testo e foto Liliana Savioli
Ricevo spesso vini da degustare da parte di aziende che mi chiedono un parere. Li degusto tutti e a tutti dico ciò che penso dei campioni ricevuti. Lo faccio senza guardare i vari siti internet, non voglio farmi influenzare da foto mirabolanti o da racconti strappalacrime.
In più, se posso, preferisco assaggiarli in compagnia, preferibilmente con persone al di fuori del mondo del vino che non sanno né cosa stanno assaggiando né perché. A un pranzo qualunque, a un incontro conviviale.
Di pochissimi scrivo non perché i vini che ricevo non siano buoni o corretti ma perché riesco a scrivere solo dei vini che mi emozionano. Che riescono a farmi ricordare storie, che sento veri e vivi. In molti durante le lezioni che conduco o le degustazioni che guido in giro per l’Italia, mi chiedono qual è il mio vino preferito e io sinceramente rispondo che è quello che riesce ad emozionarmi.
Il più delle volte degusto alla cieca e non so cosa ho davanti, questo mi facilita molto e mi rende libera. Libera come in questo caso di raccontarvi di due vini che ho ricevuto un poco di tempo fa. Un Soave e un Valpolicela Superiore. Bellissime etichette in bianco e nero. Penso che debbano essere persone giovani i proprietari.

Metto in frigo il Soave. Mio fratello ha pescato 10 saraghi pizzuti e io li ho tutti puliti, sfilettati e fatto dei filetti bellissimi e senza spine. Li cucino semplicemente in friggitrice ad aria con della maggiorana, una spruzzata di limone e un filo d’olio. In tavola siamo in 3. Io, mia mamma di 97 anni e mio fratello.
Che colore splendido, brillante questo Soave, che naso complesso che viaggia tra il balsamico e la frutta fresca con prevalenza di pesca bianca, che bocca setosa, avvolgente, bella sapida e persistente. Mi parla di pulizia, di persone per bene, di sincerità. Ecco, si un vino vero e sincero.
Tutto questo non lo dico e attendo il commento di mia madre, semiastemia, che è stato “questo sì che è un signor vino bianco, mi ricorda quelli che portava a casa tuo nonno”
Mio nonno era un gran gourmet e era sempre alla scoperta di vini di alta qualità per festeggiare con i suoi amici e gran frequentatore della zona del Soave e di Gambellara. Mio fratello approva in silenzio e chiede, cosa rara, il bis di pesce e di vino. Abbinamento riuscitissimo e armonico, ve lo consiglio veramente.
Altra situazione di assaggio.

Sono in montagna ma mi porto il lavoro da casa. Siamo in parecchi a tavola, nessun esperto di vino e, dopo una giornata a spasso per i sentieri, scendiamo a valle per acquistare la pizza.
Metto il Valpolicella in frigo, anche se ero in montagna, faceva veramente caldo. Finalmente lo apro, ripensando al Soave, e sento subito una continuità. Anche qui pulizia, niente di finto, sincerità. Un rubino splendente (sarebbe bello avere una pietra con quel colore al dito… ma costerebbe troppo) e un naso che racconta storie di ciliegie mature ma anche di rose di Damasco che hanno anche quel sentore di bergamotto e poi una nota speziata e esotica di pepe di Saravak.
Bello bellissimo il balletto che interpreta al palato, un rincorrersi tra freschezza e sapidità con tocchi di tannini ben composti. Niente di tronfio, anzi è agile e di corsa. Ecco lo paragonerei a un maratoneta. Essenziale.
Attendo il riscontro dagli amici che lo bevono con gusto e piacere considerandolo di ottima qualità. Concordo con loro e l’abbinamento?

Non ci crederete ma con la pizza margherita, l’unica che avevamo trovato, ci stava che era una meraviglia. Non so chi ci guadagnava se la pizza o il vino. Ma ha poca importanza, si son sposati e son stati felici e contenti.
Dopo tutto questo ho finalmente guardato il sito internet e ho scoperto che la cantina Ripa della Volta, della Valpantena, autrice dei due vini di cui sopra, è una cantina recente con proprietari giovani e di buona volontà, che lavora in biologico. Gestiscono integralmente i loro vigneti, hanno una giovane enologa sarda e insomma un sacco di altre cose belle e vere che ho sentito nel bicchiere senza leggerle e che vi ho raccontato passo passo.
Adesso manca solo una cosa, andarli a trovare. Lo consiglio anche a voi.
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Liliana SAVIOLI












