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VALPANERA: UN NUOVO CORSO TRA MARE, TERRITORIO E MEMORIA

Tra mare, vigneti e cultura friulana, Valpanera inaugura un nuovo corso che mette al centro l'identità del territorio e il dialogo tra tradizione e modernità

Andrea LI CALZI

La cantina Valpanera

Per Valpanera si apre una nuova fase, accompagnata da una gamma di vini rinnovata che vuole esprimere con maggiore chiarezza l’identità della cantina di Fiumicello Villa Vicentina, in provincia di Udine: un equilibrio tra tradizione, innovazione e attenzione alla sostenibilità.

A guidare il progetto sono due cugini under trenta, Vittorio Marcon e Luca Cigana, rispettivamente di 25 e 29 anni. Senza una tradizione familiare consolidata alle spalle da seguire rigidamente, hanno costruito un percorso autonomo, con l’ambizione di interpretare la Doc Aquileia attraverso una visione contemporanea.

A sostenerli in questo percorso c’è Nicola Biasi, al quale è stata affidata la responsabilità enologica della cantina. Ho apprezzato particolarmente la loro visione d’insieme del mondo del vino, scevra da schemi mentali rigidi che talvolta precludono l’espressività di un determinato territorio o vitigno. L’utilizzo del raziocinio è la chiave vincente: fare la scelta giusta a seconda delle circostanze, perché il vino cambia alla velocità della luce. È un fatto innegabile.

Teoria condivisa anche dai nostri protagonisti durante la presentazione milanese del nuovo Pinot Nero prodotto dall’azienda presso il Retrobottega, il nuovo concept ristorativo aperto dallo chef-patron Andrea Provenzani accanto al suo noto Ristorante Liberty Milano.

Il territorio

Il punto di partenza resta il territorio. A definire il carattere dei vini è anzitutto quel dialogo costante tra la terra e il mare che, come ricordava il noto enologo Giacomo Tachis, rappresenta uno degli elementi più importanti per la qualità della viticoltura.

azienda Valpanera@Valpanera

Nel caso di Valpanera, l’influenza marina contribuisce a creare un microclima particolarmente favorevole, capace di valorizzare le diverse varietà coltivate. I vigneti si distribuiscono in quattro aree distinte, Borgo Pacco, Scodovacca, San Martino e Cortona, ciascuna caratterizzata da peculiarità proprie. La diversità dei suoli e delle condizioni ambientali offre una base importante per ottenere uve di qualità e vini dotati di personalità.

La filosofia aziendale

La filosofia produttiva della cantina si fonda su un principio semplice: custodire il patrimonio di conoscenze maturato nel tempo senza rinunciare agli strumenti offerti dalla tecnologia contemporanea. La selezione delle uve, l’attenzione in vigneto e le pratiche di vinificazione sono orientate alla ricerca della qualità, con una crescente sensibilità verso la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente.

@A.Li Calzi

A raccontare questo nuovo corso non sono soltanto i vini, ma anche la loro veste grafica. Le nuove etichette traggono ispirazione dai mosaici della Basilica di Aquileia, uno dei simboli storici e artistici più riconoscibili del Friuli. Motivi geometrici e dettagli dorati richiamano l’eleganza di queste opere antiche, trasformando la bottiglia in un legame visibile tra cultura locale e produzione vitivinicola. L’operazione non appare come un semplice restyling. Piuttosto, rappresenta il tentativo di rafforzare il rapporto tra il vino e il contesto da cui nasce, valorizzando una dimensione che va oltre il contenuto del calice. Le nuove etichette diventano così un omaggio alle radici del territorio e alla sua storia, mentre i vini continuano a cercare nel vigneto e nel paesaggio le ragioni più profonde della propria identità.

La degustazione

Metodo Classico Chardonnay Brut Flaminivs 2020: tonalità paglierino luminoso, unghia beige, perlage particolarmente minuto. Al naso vi è un tripudio di frutta esotica “croccante”, nocciola tostata ed erbe alpine con pennellate floreali di biancospino. In bocca il vino si distingue per una bella progressione, dominata da una vibrante spalla acida e una coerenza agrumata di prim’ordine. Anche la sapidità è incalzante. Particolarmente buono.

Friuli Aquileia Malvasia 2025: paglierino algido, luminoso. Un bel naso dolce che sa di melone d’inverno, pesca bianca, acacia e una scia salmastra in chiusura; la stessa che ritrovo anche in bocca mediante una sapidità pronunciata e una freschezza di prim’ordine.

etichette in degustazione@A.Li Calzi

Friuli Aquileia Sauvignon 2025: paglierino chiaro e vivace. Timbro olfattivo intenso che ammicca alla mela annurca e a ricordi di frutta tropicale opportunamente matura; un profumo fresco di pomodoro verde suggella l’insieme. In bocca danza tra guizzi acidi e una bella sapidità che mostra il carattere dei terreni.

@A.Li Calzi

Friuli Pinot Nero Numen 2024: rubino vibrante e consistenza media. Al naso la ciliegia matura cattura l’attenzione, contornata da note di cosmesi e viola; con la giusta ossigenazione affiorano poi ricordi di grafite e amaretto. In bocca è lodevole la tensione acida, così come la fattura del tannino — dolce, ma ben percepibile. Il finale è lungo, fresco e pulito. Un gran bel Pinot nero, insomma.

Refosco dal Peduncolo Rosso Superiore 2022: rubino intenso con unghia porpora, tonalità profonda. I suoi profumi sono ancora parzialmente influenzati dall’affinamento in legno, che lascia tuttavia spazio a dolci sentori di mirtillo nero e susina matura; con la lenta ossigenazione emergono aromi di sottobosco e spezie orientali. In bocca gode di una morbidezza ben allineata all’acidità del frutto, in un crescendo di sapidità. Da attendere.

@Riproduzione riservata)

(In copertina, Luca Cigana e Vittorio Marcon@Valpanera)

Andrea LI CALZI

Sommelier Ais dal 2011, in tandem con Danila Atzeni, fotografa professionista e sua compagna, autrice, tra l’altro, degli scatti dei suoi articoli, è un grande appassionato per la materia tanto cara a Dio Bacco ed ama la purezza delle materie prime in cucina: proprio l’attività tra i fornelli l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000.
Dopo svariati master di approfondimento sui più importanti territori vitivinicoli al mondo, nel 2021  ha ricevuto il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino. Collabora, altresì, anche con altre note riviste di settore.

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