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MARQUÉS DE CÁCERES, L’ECCELLENZA COME SCELTA, LA RIOJA COME DESTINO

Nel cuore pulsante de La Rioja Alta, una delle sottozone storicamente più vocate della denominazione spagnola, Marqués de Cáceres è una storica azienda vitivinicola che ha fatto della scelta consapevole la sua forza e della semplicità la sua forma più alta di eleganza

testo e foto CG

Gaudium non è semplicemente un grande vino de La Rioja. È la sintesi di una visione, il risultato di generazioni che hanno scelto di coltivare l’eccellenza senza mai rinnegare le proprie radici, restando fedeli a ciò che si è e a ciò che si rappresenta. In appena cinquant’anni, Marqués de Cáceres è diventata un punto di riferimento nel panorama vitivinicolo nazionale e internazionale, dimostrando come tradizione e modernità possano convivere in un equilibrio virtuoso.

Cenicero e la Rioja Alta: un luogo che fa la storia

La cantina ha sede a Cenicero, a soli venti chilometri da Logroño, nel cuore pulsante della Rioja Alta, una delle sottozone storicamente più vocate della denominazione. Non è un caso che proprio qui, nel XIX secolo, i mercanti di Bordeaux cercarono rifugio enologico dopo che la fillossera aveva devastato i vigneti francesi. I suoli, il microclima e la vicinanza al fiume Ebro rendevano Cenicero un territorio ideale per produrre vini di qualità e longevità.

Già nel 1790, la località si distingueva per la sua rilevanza vitivinicola: fu l’unico centro a ottenere due voti nel consiglio della Real Sociedad Económica, grazie a una produzione che superava le 90.000 brocche di vino. Un dato che racconta quanto la viticoltura fosse, e continui a essere, parte integrante dell’identità di questo territorio.

Dalle radici francesi alla rinascita della Rioja

Bodegas Marqués de Cáceres nasce ufficialmente nel 1970 per volontà di Enrique Forner, imprenditore visionario con una profonda conoscenza del mondo del vino francese. Forner aveva vissuto a lungo in Francia ed era proprietario, insieme al fratello, di prestigiosi château bordolesi come Camensac e Larose-Trintaudon. A guidarlo nella costruzione della cantina fu anche il contributo di una figura leggendaria dell’enologia, il professor Émile Peynaud, pioniere della moderna vinificazione.

Il nome, carico di prestigio, fu concesso dall’amico aristocratico Juan Noguera, marchese di Cáceres. Da subito, la cantina si impose come una delle protagoniste della rinascita qualitativa della Rioja a partire dagli anni Settanta, introducendo una nuova scuola di pensiero: centralità del frutto, rigore nella selezione delle uve, uso misurato del legno.

Una filosofia fondata sulla scelta

La filosofia di Marqués de Cáceres ruota attorno a un concetto chiave: la libertà di scegliere. Scegliere il momento giusto, il vigneto migliore, l’intervento più rispettoso. È un approccio che si traduce in atteggiamento, prossimità, fiducia in se stessi e una freschezza elegante che rifugge le mode. Qui l’eleganza non è ostentazione, ma coerenza; la semplicità non è rinuncia, ma consapevolezza.

Vigneti e lavoro artigianale: la precisione come metodo

La cantina si rifornisce da sempre dalle zone più privilegiate della Rioja Alta e della Rioja Alavesa, collaborando con viticoltori storici e con i loro discendenti attraverso contratti a lungo termine. Non possedere direttamente i vigneti non è un limite, ma una scelta strategica: permette di selezionare le parcelle migliori e di supervisionare ogni fase della coltivazione con un controllo rigoroso.

Ogni anno, la Direzione Tecnica stabilisce un calendario preciso di vendemmia, basato su visite in vigna, degustazioni e analisi di maturazione. Le varietà coltivate — Tempranillo, Graciano, Viura, Garnacha Tinta, insieme a uve più rare come Maturana e Tempranillo Blanco — diventano strumenti espressivi di un terroir complesso e stratificato.

In cantina, oltre 40.000 barrique sono dedicate all’affinamento, ma lo stile rimane fedele a un principio chiaro: i rossi devono esprimere il frutto prima del legno, mentre per i bianchi l’uso della barrique è ridotto al minimo.

Rueda: l’altra anima, bianca e luminosa

Nel 2014 Marqués de Cáceres ha ampliato il proprio orizzonte approdando nella DO Rueda, una delle zone più interessanti per i vini bianchi spagnoli. Qui, tra La Seca e Serrada, la cantina gestisce 125 ettari di vigneti situati a circa 750 metri di altitudine, su terreni ghiaiosi e sabbiosi che garantiscono drenaggio e freschezza.

Il clima continentale, con forti escursioni termiche, favorisce una maturazione lenta ed equilibrata. Le varietà protagoniste sono Verdejo e Sauvignon Blanc, affiancate da sperimentazioni con lo Chardonnay. La vendemmia notturna, le fermentazioni controllate e l’uso di tecnologie all’avanguardia permettono di ottenere vini freschi, eleganti e di grande personalità.

Gaudium: il vertice espressivo

Al centro del racconto si colloca Gaudium, l’ammiraglia della casa, prodotta solo nelle migliori annate. Assemblato da Tempranillo (95%) e Graciano (5%), matura per 18 mesi in barrique francesi nuove e affina per almeno 24 mesi in bottiglia. È un vino che nasce da vigneti eccezionali, alcuni dei quali pre-fillossera, con viti che superano i 70, talvolta i 100 anni di età, e rese inferiori a un chilo per pianta.

Il Gaudium Reserva 2020 racconta un’annata leggermente calda ma equilibrata, grazie a un finale di stagione fresco e asciutto. Nel calice si presenta profondo, compatto, con un profilo aromatico stratificato: frutta nera matura, erbe mediterranee, tabacco, cacao, cenere e una vena balsamica persistente. Il sorso è potente ma misurato, sostenuto da tannini giovani e finissimi, con una struttura che promette grande longevità.

La vinificazione avviene per gravità, con fermentazioni lente a grappolo intero, lieviti indigeni e una macerazione prolungata ma rispettosa, evitando ogni eccesso di estrazione. Il risultato è un vino che unisce potenza e finezza, profondità e precisione.

Un’eredità che guarda avanti

Gaudium incarna l’anima più profonda di Marqués de Cáceres: una Rioja che onora il passato ma non smette di interrogare il futuro, che trova nella scelta consapevole la sua forza e nella semplicità la sua forma più alta di eleganza. Un vino che non cerca l’effetto, ma lascia il segno.

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