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LA MORRA E IL BAROLO DI FAMIGLIA: L’EREDITÀ VIVA DEI MARRONE

Tra passione langhetta e tradizione, il racconto di una cantina unita: sei vini che riflettono l’impegno di Gian Piero, Giovanna, Denise, Serena e Valentina.

Testo Andrea Li Calzi

foto @az. Marrone, foto bottiglie @Danila Atzeni

L’azienda Gian Piero Marrone

Quella della famiglia Marrone di La Morra, tra i comuni più vocati riguardo la produzione del celebre Barolo DOCG, è una storia che narra di passione per la viticultura langhetta e per le tradizioni che l’hanno resa celebre nel mondo. Le stesse sono state tramandate durante l’arco di quattro generazioni pur tuttavia sempre con un occhio rivolto al futuro, e a tutte le variabili in grado di migliorare – in maniera ponderata – il successo di un’attività, dunque quello di un’intera famiglia che si occupa di viticultura dal 1887. È tra queste colline, più nello specifico nella frazione Annunziata, che ha sede la cantina.

Fu senza dubbio Pietro Marrone il pioniere dell’azienda. Nato nel 1887 e figlio di Edoardo, anch’egli vignaiolo e produttore di vino, viene ricordato dalla famiglia come un ragazzo ambizioso e molto entusiasta. Il suo sguardo all’epoca fu ritento rivoluzionario. Egli curò i vigneti in maniera maniacalevennero definiti i più belli del borgo – ma la cosa più stupefacente fu proprio la visione d’insieme, perché capì un concetto importantissimo: maggior qualità a fronte di una produzione più contenuta, ma soprattutto nessuna coltivazione di mais tra i vigneti, filosofia impensabile a quei tempi.

Grappoli nebbiolo@azienda Marrone.

Carlo Marrone, seconda generazione nacque nel 1924, quest’uomo fu capace di veri e propri miracoli, perché la Seconda Guerra Mondiale non ignorò né lui né tantomeno suo fratello, ma con caparbietà ed una tempra inossidabile riuscì a sviluppare ed ingrandire la proprietà di famiglia, migliorando qualitativamente la produzione. Fu proprio in questo periodo che nacque un termine fondamentale per la storia dell’azienda Marrone: “Pichemej”.

Così definì papà Pietro il vino prodotto da Carlo – in dialetto piemontese significa “più che meglio – ma più avanti capiremo il perché di questo termine, così importante anche ai giorni nostri. La terza generazione è rappresentata da colui che diede il vero e proprio nome all’attuale cantina, Gian Piero Marrone, nato nel 1955, un grande innovatore ma innamorato delle tradizioni; assieme alle ben più conosciute uve dolcetto, barbera, nebbiolo, nebbiolo da Barbaresco e Barolo, volle a tutti i costi piantare cultivar a bacca bianca autoctone: la più nata arneis, ma anche favorita e l’aromatico moscato. La moglie Giovanna, stessa classe di Gian Piero, affianca l’intera famiglia fungendo da factotum.

Denise, Serena e Valentina Marrone@Azienda Agricola Marrone

La quarta generazione della famiglia Marrone è tutta al femminile, tre vulcaniche sorelle: Denise, Serena e Valentina. La prima si occupa di comunicazione e del bel ristorante aziendale, un’attività parallela alla cantina, segue anche i mercati di lingua tedesca. Serena si occupa della parte finanziaria e segue i mercati più lontani come America e Cina, coadiuvata dal marito Marco. Valentina, enologa di famiglia, cura l’aspetto più importante di tutta la filiera, il vero e proprio cuore dell’azienda.

La Morra

Ho sempre ritenuto La Morra uno tra i comuni più vocati per la produzione del celebre Barolo Docg, se non il migliore in assoluto. In tutto sono undici, per dovere di cronaca: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d’Alba, Novello, Roddi e Verduno, compresi nella provincia di Cuneo, in Piemonte. Ormai il cambiamento climatico, lo stesso che sta interessando sempre più il Bel Paese – e non solo – ci “vieta” di stilare classifiche, ammesso che le stesse abbiano mai avuto senso, perché ogni annata è diversa dall’altra; per non parlare dei mille capricci di madre natura che fanno passare notti insonni ai viticultori. La famiglia Marrone è visceralmente legata a La Morra.

