Testo e foto Carmen Guerriero
Parte da Napoli il “Ruggeri on Tour. Le radici del futuro”, progetto nato dalla collaborazione tra la storica cantina Ruggeri di Valdobbiadene e Gambero Rosso, iconica referenza editoriale di settore per la valorizzazione di autenticità e di eccellenze produttive locali attraverso due cene degustazione (a Napoli e a Santarcangelo di Romagna), durante le quali i vini più rappresentativi dell’azienda saranno abbinati alle portate dei menu ideati per l’occasione dagli chef dei ristoranti coinvolti.
L’inizio del tour a Napoli è emblematico. La città partenopea ha fatto della cultura gastronomica il suo punto di forza, grazie alla capacità di tesaurizzare millennarie e diversificate contaminazioni culinarie. Prime tra tutte, quelle della raffinata cucina dei “Monsù”, i famosi cuochi di Corte della Reggia di Versailles, approdati in massa a Napoli, alla Corte di Re Ferdinando di Borbone, all’indomani dei tragici eventi della Rivoluzione francese.
Ruggeri, viticoltori per passione
Nel cuore delle Colline di Valdobbiadene – Conegliano, Patrimonio Unesco, l’azienda vitivinicola Ruggeri, rinomata per i suoi Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, vanta ben cinque generazioni ed un percorso verso l’eccellenza tracciato dal suo fondatore, Eliseo Bisol. Fondata nel 1950 dalle famiglie Bisol e Ruggeri, l’azienda estende i suoi vigneti su 19 ettari, per circa un milione di bottiglie prodotte, con una selezione rigorosa delle uve ed una produzione limitata, in modo che solo le migliori partite siano riservate per le etichette più prestigiose. Ruggeri ha, così, messo in risalto cru di grande valore, con ceppi di vite fino a 100 anni di età.

Prima cantina di Prosecco a ricevere la stella rossa Gambero Rosso, l’azienda è proiettata verso una visione di lungo periodo che enfatizza una prospettiva evolutiva del Valdobbiadene per vini di grande freschezza fruttata e floreale non disgiunta da importante complessità e personalità. La vinificazione (uve Glera (85%) e altre varietà autoctone (15%), in bianco, cioè in assenza delle bucce alla temperatura controllata di 16°C e presa di spuma nella primavera successiva alla vendemmia, con lenta rifermentazione in grandi recipienti chiusi a 14-15°C, sosta sui lieviti fino a circa 60 mesi, mettendo a segno un rivoluzionario metodo di spumantizzazione.
Jòca, ca te’ passa!
Jòca è un termine che a Napoli evoca l’arte del giocare. Ma, nella traslazione metaforica, invita a vivere con leggerezza. Anche questo termine, però, in un’accezione diversa dal senso letterale. Nella città partenopea, ogni risata, ogni momento di spensieratezza è un modo per affrontare la precarietà della vita.
Un rituale quotidiano che gli abitanti della Campania hanno imparato bene ad adottare, da quel terribile 79 d.C. , anno in cui l’eruzione violenta del Vesuvio distrusse le bellissime città di Pompei ed Ercolano ed i loro abitanti.
Non angosciarsi per un domani incerto, celebrare, invece, il presente!
Questo il leit motiv per una vita felice! Un sentimento di gioia, radicato nell’animo di noi campani che trasforma la quotidianità in un gioco meraviglioso e ogni attimo un’opportunità per sorridere, abbracciando la vita con gratitudine. E’ il Carpe diem di oraziana memoria!
Un nuovo concetto di Ristorazione
Il benvenuto è al ristorante Jòca di Gianluca D’Agostino che dopo significative esperienze professionali, tra cui allo storico Ristorante Veritas, ha deciso di intraprendere un proprio percorso imprenditoriale. Insieme a sua moglie, Mariagrazia Matteis, architetto con una visione innovativa, D’Agostino ha concepito il suo ristorante come uno spazio funzionale improntato all’estetica, con elementi dall’approccio nordeuropeo, colori tenui, materiali naturali ed un’illuminazione particolare per una sensazione di benessere.

