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POMPEI, APRE LA CASA DEL GIARDINO DI ERCOLE

Mercoledì 11 giugno alle ore 11,00 la casa di Ercole sarà inaugurata a seguito degli interventi di riqualificazione e di valorizzazione di alcuni spazi interni oltre che del giardino. Resterà poi aperta alle visite tutti i martedì come “casa del giorno”.

a cura di Redazione

Mercoledì 11 giugno alle ore 11,00 la casa di Ercole sarà inaugurata a seguito degli interventi di riqualificazione e di valorizzazione di alcuni spazi interni oltre che del giardino. Resterà poi aperta alle visite tutti i martedì come “casa del giorno”.
All’inaugurazione parteciperanno il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, il presidente dell’Associazione ROSANTIQUA, Michele Fiorenza, i consulenti archeologi esterni e funzionari del Parco che hanno lavorato al progetto di studio e ricerca per la valorizzazione del giardino della casa.
800 rose antiche, 1.200 viole, 1.000 piante di ruscus, oltre a ciliegi, viti e meli cotogni messi a dimora nell’area verde della casa del Giardino di Ercole di Pompei, anche detta “casa del profumiere”, per la probabile produzione e commercializzazione di profumi che qui avveniva.

Nell’impero romano, ma sopratutto a Pompei, il profumo era parte integrante della vita quotidiana e delle cerimonie religiose. I romani utilizzavano unguenti profumati per la cura del corpo, per le celebrazioni e persino nelle pratiche di sepoltura. Questi oli aromatici, spesso estratti da piante locali e, grazie ai floridi commerci, importati da terre lontane, riflettevano non solo il prestigio sociale, ma anche la connessione con le divinità.

Le tracce lasciate dal vulcano Vesuvio, che sepolse la città di Pompei nel 79 d.C., permettono oggi di esplorare una cultura che dava grande valore all’estetica e al benessere. L’arte profumiera a Pompei affonda le radici in un passato ricco di cultura e tradizione, dove i profumi non erano solo un lusso, ma un’espressione sociale e culturale. Gli archeologi hanno scoperto botteghe perfettamente conservate, dove abili artigiani mescolavano ingredienti pregiati come rose, gelsomini e spezie esotiche per creare fragranze che incantavano i sensi.

Già dagli scavi iniziati nel 1750, gli archeologi hanno riportato alla luce sorprendenti testimonianze dell’uso e della fabbricazione dei profumi all’interno di questa città vesuviana, al culmine della vivacità commerciale e artistica. Nelle eleganti abitazioni, come nella famosa casa dei Vettii, i profumi non erano semplicemente una questione di igiene personale, ma rappresentavano un vero e proprio status symbol. I cicli pittorici che decorano le pareti di queste dimore rivelano rituali di bellezza e sofisticatezza, mostrando personaggi intenti a preparare unguenti e fragranze, circondati da vasi finemente decorati.

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Le essenze aromatiche venivano estratte da fiori, erbe e resine, creando miscele inebrianti che incantavano i sensi. A Pompei, l’arte della profumeria era un’abilità raffinata, un simbolo di lusso, che rifletteva non solo le abitudini quotidiane, ma anche la spiritualità e la vita sociale del tempo. Oggi, il fascino di quei profumi perduti continua a evocare un’epoca di splendore e meraviglia, rendendo Pompei un luogo dove storia e fragranza si intrecciano indissolubilmente.

L’immissione di ulteriori specie botaniche identificate storicamente ha consentito un’operazione di valorizzazione e ricostruzione filologica del giardino, resa possibile grazie ad una sponsorizzazione tecnica da parte dell’Associazione ROSANTIQUA. Un ulteriore esempio a Pompei di proficua collaborazione tra pubblico-privato ma anche una testimonianza del dialogo tra archeologia, botanica e cultura sensoriale.

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