È bello passeggiare per le vie del centro storico, le cui origini risalgono al XII secolo; caratteristici i Bastioni, che durante il Medioevo circoscrivevano con le loro numerose porte e torri l’intero paese. Le strade sono a raggiera, e percorrendole a piedi si ha l’impressione di vivere in un’epoca ben lontana dal caos che contraddistingue il “logorìo della vita moderna”.

Vigneti in La Morra@az.Marrone

Continuando il nostro percorso virtuale, da Via Umberto si giunge a Piazza Castello, e soprattutto al Belvedere di La Morra, tra i più spettacolari di questo comune, e a mio avviso del comprensorio langarolo. Si dominano le colline e l’arco alpino, e nelle giornate con cielo terso paesi come Barolo, Castiglione Falletto, Monforte, Serralunga d’Alba, ma anche Mondovì, Grinzane Cavour, Barbaresco, Neive. Celebre la Torre Campanaria, in stile barocco, situata sulla medesima piazza; salendovi la vista è ancora più spettacolare, altra ben 31 metri, è stata costruita tra il 1709 e il 1711. La leggenda narra che a cavallo tra i mesi estivi, e solo con un cielo particolarmente cristallino, dalla cima di questa torre si può scorgere persino la città di Torino.

Le origini di La Morra risalgono all’epoca romana, l’abitato originario era ubicato proprio nella zona oggi conosciuta come Annunziata, dove ha sede l’azienda Marrone. Con il passare dei secoli, il borgo vide diversi attori protagonisti, dai Marchesi di Monferrato alla famiglia Falletti. Ma è solo nel 1402 che i libri di storia narrano per la prima volta la presenza del nebbiolo, assieme al pignolo, vitigno ormai scomparso. Successivamente il comune passò dalle mani del Ducato di Milano al Duca di Savoia, diverse altre casate si avvicendarono fino al 1544, epoca in cui i Francesi abbatterono il castello fortificato, il borgo fu dominato anche dagli spagnoli, ma nel 1756 passò definitivamente ai Savoia.

Il Territorio

Una tesi ormai piuttosto conclamata afferma che le colline del Barolo sono nate a causa del sollevamento del mare nel periodo miocenico terziario, per questo motivo sono ricche di calcare. Tuttavia, la composizione è varia, e si suddivide in due macrocategorie: le zone del Tortoniano ed Elveziano. Ciò che mi ha sempre appassionato, riguardo questo territorio, è che a seconda della zona i vini posseggono caratteristiche ben definite e diverse l’una dall’altra. Concetto che si può estendere a tante altre zone vitivinicole piemontesi s’intende. Il Tortoniano, ad esempio – quello che dà origine ai vigneti La Morra e Barolo per intenderci – è ricco di marne grigio bluastre meno pressate tra loro; l’Elveziano, quello di Castiglione Falletto, Monforte e Serralunga d’Aba, più ricco di marne grigio-brune molto compatte. La Morra conserva terreni meno compatti perché composti da tanta argilla e da una percentuale importante di sedimenti fini e limo, oltre che da Marne di Sant’Agata, ovvero strati marnosi con poca sabbia. Inoltre, sono famosi i conglomerati di La Morra, costituiti da grandi strati ciottolosi, presenti quasi esclusivamente in questo comune.

La Morra, vigneti@azienda Marrone

Sono tutte a est dell’abitato le grandi vigne di La Morra, protette dalle colline su cui si estende il paese. I cru possono distinguersi in tre gruppi: quelli intorno alla frazione di Santa Maria, quelli della frazione dell’Annunziata e il grande vigneto intorno alla borgata di Cerequio, in comune con Barolo. L’Annunziata, a sud è da sempre protagonista, dispensa alcuni tra i cru più pregiati di La Morra: Rocche, Conca dell’Annunziata, Manzoni, Monfalletto o Gattera, Bricco Luciani, Arborina, Giachini, Bricco Rocca. Le uve provenienti dalle Rocche dell’Annunziata sono sempre state considerate degne di nota, danno vita a vini dotati di ariosità, slancio, eleganza, tannini levigati e dolci ed un equilibrio intrinseco che li rende già godibili a pochi anni dalla vendemmia, senza precludere affatto la capacità di affinamento. La frazione di Santa Maria, a nord del comune – considerata ricca e fertile – possiede vigne che danno vini più immediati, produzioni abbondanti. La terza ed ultima area, quella in comune con Barolo, possiede caratteristiche completamente diverse: Brunate, 25 ettari, è tra i cru più famosi dell’intera Langa, Cerequio è una vigna di 19 ha, regala vini di buona struttura ed intensità fruttata, Ca’ nere, Fossati e La Serra altri cru degni di nota. Riassumendo sommariamente, i vini delle due frazioni, si caratterizzano per la finezza dei profumi ed una caratura meno imponente e minor intensità, i vigneti attorno alla borgata Cerequio, vivono di maggior complessità aromatica ed una struttura pronunciata.

