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ESTATE DA BERE.

Una selezione di vini bianchi da differenti zone d’Italia

testo Giovanna Moldenhauer

 

Le nostre scelte sono frutto di assaggi fatti alle ultime edizioni di Summa – evento che si svolge da oltre 25 anni a Magrè sulla Strada del Vino in Alto Adige, ospiti della famiglia Lageder – e Vinitaly fiera del vino e dei distillati che si svolge invece a Verona.

Troverete per ogni proposta una regione diversa, a cominciare da una nuova linea trentina, un Friulano vinificato tra barrique a cielo aperto e contenitori in ceramica in Friuli Venezia Giulia, poi un cru della zona dei Colli di Luni, uno Chardonnay con un uso magistrale della barrique prodotto nei pressi di Capalbio in Toscana, un vitigno tipico della Tuscia coltivato in una tenuta del FAI nel Lazio, proseguendo nella vicina Umbria con una nuova interpretazione di Trebbiano Spoletino, per poi recarci in Campania con un cru da contrada di Fiano e terminare il nostro viaggio degustativo in Sicilia, con  la prima vinificazione di un vitigno reliquia

 

Cantina La-Vis – Sauvignon Trentino DOC 2023 – Viene prodotto dalla storica cooperativa vitivinicola, con sede a Lavis, a nord di Trento, in un territorio da sempre vocato alla produzione di vino di qualità. La nuova linea, di cui fa parte questo Sauvignon, ha le etichette disegnate da un’artista contemporanea internazionale – trentina di adozione – Margherita Paoletti. Ognuna delle sei ha un suo dipinto originale in cui si trova la figura di una donna ed elementi che richiamano la natura. Ottenuto da viti di 20-25 anni, una raccolta con selezione delle uve manuale, in cantina dopo una pressatura delicata, fermentazione e affinamento in acciaio inox e per il 35 % in barriques di rovere francese. Dopo un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso è complesso, con intense note fruttate di litchi e mango, a cui seguono profumi di salvia e pietra focaia. Al palato ha struttura, è sapido, aromatico, con una buona persistenza.

panorama sui vigneti

Vistorta – Bianca Friuli Venezia Giulia IGT 2020 – I 220 ettari della tenuta si trovano in zona piana nei pressi di Pordenone. Il vigneto con una superficie di circa 40 ettari, è contornato da boschetti e siepi che contribuiscono a mantenere la biodiversità e a mitigare le temperature estive creando corridoi di aria fresca.Ottenuto da 100% Friulano, dopo la vendemmia manuale, fermenta contemporaneamente in barrique a cielo aperto con follature manuali e in anfore di ceramica da 300 ettolitri, dove la macerazione, a contatto con le bucce e i vinaccioli, si prolunga per 190 giorni. Le barrique vengono svinate a coppie e continuano l’affinamento in barrique singola senza travasi fino all’assemblaggio. Il prodotto in ceramica dopo la svinatura e la torchiatura continua il suo affinamento per un anno in anfora e uno in botti di rovere francese da 5 ettolitri. Segue l’assemblaggio finale e la permanenza in vasca di cemento prima dell’imbottigliamento. Dopo un colore dorato acceso, al naso ha profumi dalla camomilla ai fiori di campo, dal miele d’acacia all’ortica, per chiudere con un tocco di vaniglia. Al palato è complesso, coerente con il naso, con un tocco tannico, un finale ampio con nel retrogusto sentori di mela golden ed erbe aromatiche.

