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VESUVIO, ARCHEOLOGIA DEL VINO: TRA SCAVI E DEGUSTAZIONI RINASCE LA MEMORIA PRODUTTIVA DEL TERRITORIO

A Somma Vesuviana, tra la Villa Augustea e i vigneti contemporanei, l’iniziativa di Cantine Olivella intreccia ricerca scientifica e cultura del vino, trasformando gli scavi in un’esperienza enoturistica di alto profilo

testo e foto CG

Ai piedi del Vesuvio, il racconto del vino si intreccia con quello della storia in un progetto che restituisce profondità culturale al territorio. A Somma Vesuviana, Cantine Olivella, azienda vitivinicola di Ciro Giordano, promuove un modello di enoturismo evoluto, dove la degustazione si accompagna alla scoperta di uno dei più rilevanti complessi archeologici dell’area vesuviana: la Villa Augustea.

ingresso agli scavi, Villa Augustea, Somma Ves.na@TWM

Il sito, edificato in età imperiale, primo secolo d.C. , fu sepolto dall’eruzione del 472 nota come “l’eruzione di Pollena” e attivo fino al V secolo d.C.,  conservando tracce significative della sua evoluzione architettonica e produttiva. Le strutture emerse – colonnati, ambienti absidati, pavimenti musivi e apparati decorativi – testimoniano un complesso di grande prestigio, progressivamente adattato anche a funzioni agricole.

Emblematica, in tal senso, la vocazione enòica del sito, ove ogni dettaglio èvoca richiama la produzione ed il commercio del vino: dalla statua di Dioniso (ricostruita pezzo per pezzo nel tempo), al ciclo degli affreschi ancora dai colori vividi, agli eleganti mosaici con onde e delfini, la scoperta di una cella vinaria con dolia destinati alla conservazione del vino, prova concreta della vocazione produttiva del sito.

tabella descrittiva@TWM

Il valore scientifico dell’area è legato anche alla continuità delle ricerche.

Dopo i primi scavi degli anni ’30, il progetto è stato rilanciato dal 2002 grazie alla missione dell’Università di Tokyo, con un approccio multidisciplinare che integra archeologia, archeobotanica e archeozoologia. Proprio queste indagini hanno consentito di ricostruire il paesaggio antico: un ecosistema ricco, con coltivazioni, allevamenti e risorse naturali che delineano un’economia rurale articolata e dinamica.

Determinante, in questa fase, il contributo dell’archeologo prof. Antonio De Simone, tra i massimi esperti internazionali del settore, che ha promosso e sviluppato il progetto di scavo nell’area della cosiddetta Villa Augustea. Un lavoro proseguito dal 2002 dal figlio, dott. Ferdinando Girolamo De Simone, oggi impegnato anche nella direzione degli scavi di Pollena e dell’Apolline Project. Il suo impegno nella valorizzazione del patrimonio archeologico è stato riconosciuto nel 2011 con l’European Archaeological Heritage Prize, conferito a Oslo dalla European Association of Archaeologists.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa delle Cantine Olivella, trasformando la visita archeologica in un’esperienza immersiva. Le aperture straordinarie e i percorsi guidati consentono di leggere il sito non solo come testimonianza storica, ma come matrice culturale della produzione vinicola contemporanea.

Cantine Olivella: il vino come continuità storica

Fondata nel 2005 a Sant’Anastasia, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, Cantine Olivella rappresenta un presidio vitivinicolo profondamente radicato nel territorio. I vigneti si estendono alle falde del Monte Somma, in un contesto di straordinaria vocazione agricola, a breve distanza da Napoli, Pompei ed Ercolano.

Ciro Giordano nella sala degustazione Cantine Olivella. Sullo sfondo, Monte Somma@TWM

La produzione si concentra su vitigni autoctoni – Catalanesca, Caprettone e Piedirosso – interpretati in chiave identitaria. L’esperienza enoturistica integra visita ai vigneti, cantina e orto aziendale, con degustazioni abbinate a prodotti locali.

Tra le proposte più significative, il percorso “Tra passato e presente” a cui abbiamo preso parte: un itinerario di circa due ore, con visite in lingua italiana e/o inglese, che unisce la visita alla Villa Augustea (472 d.C.) alla degustazione finale – a scelta- di tre o più vini abbinati a piatti tradizionali a base di prodotti stagionali prodotti nell’orto aziendale, pure visitabile, costruendo un dialogo concreto tra archeologia e cultura del vino contemporanea.

Il vino torna così a essere ciò che era in origine: espressione di un territorio stratificato, frutto di una relazione millenaria tra uomo, natura e sapere. Ne emerge un modello virtuoso, in cui impresa e ricerca dialogano per restituire senso e valore a un paesaggio unico.

Ai piedi del Vesuvio, la memoria non è solo conservata: diventa leva attiva di sviluppo, capace di connettere archeologia, cultura e vino in una narrazione coerente e profondamente identitaria.

(In copertina, particolare statua di Dioniso, Villa Augustea, Somma Vesuviana – Na@TWM)

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