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ETNA E CARRICANTE: L’ALCHIMIA TRA TEMPO, FUOCO, ALTITUDINE E IDENTITÀ

Nella suggestiva cornice del Ristorante Moyo a Milano, in un’assolata giornata autunnale di ottobre, sospesi accanto alle guglie del Duomo, basta un istante di immaginazione per sentirsi un po’ come sull’Etna: le superfici e i movimenti del suolo etneo sembrano dialogare con le linee slanciate della cattedrale, evocando la forza viva e mutevole della terra. A condurre l’esplorazione fino a lassù sull’Etna, Cristina Mercuri nota  wine educator.

Testo e foto Monica Tessarolo

L’Etna è oggi riconosciuta come una vera e propria “classic region”, al centro dell’attenzione internazionale per la qualità e lo stile contemporaneo dei suoi vini. Vini che si distinguono per un profilo slanciato, agile e verticale — emblema ne è il Carricante — e per un legame profondo e identitario con il territorio vulcanico da cui nascono. Il fascino dell’Etna risiede soprattutto nella straordinaria complessità dei suoi suoli, modellati nel tempo dalle diverse colate laviche.

Ogni Contrada rappresenta un microcosmo a sé, spesso punteggiato da antichi crateri, dove la sabbia vulcanica garantisce un drenaggio eccellente ma, al contempo, è capace di trattenere microelementi preziosi. Questo equilibrio naturale consente alla vite di autoregolarsi, esprimendo con precisione le sfumature del luogo e restituendo vini di grande tensione, mineralità e personalità territoriale e davvero identitaria.

Tenute Nicosia

Tenute Nicosia è una delle realtà storiche dell’Etna, profondamente radicata sul versante sud-orientale del vulcano, dove da cinque generazioni coltiva vigneti a Trecastagni. Fondata nel 1898, l’azienda ha saputo evolversi nel tempo attraverso una profonda riorganizzazione dei vigneti e una cantina moderna, mantenendo intatto il proprio spirito familiare.

Oggi, guidata da Carmelo Nicosia insieme ai figli Francesco e Graziano, e con il contributo dell’enologa Maria Carella, a gestire la parte in cantina. Tenute Nicosia interpreta il territorio con uno sguardo attuale e rispettoso. La scelta convinta dei vitigni autoctoni — nerello mascalese, nerello cappuccio, carricante, minnella e altri  — e una viticoltura biologica certificata raccontano un impegno concreto verso ambiente, biodiversità e sostenibilità. I circa 60 ettari vitati si distribuiscono tra Trecastagni, Zafferana Etnea, Santa Venerina e Linguaglossa, con vigne terrazzate tra i 550 e i 750 metri, adagiate su antichi coni vulcanici come Monte Gorna e Monte San Nicolò. È proprio dalle Contrade del versante sud-est che nascono i vini più identitari dell’azienda, affiancati da una produzione di Metodo Classico da nerello mascalese e carricante, affinato fino a 60 mesi sui lieviti, oggi tra le espressioni più prestigiose della cantina.

La Masterclassal Moyo con focus sul Carricante Metodo Classico e Nerello Mascalese rosato

Carricante Metodo Classico Brut 36 mesi sui lieviti. Si presenta di un giallo paglierino luminoso, impreziosito da brillanti riflessi dorati che ne anticipano l’eleganza. Al naso esprime un bouquet fine e di grande freschezza, dove emergono delicate note di fiori gialli e biancospino, accompagnate da sfumature di lievito e da accenni mielati che donano profondità e armonia. Il perlage è fine, continuo e persistente, segno di una spumantizzazione accurata. Al palato colpisce per la vibrante freschezza e la marcata sapidità, ben bilanciate da una sensazione di piacevolezza e precisione gustativa. La chiusura è pulita e armoniosa, con una persistenza lunga ed elegante, che invita al sorso successivo.

