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GREEK WINE DAY. DA FIRENZE A MERANO LA BELLA SORPRESA DEI VINI GRECI

A Firenze, 50 aziende greche propongono 230 le etichette in degustazione, tra etichette di territori iconici come Santorini o da vitigni apprezzati come Xinomavro o Assyrtiko, ad altre assolutamente sconosciute ai più.

Testo e foto Monica Piscitelli

A dispetto di quanto si creda, ne percorrono di chilometri i vini greci per farsi conoscere. Ma serve chi li ami e sostenga: esperti e appassionati ambasciatori come Haris Papandreou che ne conoscono la originalità e qualità.

Ed ecco che, per il terzo anno, all’Hotel Albani di Firenze (in collaborazione con FISAR Firenze, Vini del cuore e Winesurf Magazine) si è svolto il Greek Wine Day: la degustazione di 50 aziende di primo livello greche.

E’ davvero un’occasione incredibile, quella che questa piccola manifestazione propone, grazie al fatto più della metà dei produttori non hanno esitato ad accompagnare le proprie bottiglie per presentarle personalmente al pubblico italiano.

Nasce da questo scambio biunivoco, avviato già nel 2015, l’evento di Papandreou, segretario del Consolato Onorario della Grecia a Firenze e appassionato di vino, il cui scopo è promuovere e far conoscere i vini del suo Paese.

230 le etichette in degustazione, talune molto note – di territori iconici come Santorini o da vitigni apprezzati come Xinomavro o Assyrtiko – e altre assolutamente sconosciute ai più.

Un’occasione ricchissima per chi ama ampliare i propri orizzonti, non esistendo nulla del genere in Italia, per chi ama i vini greci.

Ci sono i principali produttori le cui etichette si possono ammirare su tutti gli scaffali del Paese e alcuni minuscoli. Ci sono vini perfetti, taluni monumentali, altri gastronomici, altri ancora godibili ogni giorno ma, tutti, hanno una loro identità precisa. Non sono uguali a nulla: sono greci.

Impossibile provare tutte le etichette in degustazione in una giornata, ma alcune curiosità ce le siamo tolte. Iniziamo da Nomades, progetto italo greco che vede al lavoro Onofrio Viscione e Georgia Stamatelatou. Il nome denuncia un approccio “itinerante” o “da nomadi”, cioè il coinvolgimento di più territori e identità ma anche la scelta chiara di lavorare solo varietà autoctone nei due Paesi: in Campania le varietà Fiano, Falanghina e Aglianico e, in Grecia (a Kithaironas nella regione della Beozia, a ovest di Atene), Assyrtiko e Savatiano. Ed è quest’ultimo vino (in una espressione moderna e salina), nel quale il Savatiano è la gran maggioranza, a mostrare il potenziale di un vitigno molto popolare (il più diffuso nel Paese) e anche piuttosto banalizzato dalla storico massiccio utilizzo come base della amata e odiata Retzina.

E’ inevitabile dilungarsi sui vini bianchi, parlando di Grecia. Ma taluni rossi da Xinomavro e Agiorgitiko meritano un approfondimento.

Da vini rossi strutturati e longevi, con tannini e acidità importanti, Xinomavro che ha come territorio d’elezione la Macedonia (denominazioni Naoussa, Amyndeon, Goumenissa), ossia l’area più a nord della Grecia con vigne fino a 700 metri sul Monte Vermio.

Più rotondo e fruttato l’Agiorgitiko, tipico del Peloponneso, che dà anche ottimi rosati e rossi giovani e, da invecchiamento, si esprime a livelli di eleganza nella Denominazione Nemea, una zona a nord est del Peloponneso, a sud di Corinto.
Mentre sulle isole (Creta, Santorini, Cicladi, Ionie), frequenti sono Mandilaria, Kotsifali, Mavrotragano e Liatiko.

A Firenze, una giovane cantina, indicata come una delle più “innovative del panorama enologico greco contemporaneo” ha portato i suoi spumanti Metodo classico biologici, frutto della vinificazione in bianco (il Blanc de Noirs Azzardà) e in rosato, dell’Agiorgitiko; oltre che dello Chardonnay e Pinot nero, in uvaggio per una terza etichetta.

Si tratta di Milia Riza (“milia” da familia, “riza” per “radici”), nata nel 2020 su 35 ettari di famiglia e si trova a Nemea, nelle zone di Poriá, Xerocambos e Gefyraki e lavora su terreni calcarei e argillosi e altitudini fino a 350 metri.

Le “radici” cui si riferisce il nome, sono quelle di Nancy Mazou, valente enologa greca, nata ad Atene e cresciuta nella zona di Nemea (nipote del noto produttore Thanasis Papaioannou, uno dei pionieri del vino moderno in Grecia) e di Stefano Stante, agronomo ed enologo, nato a Lisbona, con origini italiane‑brasiliane.

Ma veniamo, inevitabilmente, ai bianchi.

Molto apprezzato internazionalmente con vigne e uve vendute a prezzi da capogiro è l’Assyrtiko che è oggi coltivato, oltre che nella magica Santorini, anche altrove in funzione della sua popolarità.

Sulla nota isola egea, questo vitigno è allevato su terreni vulcanici molto sciolti. Gli impianti delle bottiglie più iconiche di Assyrtiko di Santorini DOC provengono prevalentemente da vigneti a “kouloura”, (ad alberello intrecciati a “ciambella” per proteggerli dal sole intenso e dal vento) e vecchi oltre 50 anni.