 

Lvnae – Numero Chiuso Colli di Luni Doc 2021 – Questo cru di Vermentino è ottenuto da suoli con rocce antiche, argilliti ferrose, pietra arenaria e poca sabbia, a circa 350 metri d’altitudine, unito a una esposizione ottimale e alle brezze marine. Per festeggiare la 13° annata sono state create poche Jeroboam, equivalenti a 3 litri, dove l’etichetta a firma del designer Andrea Del Sere riporta una trama di nervature ispirate a una foglia di vite di Vermentino. In cantina dopo una macerazione a freddo per 48 ore, una fermentazione alcolica in acciaio, rimane per 14 mesi in acciaio e altri 14 in botte grande di rovere. Dopo un giallo dorato tenue, ha un naso intenso di frutta tropicale, fiori gialli, tante erbe aromatiche, con a chiudere una nota di burro e vaniglia. Al palato è ricco, strutturato, caldo, fresco e molto sapido, equilibrato, lungo dal retrogusto tra frutta tropicale ed erbe.

Monteverro – Chardonnay Toscana IGT 2022 – La storia di Monteverro inizia con Georg e Julia Weber, che trasformano la loro passione autentica per la terra, per il vino in un sogno imprenditoriale.  Così nascono i loro vini d’eccellenza sulle colline affascinanti della Costa d’Argento, tra Capalbio e il mare, tra cui questo Chardonnay. Ogni parcella è vinificata separatamente, con pigiatura a grappolo intero, una fermentazione naturale, un affinamento su fecce fini con bâtonnage. Affina per 14 mesi in barrique di rovere francese per il 50% della produzione, di cui un 10% di legno nuovo, il restante 50% in vasca in cemento. Nel calice esordisce con un colore giallo oro, con riflessi verdi sul bordo. Il naso complesso, ha un elegante equilibrio tra torta di mela e pera, con note di agrumi, litchi, tocchi di brioche, vaniglia e fiori officinali a chiudere. Al palato ha un ingresso rotondo, fresco, poi è lungo, con nel retrogusto sensazioni agrumate, con sfumature di pera, vaniglia e crostata a limone.

 

 

Villa Caviciana – Rasena bianco – Villa Caviciana, situata a Gradoli, in provincia di Viterbo, in un angolo di paesaggio storico rurale ancora integro, con magnifico affaccio sul lago di Bolsena e sull’Isola Bisentina, è la prima tenuta agricola del FAI. Il marchio riportato in etichetta, ne attesta che è un bene tutelato, dove il suo territorio è coltivato. Il vino prodotto dalle uve autoctone di Roscetto, con una coltivazione biologica, della vendemmia 2024, vede in cantina una crio-macerazione iniziale dei grappoli perdonare freschezza al vino, poi una vinificazione in acciaio con riposo sulle fecce fini. Dopo un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso ha profumi di fiori bianchi e frutta fresca, poi note floreali, oltre a un tocco minerale finale dato dal contesto vulcanico, dalla presenza di tufo, nei suoli in cui sono impiantati i vigneti. Al palato ha sia morbidezza che dolcezza accompagnati da una fresca e dinamica acidità, tipica della varietà, poi è persistente.

 

Arnaldo Caprai – Le Molacce Trebbiano Spoletino DOC 2024 – Poche altre cantine in Italia e nel mondo vengono identificate immediatamente solo citando il nome della denominazione a cui appartengono, come questa cantina, simbolo essa stessa del Sagrantino di Montefalco. Una realtà unica, sinonimo di eccellenza italiana, capace di creare vini fuori dal comune per profondità, eleganza e longevità, in cui oltre ai suoi noti rossi, non solo dal vitigno simbolo Sagrantino, ma anche bianchi e Metodo Classico. L’identità di questo territorio e la sua tradizione si combinano dando vita a questa espressione di Trebbiano Spoletino. Vicino al vigneto di provenienza delle uve si trova un antico mulino. Le molacce, grandi mole di pietra, erano utilizzate per frangere le olive per la produzione di olio. Il nome del vino intende evocare l’immagine e la memoria di un terroir di grande vocazione. Questa seconda annata è vinificata per 3 mesi in acciaio e altri 3 dopo la messa in bottiglia. Dopo un giallo paglierino nel bicchiere, sprigiona al naso eleganti sentori fruttati di mango, agrumi che si combinano con erbe aromatiche, tra cui lasalvia, poi fiori di ginestra. Al palato è fresco, avvolgente, poi è sapido, con un finale di buona lunghezza.