Un nuovo concetto di lusso declinato alla libertà e all’informalità che crea un’atmosfera “hygge”, termine danese per evocare convivialità e comfort, ben lontano dall’idea tradizionale del ristorante napoletano. Il menù è un rimando al tipico umorismo napoletano, con la frase “pazzo chi joca e pazzo chi nun joca”, per un racconto del territorio e della cultura culinaria dall’approccio leggero ed innovativo, come incoraggia il nome del locale.
Un Menu che invita alla scoperta
Joca è un ristorante versatile che ha anche un originale tapas bar integrato in un ampio spazio. Conseguentemente, la proposta gastronomica non segue rigidamente le tradizionali sezioni di antipasti, primi e secondi, ma ogni portata ha una propria identità. Tuttavia, le radici napoletane sono sempre presenti, così come le influenze irpine che ispirano il lavoro di Gianluca D’Agostino.
Nella speciale serata dedicata, l’Entrée è una Tartare di manzo, con colatura di alici, una specialità della Costiera Amalfitana, in particolare di Cetara, ottenuta dalla maturazione delle alici sotto sale, retaggio gastronomico dell’antico garum romano. La parte tostata è affidata alle nocciole, le “Abellane”, una produzione di eccellenza, fin dall’antichità, del territorio fertile di Avella, in provincia di Avellino, l’antica Abella che, oggi come allora, vanta il primato della migliore qualità di nocciole nazionale di ogni tempo. In abbinamento, Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Dry Giall’Oro, giallo paglierino, perlage minuto ed elegante, ha frutto croccante, asciutto, fresco, che esalta le note ematiche del manzo crudo.
Originale nella sua versione minimal chic, l’Antipasto di Melanzana glassata, pomodorini e ricotta stagionata, un omaggio a uno dei piatti più iconici della cucina napoletana: la parmigiana di melanzane, qui è destrutturata in mood creativo, ma ordinato, con profumi e sapori ben distinti e assolutamente riconoscibili, senza alcuna indulgenza a barocchismi gourmet.

In abbinamento Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Dry Millesimato Giustino B. 2024 (in copertina), da uve Glera (85%) selezionate nei migliori cru, il vino iconico dedicato al fondatore dell’azienda veneta. Fa parte delle Selezioni , etichette che nascono dalla grande accuratezza nella fase di creazione dei singoli vini e dai benefici di una lunga permanenza sui lieviti, circa 3 mesi, elementi necessari per longevità, complessità e ricchezza di aromi. Colore giallo paglierino intenso, spuma persistente ed un bouquet di profumi ampio e complesso, elegante ed armonico.
Colorato, profumato quanto ardito il Primo piatto, Linguine tiepide, granchio, pesto di rucola e mandorle, un tourbillon di consistenze, temperature e sapori. Mi è piaciuto molto! In abbinamento, Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut Quartese, armonico e piacevolmente acidulo, riflessi verdi brillante, spuma compatta, perlage intenso e sottile e lunga persistenza.
Il Secondo piatto, Pescato del giorno, pomodoro di Sorrento, caponata e salsa rosa è omaggio alla cucina povera locale ed alla proverbiale creatività di mamme, nonne e zie che quotidianamente attingevano alla superba arte, tutta napoletana, di “sapersi arrangiare“.
In abbinamento, Valdobbiadene Superiore Di Cartizze Docg Brut Millesimato 2024, Colline di Valdobbiadene – Conegliano, da uve nelle zone più vocate dell’area D.O.C.G. sulle colline del Cartizze. Giallo paglierino, rimandi floreali e fruttati, pera in primis, ed un persistente sottile perlage. In bocca acidità e note minerali in perfetto equilibrio, con un lungo finale.
I Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG rappresentano la più alta espressione enologica del territorio a cui, da sempre, Ruggeri dedica grandi attenzioni. L’eccellente esposizione e la particolare composizione dei terreni danno origine a vini unici e ricercati, come il tradizionale Dry o l’innovativo Brut, eleganti, freschi, fruttati e floreali, la Glera nella sua massima espressione.
Sorpresa per il Dolce, “semplice e sincero” potrebbe definirsi! a base di composta di frutti di bosco, gelato allo yogurt ma con un guizzo di estro nella singolare aggiunta di polvere di capperi. 
In abbinamento, Valdobbiadene Superiore Di Cartizze Docg Dry Millesimato 2024. Giallo paglierino, perlage minuto e continuo, ha un bel naso fruttato ed elegante, gusto armonico e setoso, una lunga persistenza aromatica.
Il tour proseguirà con un’altra cena degustazione presso La Sangiovesa di Santarcangelo di Romagna.
Un percorso che celebra la cultura enogastronomica italiana, unendo storie di territori e di persone che rendono unico il patrimonio gastronomico del nostro Bel Paese.
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