La filosofia aziendale

Torniamo all’azienda Marrone e parliamo di agricoltura, a mio avviso il tema principale quando si parla di vino e dell’impegno di un’azienda vitivinicola. Quella di questa cantina è una scelta netta e del tutto propria, una filosofia che parte da tecniche legate alla biodiversità, ma in questi casi amo sempre riportare le frasi dei protagonisti: “Non usiamo diserbanti, ma specifici attrezzi meccanici che permettono alla pianta di difendersi dalle infestanti e allo stesso tempo di arieggiare il terreno; cerchiamo di ridurre al minimo i fenomeni di dilavamento del terreno durante le precipitazioni temporalesche che impoverirebbero il terreno di preziosi elementi minerali; utilizziamo solo concimi organici (rigorosamente selezionati), importantissimi per dare alla pianta i migliori componenti da trasferire nell’uva e al terreno di mantenere quella preziosissima microflora indispensabile alla vita delle piante.

Tutte le operazioni di gestione del vigneto vengono fatte esclusivamente a mano: a partire dalla potatura, per poter differenziare la produzione in funzione della forza della singola pianta; ad accompagnare i tralci ai loro sostegni; al traumatico diradamento dei grappoli, che sacrificherà parte della produzione per privilegiare solo i grappoli migliori; alla vendemmia, dove mani esperte selezioneranno e trasferiranno la preziosa uva in cassette forate che permetteranno all’uva di arrivare in cantine nelle condizioni ottimali.

L’attività dell’azienda Marrone è svolta in due comuni ben distinti. Castiglione Falletto ospita la struttura dove hanno luogo le diverse fasi di produzione e imbottigliamento. Nei pressi di La Morra, più precisamente in frazione Annunziata, è ubicata un’altra cantina riservata esclusivamente all’affinamento dei vini. La produzione si assesta sulle 80 mila bottiglie annue, ed una proprietà che si estende su 9 ettari vitati, circa 2 nel comprensorio del Barolo DOCG.

Veniamo ai sei vini degustati e al nostro consueto punto di vista.

Langhe Arneis Tre Fie 2024

L’arneis è tra i grandi autoctoni a bacca bianca del Piemonte. Tre Fie, in dialetto piemontese significa tre figlie, ovvero Denise, Serena e Valentina Marrone. Ritrovo un bel paglierino solare e di media consistenza. Al naso suggestioni di agrume spigliato e fresco, mela Granny Smith, pesca nettarina, biancospino e tiglio. Dopo lenta ossigenazione affiora una scia di calcare unita a ricordi di erbe aromatiche. In bocca apprezzo molto questo andirivieni di sensazioni sapide ed acide ben ritmate, non vi è prevaricazione; il vino sfuma dolcemente rilasciando un buon ricordo di agrume e toni erbacei.

Langhe Rosato Dolcevita 2024

Frutto dell’unione tra barbera e nebbiolo, si distingue già alla vista per doti di leggiadria. Alludo ad una trama cromatica piuttosto chiara salmone con rilassi rame. È la trama floreale ad aprire le danze, mediante la rosa e il geranio selvatico, con incursioni agrumate, fragolina di bosco, ribes rosso, paprika ed una chiusura nettamente minerale/ferrosa. In bocca è sinuoso, vivacizzato qua e là da lampi acidi e sapidi che rendono il sorso piuttosto equilibrato; è pur tuttavia un vino ancor giovane a mio avviso, un po’ di riposo in cantina gioverà all’insieme.