 

Laura De Vito – Verzare Fiano di Avellino DOCG 2022 – La sua tenuta è una delle giovani realtà più interessanti del territorio del Fiano di Avellino. Si è messa in luce con una produzione di carattere artigianale realizzata con estrema cura, passione e amore per la propria terra. La sua cantina, nata nel 2018, oggi gestisce una decina di ettari situati nel comune di Lapio, nel cuore della denominazione, con una filosofia aziendale improntata fin dall’inizio alla valorizzazione del territorio, con l’intento di portare in primo piano ed esaltarne le peculiarità di ogni singola zona. Grazie all’incontro con l’enologo Vincenzo Mercurio, profondo conoscitore delle sfumature che sono racchiuse nei suoli dell’Irpinia, Laura ha dato vita a un del progetto di zonazione aziendale da cui sono nati i tre Cru. La vinificazione avviene in acciaio con una permanenza di 9 mesi sulle fecce fini, oltre a 20 mesi in bottiglia prima dell’uscita. Dopo un giallo paglierino, ha un naso complesso che spazia dalle note erbacee di tino, malva, poi quelle fruttate di pera, mela, poi di agrumi tra cui il cedro, poi una nota ammandorlata e a chiudere sensazioni minerali. Al palato è avvolgente, sapido, equilibrato, con un finale persistente e sensazioni vegetali sul finire.

 

Santa Tresa – Insieme Bianco Terre Siciliane IGP 2024 – In un angolo di Vittoria, in provincia di Ragusa, hanno ritrovato vita varietà quasi scomparse, tra cui l’Albanello, antico vitigno siciliano, recuperato grazie a un progetto sperimentale della Regione Sicilia in collaborazione con il vivaio regionale Federico Paulsen di Palermo e alcune aziende tra cui Santa Tresa, di proprietà di Stefano e Marina Girelli, fratelli trentini da tre generazioni nel mondo del vino. Il vino è ottenuto da 55% Albanello, 35% Zibibbo, 10% Fiano, raccolte a mano. Per la vinificazione le uve, dopo essere state conservate in una cella frigorifera per abbassare la temperatura, vengono diraspate e pressate delicatamente per ottenere un mosto fiore di alta qualità. Solo quello del Fiano viene sottoposto a macerazione a freddo. Segue la fermentazione in acciaio per 10-12 giorni, tranne che per circa un terzo dell’autoctono che fermenta invece in anfore di terracotta. Dopo la fermentazione, una parte di quest’uva prosegue l’affinamento in terracotta, mentre le altre varietà vanno in acciaio con bâtonnage per almeno 4 mesi prima dell’assemblaggio. Dopo un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso complesso ha frutta a polpa gialla, agrumi anche canditi, come il cedro, accenni officinali di spezie mediterranee e fiori. Al palato si presenta con struttura, freschezza, equilibrio, con un finale lungo e persistente.

Photo ambientate @Jacopo Salvi per Cantina La-Vis, Lvnae

Photo @Vistorta, Monteverro, Villa Caviciana, Arnaldo Caprai, Laura De Vito, Santa Tresa


Giovanna MOLDENHAUER

Giornalista professionista dal 1994, vive e lavora a Milano. Esperta in arredamento e arte della tavola, è Sommelier AIS. Il coinvolgimento con il mondo del cibo e degli chef è stata una conseguenza naturale. Scrive di vino e di cibo, nonché di turismo di settore.
Nel tempo, come soleva dire Veronelli, ha camminato le vigne, visitato territori alla scoperta delle loro peculiarità che rendono unica la nostra Italia. Pregresse collaborazioni con Riviste di settore nazionali, realizza, su richiesta, articoli “taylor made” anche per il web divenuto via via più dinamico. Partecipa come giurato a degustazioni, panel e fiere enologiche.

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