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POLESINE, CHE BELLA SCOPERTA!

Corte Carezzabella: due giorni per scoprire un mondo, persone operose, un’area turistica attrezzata, etica e valori profondi, buon cibo e ottimo vino.Tanti validi motivi per programmare un viaggio senza dover andare troppo lontano. L’Italia è un Paese meraviglioso!

testo e foto Monica Tessarolo

A fine luglio 2025 ricevo un inaspettato e piacevole invito a Corte Carezzabella a San Martino di Venezze, vicino a Rovigo, capoluogo del Polesine.
Allora, Rovigo esiste? Sentiamo sempre parlare delle blasonate province venete: Venezia,
la regina, una delle meraviglie del mondo, quest’anno scelta da Jeff Bezos per il suo matrimonio lussuoso, Verona la vincente, con le sue realtà vitivinicola altisonante con l’Amarone della Valpolicella, ma non solo ( Soave, Lugana, Custoza, Durello dei Monti Lessini. Bardolino, Arcole).
Vicenza,
la storica, col le sue ville palladiane e i suoi Colli Berici, le Breganze, l’ascesa dei vini di Gambellara. Padova, la dotta, con la sua Cappella degli Scrovegni e i suoi colli euganei celebrati da Jacopo Ortis di Foscolo, con il suo Colli Euganei Fior d’arancio DOCG. Treviso, la ricca, che traina l’economia enologica nazionale col il suo prosecco, Belluno, la montana, la ricordi per Cortina d’Ampezzo e le sue montagne vip. E l’origine del mio cognome.

Ma di Rovigo mai nulla. Mai un cenno, una sua caratteristica, pare il fantasma dell’operoso e opulento Veneto. La campagna, qui nel Polesine, è al confine di tre Regioni Lombardia, Emilia Romagna, e Veneto delimitata a Nord dall’Adige e a sud fino al delta del Po.

Scommetto che se chiedo ad un campione di italiani dov’è il Polesine non lo sa. Anzi, la sera prima del mio arrivo a Rovigo stazione, la stessa, era protagonista solitaria della cronaca nera, brulicava di poliziotti. Null’altro da sapere. Invece con la mia visita di due giorni, scopro un mondo, delle persone operose, un area turistica attrezzata, etica e di valori profondi, e del buon cibo e vino da offrire agli stranieri ma non solo.

Corte Carezzabella che mi ospita, è un’azienda agricola biologica, una grande cascina che si affaccia su una corte tipica della zona, situata a poche centinaia di metri dal fiume Adige, sita a San Martino di Venezze, nel Polesine e sorta negli anni Trenta. Zona di bonifiche negli ultimi cento anni, qui sono nate le prime realtà agricole industriali. Grazie all’irrigazione dal vicino fiume Adige, si poteva rifornire di frutta il circondario.

L’Azienda dei fratelli Reato, Chiara e Tommaso, è presente dal 2000 e ha dato impulso alla viticoltura grazie alla particolare conformazione del terreno sabbioso, composto da argilla e limo (che servivano per produrre latterizi).

Un’azienda ad oggi multifunzionale dove, oltre alla produzione agricola di frutta, ortaggi, frumento e vigneti, si connettono diverse attività con l’obiettivo di  avvicinarsi e immergersi nell’ambiente agricolo e di campagna rendendolo un luogo aperto dove poter accogliere ospiti internazionali, ed educare al rispetto della natura ( c’è un asilo e un campo estivo per i bambini).

La bellezza della corte e la generosità del fondo pianeggiante agricolo hanno ispirato quindi il restauro dell’immobile che definisce chiaramente uno stile country dentro una cascina d’epoca dei primi del Novecento sapientemente ristrutturata. Un importante intervento di agroforestazione ne cambierà il volto nei prossimi anni, grazie alla piantumazione di oltre 5000 alberi di essenze autoctone lungo la fascia perimetrale della proprietà.

Oggi la produzione si concentra su circa 60 ettari, dove il vino merita un’attenzione particolare sia per l’attenzione alla sostenibilità e biodiversità  che per la naturalità dei processi produttivi. I vigneti di Carezzabella interessano complessivamente 22 ettari della superficie aziendale.

Le varietà coltivate sono la Turchetta, vitigno a bacca nera autoctono della provincia di Rovigo (una scoperta anche per me) il Pinot Grigio la unica DOC delle Venezie qui trainante, il Manzoni bianco, il Merlot e il Trebbiano, tutti IGT.

Questi vini, tutti con certificazione biologica, esprimono il territorio polesano, caratterizzato dal costante incontro e scambio tra terra e acqua.

In vigna ammiro e percorro proprio la “caressa bella” in dialetto veneto significa la carreggiata bella, intesa come strada facilmente percorribile, funzionale lungo tutto il vigneto e fino all’Adige. Nei terreni aziendali si nota infatti la presenza di uno strato superficiale di sabbia fine che ho calpestato con molta sorpresa, silicea e di deriva fluviale, sopra a parti argillose più profonde. E questa peculiarità consente anche di avere vigne a piede franco (con radici proprie non innestate su pianta americana, resistite cioè alla fillossera del XIX secolo).

Questa stratificazione racconta esattamente la storia idrogeologica del territorio, in cui il passaggio dei fiumi, al termine del loro corso, ha arricchito terreni rilasciando un’importante componente minerale.

