Testo e foto Monica Piscitelli
7 grandi vini serviti al Grand Hotel Santa Lucia per celebrare un compleanno tondo tondo.
Nel 2005 nasceva Vitigno Italia in un periodo nel quale la città di Napoli non era turistica come oggi e di vino autoctono al Sud si parlava poco, ha raccontato il patron Maurizio Teti visibilmente emozionato per questa celebrazione che ha coinvolto giornalisti, buyer e amici, nella mattinata della consueta Anteprima annuale all’Excelsior.
E vini bianchi hanno decisamente dato un prova straordinaria accanto a due grandi Taurasi. 

I vini bianchi campani da invecchiamento
La Campania non è più nuova alle degustazioni di vini bianchi invecchiati ma ancora in troppi immaginano i bianchi dell’annata o pensano al vino bianco campano come il “compendio per spaghetti a vongole”: estivo e beverino, servito freddissimo e da bere a canna.
La bellezza è che si può scegliere: beva dell’annata e beva datata.
Gli 7 campioni del compleanno Vitigno Italia, di cui 4 bianchi, sono l’esatto opposto. Magnificamemente invecchiati, esprimono il varietale e il territorio facendo loro cavalcare l’onda lunga del tempo, tenendosi in sapiente equilibrio tra sentori maturi e nobili, esprimendo una complessità e pienezza di beva che un giovane non arriva a esprimere.
Chi beve questi vini abitualmente non può tornare indietro ai “bianchi easy’, ai grandi aromatici dove lo spessore varietale schiaccia la progressione di bocca e anche a molti rossi impegnativi, “ciccioni” (gli preferirà “rossi distopici”) per la tendenza a diventare solisti buttando fuori pure chi beve.
Bere bianco agè è un punto di arrivo senza ritorno. Tutto il resto sembra noia.

7 campioni del 2005, 7 vini campani, con 20 anni di vita, raramente stanno insieme. Vale per i rossi e, a maggior ragione per i bianchi. Anche perché, a meno di alcune aziende previdenti che ci hanno creduto contro ogni moda del tempo, non si pensava generalmente, e non si progettavano, bianchi del genere.
Perchè a 20 anni ci si arriva raramente per mera fortuna e molte bottiglie non fanno in tempo a giocarsela.
I 7 campioni parlano di un millesimo che seguiva e anticipava alcune annate roventi in termini di condizioni climatiche: una annata più fresca, ma bizzarra con una estate in alcune zone, esposta a grandinate. Ma generalizzare è impossibile data la orografia regionale. Ogni bottiglia delinea un territorio e un approccio differente al lavoro. 

I vini da non perdere
Il Taburno è presente con la Falanghina “Facetus” di Fontanavecchia, azienda dei fratelli Rillo, con Libero, presidente del Consorzio dei vini sanniti ad accompagnare in degustazione il calice. Il colore è ammaliante: oro brillante con copiosi riflessi ambra e arancio per quesra magnifica Falanghina in purezza che è una certezza nel panorama dei bianchi campani.
Un campione caratterizzato da frutta matura- albicocca e pesca mature e golose- e da una vibrante freschezza. Marca la bocca, una gradevole sensazione salmastra e un lieve sentore di pasticceria.
Il Cilento è presente con “Pietraincatenata” di Luigi Maffini, una delle espressioni più mediterranee e luminose del Fiano in questo millesimo 2005. La bottiglia è degustata in magnum (altro segnale di quanto Luigi Maffini e Teresa Gallo, compagni nella vita e nel lavoro credano a questi bianchi) e ha mostrato un’integrità e definizione gusto olfattiva incredibile. In evidenza, al naso, note di rosmarino e origano freschi, e frutta gialla appassita, oltre alcune lievi note di spezie dolci. Lunga l’onda di un’acidità vibrante oltre a una sapidità decisa. Anche la struttura è di carattere con la perfetta integrazione del legno nobile usato in vinificazione.

“Fiorduva” di Marisa Cuomo è un inno alla ricchezza enologica della Costiera Amalfitana. Un grande vino bianco sempre. Non una leggenda campata in aria, direi per i più scettici. Una base di Biancolella con altri piccoli vitigni della Costiera di cui molti ricordano a stento il nome. Fiorduva ruba l’anima ai grappoli del suo blend e regala un campione sempre entusiasmante.
Già dal colore dorato e brillante, seduce. La frutta è matura e croccante su un tappeto di note di macchia mediterranea e minerali. Alla beva tutto questo si rimescola con un abbraccio fumé, di cipria della nonna e fiori di ginestra. Lungo, entusiasmante nella progressione, e appagante.
Il Vesuvio racconta la sua realtà magnifica ed estrema con “Vigna del Vulcano”, il Lacryma Christi bianco di Villa Dora. Un altro grande vino bianco che costantemente appaga gli appassionati dei bianchi invecchiati. Qui le note minerali, dal naso alla beva, sono decise ma il bicchiere non è monocirde perchè, esplorandolo bene, ci sono fiori di sambuco, sentori di percoca e burro salato. La bocca è ricca nei rimandi corbezzolo, fiori recisi e nel finale di gesso, netto.
Dal cuore del casertano “Vigna Camarato”, il Falerno del Massico Rosso di Villa Matilde, è didattico per la denominazione. Un territorio magico e antico, quello del Massico e della Campania Felix. Un campione di grande solenne eleganza, con il frutto, a distanza di tanti anni, protagonista della beva che risulta gradevolmente sapida e scorrevole grazie alla acidità ben ammagliata al tannino levigato.
L’Irpinia è rappresentata da il suo grande campione rosso: il Taurasi. La Riserva “Vigna Quintodecimo” della cantina Quintodecimo di Mirabella Eclano nata nel 2001 è a una delle sue prime vendemmie. Ma questa bottiglia è il risultato evidente di una maestria di molto antecedente. Improgiona la potenza tannica e materica del vitigno Aglianico e quella del grande frutto delle vigne di Luigi Moio regalando copiosi rimandi terragni e di frutta marura, sbuffi di spezie nere.
Il “Pago dei fusi” di Terredora di Paolo, presente il produttore che racconta il millesimo, è sontuoso: elegante e dal profilo gustativo ricco e seduttivo. Ha tutta la decisa vitalità dell’Aglianico e succosità e lunghezza infinite.
Vitigno Italia 20 anni e la edizione di maggio
Ecco completo il suggerimento per la tavola di Natale e dei giorni delle feste proveniente da un grande brindisi di compleanno. Ma l’appuntamento con il resto, la prossima edizione di Vitigno Italia – con le grandi espressioni della spumantistica italiana, i bianchi del Nord Italia fino alle denominazioni rossiste del Centro e i vini identitari del Sud, con particolare risalto per quelli campani – è a maggio.
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Monica PiscitelliGiornalista | consulente di comunicazione | degustatore
Napoletana, vive tra l’Italia e la Grecia.
Associata Arga Campania è membro de Le Donne del Vino della Campania.