Al Greek Wine Day, una porzione della sala era dedicata, appunto, agli Assyrtiko.

Davvero interessante è Volacus prodotto da Michalis Kontizas e la moglie Eirini Dellatola della azienda Volacus Wine.

Si tratta di un 100 % Assyrtiko prodotto sull’isola di Tinos (piccola isola delle Cicladi Meridionali, tra Andros e Mykonos) a circa 400 metri di altitudine, su suoli composti da sabbia, argilla e graniti (“volakes”) vicino al villaggio di Falatados (zona di Gardari), a circa 400–440 m di altitudine.

Emerge qui una sapidità rimarchevole e una magnifica persistenza di bocca.

OENO Π (O‑E‑N‑O Pi), progetto premium del noto pioniere del vino greco Paris Sigalas, produce “Tria Ampelia” (“Tre vigneti”) di incredibile sapidità  e masticabilità, vinificato in anfore di terracotta e affinato sui lieviti per 16 mesi.

Non è possibile parlar di Assyrtiko di Santorini, per chi ama l’isola, senza menzionare Venesantos Winery, tra le cantine più scenografiche dell’isola e Hatzidakis Winery dell’omonima famiglia, accanto a quelle notissime (ndr: per fare un piccolo excursus) come Estate Argyros, Domaine Sigalas, Santo Wines, Gaia e Artemis Karamolegos Winery piuttosto che la emergente Vassaltis Vineyards e la storica Canava Roussos.
A Firenze le prime due erano presenti e hanno regalato grandi emozioni
. Venetsanos Winery, dal nome della famiglia che la ha creata nel 1947, è a Megalochori, a ridosso del porto di Athinios, in posizione mozzafiato sulla caldera.

In degustazione ha proposto alcune di suoi cavalli di battaglia, tutti contraddistinti da una inebriante mineralità. Provarli in ordine è sta un’occasione rara, a meno di non recarsi sul posto il Santorini e, tra gli altri,  Nyktery (tipologia che da disciplinare inizia la fermentazione durante la notte, quando le temperature sono più basse, per preservare freschezza e aromi) è fermentato in botte e ha il consueto tocco di Athiri e Aidani. Questo bicchiere si è rivelato emozionante, per la sua bocca quasi oleosa, avvolgente e stimolante nei rimandi minerali ammagliati a sentori di macchia mediterranea (lentisco e salvia), frutta amara (arancia, sorbe).

Stella Hatzidakis

“Familia” di Hatzidakis Winery è un 100% Assyrtiko che viene da vigneti della cerchia “familiare” dei conferitoti, nei villaggi di Pyrgos e Akrotiri.

Fondata nel 1997 da Haridimos Hatzidakis e Konstantina Chryssou, è oggi continuata da quest’ultima con i figli Stella (in foto a dx), Ariadni e Antonis, tutti e tre presenti al banco degustazione a raccontare questo vino seduttivo che fa solo acciaio con infinita gentilezza e grande charme. Più complesso e masticabile il Nykteri.

In degustazione anche l’Assyrtiko de Louros, il vino top di Hatzidakis, che riporta la dicitura “Vieilles Vignes” (fino a 300 anni) e fa maturazione in legno per 24 mesi.

Ma quello che più mi ha appagato per la sopraffina eleganza è Skitali, anche questo in Assyrtiko in purezza. Prodotto da vigne di 80 anni è realizzato solo in magnum: circa 300 bottiglie totali.

 

Questa piccola panoramica si conclude con la cantina Ktima “Mikra Thira” che è unica nel suo genere perché vanta addirittura due isole, a Santorini, isola che già di per sé è un sogno per molti. La “piccola Santorini” evocata nel nome è, infatti, Therasia, circa 9,3 km² di isola nel cratere Santorini, sul suo versante nord-ovest.

Per capirci, Plinio ne parlava dicendo che, nel 237 a.C., fu staccata da Santorini in seguito a un terremoto. Qui, tre enologi fanno vino dal 2001 e la azienda è stata la prima ad avviare un progetto enologico sulla piccola isola, mi racconta Ioanna Vamvakouri, una delle fondatrici. La azienda ha proposto in degustazione a Greek wine day, i suoi tre bianchi, tutti perfetti e godibilissimi, ma TerraSea, che proviene da vigne “kouloura” a Therasia, ha una magia in più: un mix emozionante di uva Assyrtiko, terra vulcanica, salsedine e vento.

Per restare vicini al vino greco si presenta nel week end una bella occasione, in uno degli appuntamenti più prestigiosi europei: Domenica 9, alle ore 14, all’Hotel Terme di Merano, se ne parla ancora. Infatti, a dimostrazione della capacità di “vederci lungo” di Helmuth Köcher, infatti, Olga Sofia Schiaffino, per la guida social I Vini del Cuore, accanto alla Masterclass di domani sulla Giorgia, propone uno Special tasting dei vini greci selezionati proprio dal wine specialist Haris Papandreou.

Il percorso toccherà dapprima l’isola di Creta con Diamatopetra 2024 (Assyrtiko e Vidiano) della cantina Diamantakis, visiteremo poi l’Epiro con Super Girl 2024 di Jima Winery (Debina 100%) per terminare nella magica Santorini con Skitali 2023 (Assyrtiko 100%) della cantina Hatzidakis.

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Monica Piscitelli
Giornalista | consulente di comunicazione | degustatore 
Napoletana, vive tra l’Italia e la Grecia.
Associata Arga Campania è membro de Le Donne del Vino della Campania. 

 

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