Testo e foto Carmen Guerriero
Tra il Volturno e le colline dell’antiche cittadine romane di Capua e di Giano Vetusto, nel cuore della Campania Felix, l’azienda agricola-agriturismo La Colombaia e la cooperativa Amico BIO rappresentano oggi un unicum nel panorama agricolo europeo: un modello in cui produzione biodinamica, economia circolare, comunità umana e valorizzazione del territorio convivono in modo organico.
Il nome La Colombaia deriva da un’antica torre colombaria di fine del Seicento che ancora oggi sovrasta il casolare centrale della tenuta di famiglia del dott. Enrico Amico, agronomo ed imprenditore. Intorno circa 100 ettari di campi ospitano 70 ettari di colture orticole e 30 di frutteti.
Qui si coltivano ortaggi freschi, anche in ambiente protetto, frutta estiva e invernale, agrumi, fragole e meloni, oltre a insalate di quarta gamma e fiori èduli, destinati soprattutto ai mercati di Germania e Svizzera. È inoltre in corso un progetto di ricerca con l’Università Federico II di Napoli per la coltivazione biodinamica di rose èduli.
La filosofia produttiva affonda le sue radici nel pensiero di Rudolf Steiner: l’azienda agricola deve funzionare come un organismo vivente a ciclo chiuso; il suolo non viene forzato ma rigenerato, grazie a compost e preparati biodinamici autoprodotti e l’uso di prodotti chimici è completamente escluso. 
Questa visione è condivisa e rafforzata dal legame con Amico Bio, cooperativa agricola nata circa trent’anni fa dall’unione di alcune famiglie di agricoltori che hanno scelto di valorizzare le proprie coltivazioni seguendo i criteri dell’agricoltura biologica prima e biodinamica poi. Dopo un decennio di pratica biologica, la conversione al biodinamico e l’ottenimento della certificazione Demeter nel 2005, la cooperativa è tra i riferimenti europei del settore, garantendo il rispetto di elevati standard internazionali.
Oggi la cooperativa si estende su circa 200 ettari tra tra le antiche località romane di Giano Vetusto e Santa Maria Capua Vetere, rafforzando un modello agricolo che guarda alla qualità, alla stagionalità e alla responsabilità sociale, grazie alla particolare fertilità della terra, al sole ed ad un clima mite, elementi importantissimi per ottenere produzioni eccellenti, in particolar modo gli ortaggi che da sempre sono coltivati in questa pianura.
Ogni prodotto è completamente tracciabile: un codice in etichetta permette di risalire al giorno di confezionamento e al preciso appezzamento di raccolta.

Le produzioni dei soci della cooperativa condividono la stessa filosofia e mood di rispetto di stagionalità delle colture agrarie. L’azienda pratica una coltivazione diversificata, con un focus su ortaggi invernali, frutta (agrumi, fragole, meloni), e insalate di quarta gamma, destinate in gran parte all’esportazione nei paesi del Centro- Nord Europa, dove il biodinamico è maggiormente apprezzato.
Circolarità degli Elementi, un legame tra passato e presente
In un territorio complesso come quello casertano, segnato da criticità ambientali e sociali, il progetto aziendale de La Colombaia e della cooperativa Amico Bio costituisce un modello virtuoso di economia circolare, fondato sulla diversificazione colturale, rispetto dei cicli naturali e integrazione tra vegetale e animale.
A Giano Vetusto, antichi ruderi romani in opus reticulatum evocano memorie del dio Giano, il dio bifronte venerato in questi luoghi che ne conservano ancora il nome. L’azienda ha la custodia e gestione di quello che anticamente fu un tempio, poi trasformato in fornace di manufatti e terrecotte realizzate con l’argilla bianca estratta da grotte scavate a mano a ridosso del fiume sottostante.
E’ interessante notare la Circolarità degli Elementi: Terra (argilla), Fuoco (la fornace), Acqua (il fiume) e Aria (l’altitudine di Giano) creavano già nell’antichità un processo produttivo unico che oggi rivive nella purezza dei prodotti biodinamici dell’azienda.
Qui, l’allevamento del maialino nero casertano e della vacca marchigiana, oltre a un’attività di apicoltura, consente di mantenere l’azienda a ciclo chiuso. Gli animali, nutriti con alimenti prodotti in azienda, forniscono letame che viene trasformato in compost per fertilizzare i campi.

