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ORTENSIA, IL FIORE CANGIANTE DALLA STORIA MILLENARIA

Da Rilke ai giardini d’Oriente fino alla simbologia europea, tra pioggia, miti e leggende: l’hydrangea è una delle piante più mutevoli e affascinanti della stagione estiva. E una pianta che, per fiorire davvero, chiede soprattutto ombra, umidità e misura.

L’ortensia è legata ai miei ricordi d’infanzia, ad una parte del giardino ottocentesco del palazzo dei nonni in cui mi piaceva rifugiarmi. Ce ne erano tantissime, di tutti i colori! Grandi infiorescenze, intervallate da eleganti calle bianche e rose profumate, sotto il grande pergolato di limoni. Un angolo sereno, oggi mio.

Bisogna guardarla un’ortensia per coglierne il senso profondo.

La bellezza dell’Ortensia è quasi una malìa. Da secoli l’uomo continua a guardarla.

Rainer Maria Rilke, uno dei più importanti poeti di lingua tedesca del XX secolo, guardò un’ortensia e…. vide il tempo.

Nella Blaue Hortensie, pubblicata nei Neue Gedichte del 1907, il poeta osserva quel blu incerto, mescolato a giallo, viola e grigio, come se il colore stesse lentamente perdendo la propria identità. Poi accade qualcosa: il blu sembra rinnovarsi. È una delle più belle metafore della natura come trasformazione.

Una simbologia legata alla mutevolezza.

Poche piante raccontano l’estate con la teatralità dell’ortensia. Le grandi infiorescenze, cangianti dal bianco al rosa, dal lilla al blu, fino al verde sembrano cambiare registro insieme alla luce e al trascorrere delle settimane. Una metamorfosi che non è soltanto suggestione: in molte Hydrangea macrophylla il colore dei fiori è legato all’acidità del terreno e alla disponibilità di alluminio, con le tonalità blu favorite dai suoli acidi.

ortensia rosa@psycalybypixabay

La storia culturale dell’ortensia affonda soprattutto in Giappone, dove l’ajisai accompagna la stagione delle piogge. La sua presenza è documentata già nell’VIII secolo e compare persino nel Man’yōshū, la più antica antologia poetica giapponese. Proprio la capacità di mutare colore contribuì a costruire intorno al fiore un simbolismo ambivalente: bellezza, trasformazione, sentimenti mutevoli.

In Giappone l’ortensia non è però soltanto una curiosità cromatica.

È un fiore profondamente legato al paesaggio e alla cultura stagionale. Templi e santuari ne celebrano la fioritura all’inizio dell’estate; il Meigetsuin di Kamakura è arrivato a essere conosciuto come Ajisaidera, il “Tempio delle ortensie”. Anche l’arte giapponese ne ha fatto un motivo ricorrente: il Metropolitan Museum ricorda come l’ortensia fosse considerata simbolo dell’inizio dell’estate e della mutevolezza, qualità associata anche alla musica.

Meigetsuin di Kamakura,hydrangea@veronicabypixabay

La sua fama europea è invece legata soprattutto alla straordinaria varietà delle forme e dei colori. Nel linguaggio ottocentesco dei fiori, nato dall’uso di attribuire significati sentimentali alle diverse specie, l’ortensia poteva evocare sentimenti ambivalenti, dalla vanità alla freddezza, fino alla gratitudine. Un vocabolario simbolico nel quale la capacità del fiore di cambiare colore diventava metafora dell’animo umano.

Anche il linguaggio dei fiori ne ha restituito interpretazioni diverse.

Il blu può evocare pazienza e affetto, ma anche freddezza; il bianco è stato associato alla tolleranza. Sono significati stratificati nel tempo, più vicini alla cultura popolare che a una vera e propria simbologia universale. Oggi, però, l’ortensia racconta anche un’altra storia: quella di estati sempre più calde e siccitose.

La  RHS, Royal Horticultural Society , la principale organizzazione benefica britannica per il giardinaggio, segnala un forte aumento dei problemi legati a calore e carenza d’acqua. La pianta, insomma, continua a chiedere ciò che ha sempre chiesto: acqua, ma non ristagno; luce, ma non sole implacabile.

hydrangeabianca@pixundfertigbypixabay

Il nome botanico Hydrangea deriva dal greco e richiama l’idea di “recipiente d’acqua”, un’etimologia particolarmente appropriata per una pianta che soffre la siccità. Il genere comprende numerose specie e forme: dalle classiche infiorescenze globose alle più leggere lacecap, fino alle pannocchie coniche di Hydrangea paniculata.

La sua bellezza, però, non va confusa con la fragilità.

L’ortensia è una presenza longeva e generosa quando trova il luogo giusto. Oggi, con estati sempre più calde e asciutte, la scelta dell’esposizione diventa ancora più importante: molte varietà tradizionali tollerano male il sole pomeridiano e la carenza d’acqua.

L’ortensia non promette stabilità. Cambia con la terra, con l’acqua, con la luce e con il tempo. E nel farlo ricorda che la bellezza, più che una condizione immobile, è spesso una forma di trasformazione. E, come aveva intuito Rilke davanti a quel grappolo di fiori, può scolorire, quasi scomparire per, poi, improvvisamente rinnovarsi.

hydrangeas@Hansbypixabay

BOX | Come coltivare un’ortensia

Fioritura — Generalmente dalla metà dell’estate fino all’autunno, con differenze secondo specie e cultivar.
Quando interrarla — Primavera o autunno, evitando terreno gelato, fradicio o troppo asciutto.
Esposizione — Mezz’ombra luminosa è la scelta più sicura; il sole pieno può provocare stress e bruciature nelle estati calde.
Terreno — Fresco, fertile e ben drenato. Per le varietà blu, un terreno acido favorisce la colorazione.
Acqua — Regolare dopo l’impianto e durante i periodi caldi e asciutti; il terreno deve rimanere umido, mai saturo. La pacciamatura aiuta a conservare l’umidità.
Potatura — Attenzione alla specie: macrophylla e serrata fioriscono sui rami dell’anno precedente e vanno potate con prudenza; paniculata e arborescens sopportano una potatura più decisa all’inizio della primavera.

(In copertina,hydrangea@nennieinszweidrei)

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