Travel Wine Magazine

Cerca

POMPEI, LA CASA DEL TIASO. DIONISO E L’IMMAGINARIO CULTUALE FEMMINEO

A più di 100 anni dalla scoperta della villa dei Misteri, il nuovo grande affresco de La Casa del Tiaso fa luce sui misteri di Dioniso nel mondo classico e la doppia natura del culto, rivelando momenti di libertà e di trasformazione delle donne in una cultura patriarcale. Un accesso all'autonomia simbolica e spirituale che diviene così il primo manifesto di emancipazione della storia. 

testo e foto Carmen Guerriero

Scavando a Pompei: La Casa del Tiaso e il Mito di Dioniso

Il recente evento di presentazione di Chora Restaurant, situato nel cuore degli scavi di Pompei, ha offerto un’occasione unica per esplorare non solo la gastronomia contemporanea, ma anche l’incredibile patrimonio culturale e archeologico della città antica.

presentazione del progetto. Al centro, il direttore del parco Archeologico, dott. Gabriel Zuchtriegel@TWM

Nell’occasione, il dott. Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico, hapresentato il volume “Scavando a Pompei, la Casa del Tiaso ed il suo mondo”, un’opera che raccoglie i risultati degli scavi condotti nella Regio IX, rivelando il fascino del mito di Dioniso attraverso la straordinaria megalografia della Casa del Tiaso.

Il fregio mostra il corteo di Dioniso, dio del vino: baccanti  rappresentate come danzatrici, ma anche come cacciatrici feroci, con un capretto sgozzato sulle spalle o con una spada e le interiora di un animale nelle mani; giovani satiri con le orecchie appuntite che suonano il doppio flauto, mentre un altro compie un sacrificio di vino (libagione) in stile acrobatico, versando dietro le proprie spalle un getto di vino da un corno potorio (usato per bere) in una patera (coppa bassa).
MegalografiaRegioIX@PAE
Al centro della composizione c’è una donna con un vecchio sileno che impugna una torcia: si tratta di una inizianda, vale a dire una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci.
La baccante esprimeva per gli antichi il lato selvaggio e indomabile della donna; la donna che abbandona i figli, la casa e la città, che esce dall’ordine maschile, per danzare libera, andare a caccia e mangiare carne cruda nelle montagne e nei boschi”– spiega il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, co-autore di un primo studio del nuovo rinvenimento pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei – “Insomma, l’opposto della donna ‘carina’, che emula Venere, dea dell’amore e delle nozze, la donna che si guarda nello specchio, che si ‘fa bella’. Sia il fregio della casa del Tiaso sia quello dei Misteri mostrano la donna come sospesa, come oscillante tra questi due estremi, due modalità dell’essere femminile a quei tempi. Sono affreschi con un significato profondamente religioso, che però qui avevano la funzione di adornare spazi per banchetti e feste… 

LEGGI ANCHE: POMPEI CONTINUA A STUPIRE. EMERGE UNA SALA AFFRESCATA CON INIZIAZIONE AI MISTERI E CORTEO DI DIONISO

Dioniso a Pompei

Il culto di Dioniso era profondamente radicato nella vita sociale e religiosa dei pompeiani. Situata in una regione storicamente influenzata dalla cultura greca grazie alla vicinanza con Napoli, Pompei abbracciava le tradizioni e i riti legati a questo dio. Dioniso, simbolo di trasformazione e liberazione, aveva un’importanza fondamentale, poiché il suo culto consentiva ai partecipanti di vivere un’esperienza di trascendenza.

Attraverso le pitture murali, i giardini adornati da vigne e tralci d’uva, e i santuari suburbani, l’impatto della divinità si rifletteva nei vari aspetti della vita quotidiana. I culti dionisiaci non erano semplicemente espressioni di festa, ma rappresentavano anche un rito di iniziazione, un modo di rompere le barriere tra il divino e l’umano, tra il consueto e lo straordinario.

La Megalografia della Casa del Tiaso

La megalografia della Casa del Tiaso, risalente al periodo tra il 60 e il 50 a.C., rappresenta uno dei tesori dell’arte romana, avvolgendo gli osservatori in una narrazione visiva che celebra i riti dionisiaci. Le figure a grandezza naturale, tutte immerse in momenti di intensa partecipazione rituale, raccontano il percorso iniziatico femminile. Le danze estatiche, la lettura di testi sacri e l’apparizione di Dioniso accanto ad Arianna colgono il visitatore, trasportandolo nel cuore di un culto che trascendeva la quotidianità.