Langhe Nebbiolo Che Vale 2023

Nebbiolo in purezza; osservandolo in controluce il vino mostra tonalità chiare, eleganti, che dal rubino virano ben presto al granata di media trasparenza. Naso intriso di frutti rossi – tra cui ribes e ciliegia selvatica – violetta e tabacco in foglie; con lenta ossigenazione pietra polverizzata ed effluvi di sottobosco, ma anche grafite. Bellissimo l’attacco che rimanda al frutto “croccante” e alla sapidità tipica dei terreni della Frazione Madonna di Como del comune di Alba; anche la morbidezza è bilanciata egregiamente grazie ad un tannino vispo pur tuttavia dolce. Molto buono.

Barbera d’Alba Superiore La Pantalera 2021

Prodotto mediante uve barbera 100%, già alla vista mostra profondità mediante una tinta rubino con riflessi porpora; estratto considerevole. L’impatto olfattivo è deciso ed articolato: susina nera, mirtillo, mora di rovo rinfrescati da sbuffi mentolati e rintocchi fumé che rimandano all’incenso/cenere. Una leggera tostatura ricorda la vaniglia Bourbon e la noce moscata. In bocca è coerente rispetto a quanto percepito al naso, l’alcol è ben integrato e la profondità non trascurabile. In questa fase la sapidità è lievemente in anticipo rispetto alla freschezza, la stessa – a mio avviso – invertirà le posizioni mediante il prolungato affinamento in cantina.

Barolo Castellero 2021

L’MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) Castellero, del comune di Barolo, è esposta a sud ovest ad un’altitudine pari a 250 metri sul livello del mare. La composizione del terreno contiene prevalentemente marne di Sant’Agata fossile tipiche con alta percentuale di sabbia. Il vino viene prodotto mediante l’utilizzo di uve nebbiolo 100%, il clone protagonista è il lampia con un piccolo saldo di michet.

Tonalità granata calda e di media trasparenza; mostra un buon estratto. Il vino si apre pian piano ed è la ciliegia matura ad avere la meglio affianco a spezie dolci quali cannella e chiodo di garofano; pennellate floreali di viola impreziosiscono l’insieme unite a suggestioni agrumate, in particolare arancia rossa sanguinella; in chiusura erbe officinali e grafite. La 2021 è un’annata che sta regalando tante soddisfazioni in zona. La piacevolezza di questo Barolo è notevole e senza per questo rinunciare alla sua caratura, al suo peso specifico dato in parte dal terroir d’elezione. Lo spessore s’avverte soprattutto al centro della bocca, dove una travolgente sapidità conquista i recettori del gusto, ben supportata dalla freschezza che invoglia la beva. Buonissimo.

Barolo Bussia 2021

Bussia è un’MGA del Barolo tra le più estese ed importanti. Situata a centro-sud rispetto al noto comprensorio vitivinicolo piemontese – nel comune di Monforte d’Alba – vanta antiche tradizioni. La famiglia Marrone non poteva dunque mancare all’appello: possiede circa due ettari di vigneto, una parte di questi è proprio all’interno di Bussia. Il terreno Elveziano di Monforte d’Alba è ricco di marne grigio-brune molto compatte. Ritrovo un vino color granata/rubino profondo, ricco di estratto. Timbro olfattivo intenso, con suggestioni speziate e lievemente tostate che con il passare degli anni diverranno meno protagoniste; il frutto appare opportunamente maturo e sa di amarena matura, grafite, terriccio umido e anice stellato. A circa mezz’ora dalla mescita rimonta la parte floreale: rosa rossa, viola e un curioso accento salmastro che acquista complessità pian piano. In bocca vi è sinergia tra parti sapide e la giusta freschezza, in un crescendo di sensazioni speziate che regalano un sorso ancora nettamente giovane, dotato di un tannino significativo, lo stesso mostra il carattere dei terreni e la caratura del millesimo. Un vino “eterno” a mio avviso.

(In copertina, la famiglia Marrone@azienda Marrone)

@Riproduzione riservata


Andrea LI CALZI

Sommelier Ais dal 2011, in tandem con Danila Atzeni, fotografa professionista e sua compagna, autrice, tra l’altro, degli scatti dei suoi articoli, è un grande appassionato per la materia tanto cara a Dio Bacco ed ama la purezza delle materie prime in cucina: proprio l’attività tra i fornelli l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000.
Dopo svariati master di approfondimento sui più importanti territori vitivinicoli al mondo, nel 2021  ha ricevuto il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino. Collabora, altresì, anche con altre note riviste di settore.

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