La filosofia di vinificazione di Carezzabella  permette di ritrovare nel calice tutta la  sapidità e la mineralità di vini sinceri e freschi, che con orgoglio identitario raccontano il loro territorio le sue peculiarità.

In degustazione mi ha particolarmente colpito la verticale di Manzoni bianco (incrocio scoperto dal prof. Manzoni di pinot bianco e riesling renano)  del 2021, 2022 e 2023. La 2021 affina solo in acciaio sui propri lieviti. Il colore giallo paglierino brillante, regala al naso la pesca bianca vellutata, la pera William, il frutto tropicale di ananas sciroppato e passion fruit, la sua balsamicità evoca il timo e l’eucalipto, i fiori bianchi accompagnano dall’olfatto l’intero sorso, ritrovando l’eredità primaria materna del pinot bianco per eleganza e delicatezza, e meno la paternità e potenza del riesling renano con le sue tipiche note di idrocarburi. E’ un essenza di pinot bianco. Decisamente fresco e sapido. Chiude con un finale ammandorlato tipico.
La 2021 è la più riuscita. Il Manzoni bianco rivela un’attitudine a crescere sulla sabbia. Nella verticale emergono chiaramente le differenze climatiche delle tre annate, la 2023 più piovosa e quindi più fresca, la 2022 più calda con un frutto tropicale più maturo; in queste ultime due annate, il 40% delle uve sostano sul legno. Rivela carattere e attrattiva.

Ho particolarmente apprezzato anche il pinot grigio Doc delle Venezie da uve ramate, ben avvistate nel vigneto, al calice di colore paglierino con riflessi verdolini. Al naso anche qui prevalgono i fiori bianchi e delicati d’acacia ed elicriso, segue la frutta matura di mela golden e pera, e un leggera nota agrumata di mandarino e bergamotto. In bocca spicca la mineralità con i sentori di polvere da sparo. Si coglie un leggero tannino e il sorso è equilibrato, sostenuto e prolungato.

Proseguo con una verticale di turchetta 2020, 2021, 2022. L’enologo Francesco Mazzetto, ci racconta di quanto la turchetta sia capricciosa e  complicata, rende 60 quintali/ettaro, ed è per questo che storicamente è stata abbandonata. Veniva utilizzata come bilancia (per la maturazione) per gli internazionali e come uva da taglio. La loro Turchetta sosta sulle bucce 21 giorni, matura in cemento. Affina in bottiglia. Ha note di frutta dolce scura tipo mora di rovo in marmellata, di cioccolato fondente e rosmarino. Prosegue con sbuffi terrosi come di radice, fungo e foglie secche. In bocca predomina la tannicità e il sorso è lungo, fresco e sapido.
La Turchetta era molto diffusa in Argentina, ed è probabile che sia giunta in veneto proprio da lì; assomiglia geneticamente al Touriga   nacional con cui si produce il Porto. Vino di carattere e attrattiva. Una scoperta da provare.

Recentemente l’azienda ha lanciato il nuovo Tementum 2022 di Turchetta 90% e 10% merlot; è un nuovo prodotto con un anno di affinamento in legno, nessun rimontaggio, di grande acidità, con una bella croccantezza del frutto rosso come la susina, e la fragola di bosco, fiori scuri appassiti come la viola, spezie scure come il pepe nero e il chiodo di garofano. Il sorso è bilanciato, fresco e sapido, con un tannino importante e ben bilanciato. Vino gastronomico su cui si può giocare con le temperature di qualche grado in estate, da abbinare a piatti di carne saporiti come arrosti o cacciagione.

Camere in stile country ben accessoriate con un calepino dedicato, piscina funzionale, accoglienza dedicata a famiglie e bambini ma non solo, grande attenzione per la terra, i suoi frutti e la natura come la fattoria didattica e’ fonte di ispirazione e nutrimento di qualità per la vigna e per la trasformazione alimentare come conserve, confetture, composte, succhi di frutta, polpe e passate di pomodoro, aceto di mele, e farina macinata a pietra. Genuina anche la cena con pasta realizzata a mano in azienda al ragout di cortile e faraona in saor in perfetto stile polesano.

Corte di Carezzabella winery è un progetto affascinante per il coraggio di riscoprire e valorizzare i vitigni autoctoni rari come la turchetta, e molto arri come la mattarella e la benedica su cui l’azienda sta lavorando per un rilancio lungimirante in uno spirito distintivo e unico del nostro paese, che può vantare la ri-scoperta degli autoctoni e delle radici identitarie di un luogo.

(In copertina, le etichette aziendali@M.Tessarolo)

@Riproduzione riservata


Monica TESSAROLO

Amore e Psiche. Psiche, sono io, psicologa di professione,nell’anima. Bacco è Amore per il vino.
Sommelier Ais e international wine judge, muovo i primi passi da bambina tra le vigne dei nonni valtellinesi. La metamorfosi un paio d’anni fa, quando coniugoPsiche e Bacco, per ritrovare il mio amore da bambina: divento inviata di un magazine, viaggiando alla scoperta di vini, terroir e storie. In seguito, divenuta autrice di  alcuni magazine, scrivo di vino in chiave psicologica, emotiva e creativa.

 

 

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