza.

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