In particolare l’allevamento di suino Nero Casertano, una razza autoctona del territorio casertano, che fino a qualche anno fa era a rischio estinzione, ma grazie all’impegno di Amico Bio, negli ultimi anni si è ripopolata e valorizzata.
La vocazione internazionale è un altro tratto distintivo: gran parte delle produzioni è destinata ai mercati del Centro-Nord Europa, dove il biodinamico è particolarmente apprezzato. Londra e la Germania rappresentano sbocchi storici per un’azienda che ha conquistato la fiducia dei distributori grazie al controllo totale della filiera e all’elevata qualità organolettica dei prodotti.
La Comunità Agricola
L’impegno dell’azienda non è solo legato alla terra ed al benessere animale ma anche a quello delle persone che lavorano. Circa 160 persone, di cui circa 30 vivono all’interno l’azienda, in una sorta di comunità dove persone di culture diverse, italiane e straniere, vivono e lavorano insieme con le loro famiglie. «La vera integrazione si basa sul rispetto reciproco – ha sottolineato durante la nostra visita il presidente dott. Enrico Amico – e la biodinamica ci insegna a prenderci cura non solo della terra, ma anche delle persone».
Da questa visione nasce il centro di formazione agricola, un agriasilo steineriano ispirato alla pedagogia Waldorf , dove i bambini possono imparare e crescere in contatto con la natura ed anche una scuola elementare non parificata, unica nel Sud Italia, che accompagna i bambini fino alla terza classe che ha il pregio di combinare la didattica con esperienze nei campi. Ogni anno, l’agriturismo e le fattorie didattiche accolgono migliaia di studenti che possono scoprire i segreti dell’agricoltura e dell’alimentazione, offrendo laboratori su diversi argomenti, come il pane, il miele, il riciclo creativo e l’educazione alimentare.
La Storia , i Gladiatori e la dieta
Poco distante, Santa Maria Capua Vetere rivela il legame con la storia. Il Museo del Gladiatore dell’Anfiteatro Campano racconta l’antica Capua, celebre non solo per l’importanza storica e la posizione strategica in Campania, ma per il suo straordinario Anfiteatro, uno dei più importanti dell’antichità ed ancora oggi, del mondo. Qui si consumò la celebre rivolta di Spartaco contro Lentulo Batiato.
Al Museo del Gladiatore dell’Anfiteatro Campano si può scoprire il vero volto del gladiatore romano, non solo un atleta, ma anche un “lavoratore del corpo”, sottoposto ad un allenamento molto duro abbinato ad una dieta particolare, ben diversa da quella cui vengono sottoposti gli atleti moderni.
Ed, infatti, in base a studi dell’Università di Vienna sui resti di alcuni gladiatori trovati nell’antica città di Efeso, in Turchia, è stato scoperto che la dieta del gladiatore romano era sorprendentemente … vegetale!
Il loro regime alimentare era basato su molti carboidrati, legumi e orzo, tant’è che Plinio il Vecchio riferisce il loro soprannome hordearii, ovvero “mangiatori di orzo”. Dunque, la loro dieta non prevedeva molte proteine di origine animale, in quanto era necessario favorire la formazione di uno strato di grasso che proteggesse i gladiatori dalle ferite più gravi. In questo modo potevano combattere più a lungo nell’arena senza subire danni troppo gravi. Insomma, altro che fisici scultorei!
Un parallelismo affascinante con la filosofia biodinamica.
Già allora, come oggi, il cibo non era soltanto nutrimento, ma funzione per mantenere l’equilibrio: un’espressione di un sistema agricolo che sa quello che fa e che è consapevole delle sue scelte.
La filiera è completamente integrata: produzione, trasformazione e vendita diretta, anche grazie a un supermercato NaturaSì interno, uno dei pochissimi in Italia e l’unico nel Sud. Accanto a questo, il Progetto BIODI, cofinanziato dall’Unione Europea, promuove il biologico e il biodinamico in Italia e Germania, sensibilizzando aziende e consumatori.
Non produzione semplicemente di cibo, ma tutela del paesaggio, rigenerazione dellla terra e restituzione del senso al tempo agricolo. Un luogo dove riscoprire che la sostenibilità non è una moda, ma una storia antica che continua a trasformarsi.





