Al centro di questa affascinante scena è una giovane donna, distinta dalle altre per la sua compostezza e per il suo abbigliamento elegante. Ciò che colpisce è il suo sguardo, fisso e determinato: una donna “sposa” che, pur aderendo ai canoni sociali, si concede un momento di liberazione durante un rito dionisiaco. I suoi piedi poggiano su un Sileno, simbolo di saggezza che emerge dal caos e dall’ebbrezza. Questo contrasto tra il comportamento controllato della giovane e l’eccitazione delle altre donne evoca una riflessione profonda e sottolinea il tema centrale della megalografia: la trasformazione interiore della donna che il culto di Dioniso prometteva.

Baccanti ed ebbrezza mistica.

Le Baccanti di Euripide tracciano il potere irrefrenabile di Dioniso, portando le donne tebane a rompere le catene della società per unirsi al dio in un’estasi quasi catastrofica. Questa dimensione di liberazione, sebbene carica di violenza e distruzione, trova un parallelo nella megalografia pompeiana, dove l’ebbrezza assume una forma ritualizzata, integrata in un contesto di crescita personale e sociale. La donna che partecipa al rito nella Casa del Tiaso scopre una nuova identità, trascendendo il suo ruolo di moglie e madre per esplorare una connessione viscerale con il divino.

Tuttavia, mentre nelle Baccanti la figura di Dioniso si presenta come una minaccia che induce alla violenza, nel ciclo pittorico pompeiano il dio appare più come un maestro di iniziazione, un simbolo di trasformazione personale che culmina nella celebrazione della vita e della fertilità. La pittura pompeiana non teme di esplorare la complessità del culto, presentando una visione che armonizza gli aspetti più inquietanti e quelli celebrativi della religione dionisiaca.

In questo contesto, la donna che partecipa al rito trascende temporaneamente le sue responsabilità familiari. La pittura pompeiana non rinuncia a mostrare la forza travolgente di Dioniso, ma la contestualizza in un processo più pacifico, un percorso di crescita personale e sociale. Se da un lato la tragedia euripidea evidenzia il caos e la distruzione, dall’altro, l’arte pompeiana celebra l’armonia rituale e la comunità.

La Donna nella Cultura di Pompei: un Ruolo Dinamico

Le donne pompeiane si muovevano in una società patriarcale, eppure, dagli affreschi della Casa del Tiaso emerge una loro forte presenza nei riti misterici. Queste pratiche consentivano loro di trascendere i vincoli domestici, offrendo un’ansa di autonomia. La donna non era solo un’ombra all’interno della casa, ma una figura attiva nella sfera religiosa, capace di mediare tra il sacro e il profano.

La megalografia offre una visione audace della loro partecipazione ai culti misterici, rendendo evidente come il culto di Dioniso fosse un’importante via di espressione per il potere femminile, conferendo alle donne pompeiane un’opportunità per esplorare la propria sensualità e spiritualità.

La Casa del Tiaso diventa un simbolo di questo equilibrio, un luogo dove tradizione e innovazione si intrecciano. La donna pompeiana emerge non solo come moglie e madre, ma anche come decidua protagonista in un rito di comunione col divino.

La megalografia della Casa del Tiaso, nel racconto dell’iniziazione che permette un accesso all’autonomia simbolica e spirituale, pur frutto di una cultura patriarcale, diviene così il primo manifesto di emancipazione della storia.

Un’Eredità di Trasformazione

Il volume “Scavando a Pompei” e la megalografia della Casa del Tiaso offrono uno sguardo profondo sulla complessità del culto di Dioniso a Pompei e sul ruolo delle donne in questo contesto. Un dialogo tra arte e mitologia che, attraverso la figura del dio e la rappresentazione femminile, invita a riflettere sul potere trasformativo dei riti e sull’eterna ricerca di libertà, autoaffermazione e sacralità nell’esistenza umana.

Un richiamo potente che continua a risuonare attraverso i secoli, invitando ad esplorare le profonde sfumature della nostra umanità.

(In copertina, la copertina del Volume“Scavando a Pompei, la Casa del Tiaso ed il suo mondo” @TWM)

@Riproduzione riservata

News

Attualità

I nostri sponsor

I nostri partner