Focus Metodo Classico Sosta Tre Santi

Il nome Sosta Tre Santi richiama letteralmente il “luogo di sosta dei tre santi” ed è un omaggio al borgo di Trecastagni, sede della cantina Nicosia. La denominazione celebra i tre santi patroni della città — Alfio, Cirino e Filadelfo — che, secondo la tradizione, durante il loro pellegrinaggio verso il martirio, si fermarono proprio a Trecastagni, dove ancora oggi sono oggetto di profonda venerazione.

Il logo di Nicosia, con l’asinello al centro, rappresenta tenacia, laboriosità e il legame profondo con la terra, valori che caratterizzano la famiglia e la sua storia vitivinicola. Simbolo di pazienza e dedizione, l’asinello richiama la tradizione contadina siciliana e la filosofia dell’azienda: lavorare con cura i vigneti per ottenere vini che esprimono al meglio il territorio dell’Etna e della Sicilia.

L’anno fondativo (1898): il numero presente nel logo richiama l’anno in cui Francesco Nicosia aprì la prima bottega di vino a Trecastagni, segnando l’inizio di una storia vitivinicola che oggi arriva alla quinta generazione.

Sosta Tre Santi Carricante Brut Sessanta Mesi

Blanc de Blancs da Carricante con 60 mesi di affinamento sui lieviti, prodotto in quantità limitata. Il lungo contatto con i lieviti amplifica complessità e precisione aromatica, mantenendo intatta la freschezza varietale. Colore giallo intenso con riflessi dorati. Profumo ampio e stratificato, con fiori bianchi, agrumi, frutta secca, zenzero, cedro candito e miele di zagara. Perlage molto fine. Al gusto è minerale, pieno e profondo, sostenuto da una spiccata vena acida e da una persistenza lunga ed equilibrata.

Degusto anche La Sosta Tre Santi Etna Doc Rosato una sorpresa: alla vista si presenta con un rosa tenue e luminoso, dai riflessi ramati delicati, espressione elegante del Nerello Mascalese in versione rosata. Al naso il profilo è fine e tipico, con note di melograno, fragolina di bosco e agrumi rossi come l’arancia sanguinello, accompagnate da sfumature floreali di rosa canina e da un sottile richiamo minerale che rimanda ai suoli vulcanici. Al palato colpisce per la freschezza tesa e la spiccata sapidità. Il sorso è dinamico e scorrevole, con ritorni fruttati e una chiusura pulita, verticale e persistente, che lascia una piacevole sensazione salina. Un rosato di grande bevibilità ma non privo di carattere, capace di interpretare con autenticità l’identità dell’Etna, puntando su eleganza, precisione e tensione minerale.

Contrada Monte Gorna Etna bianco biologico

Nato dalle uve autoctone Carricante 90% e Catarratto 10%, questo bianco biologico prende forma sui suoli minerali della contrada Monte Gorna, a circa 700 metri di altitudine, sul versante sud-orientale dell’Etna. Un territorio che imprime al vino un profilo distintivo e riconoscibile. Al naso emergono note fresche e armoniose di mela e pompelmo, accompagnate da sentori floreali di biancospino e da una delicata sfumatura di miele. Il sorso è teso e vibrante, sostenuto da una marcata mineralità e da una piacevole freschezza, con un finale che richiama la nocciola e accenna a un elegante tocco di anice.

Monte Gorna Vecchie Viti Etna Bianco 2011

Chiusura in bellezza con un grande vino che dopo 14 anni si esprime ancora al suo meglio.
Quattro anni di maturazione in cantina, che prevedono anche un passaggio di 12 mesi in barrique di rovere francese, ne completano il profilo gusto-olfattivo.

Nel calice si presenta con un giallo dorato brillante, luminoso e invitante, preludio di un profilo aromatico di grande finezza. Il bouquet è complesso ed elegante: emergono note floreali di camomilla e ginestra, affiancate da profumi di pera e mela cotogna e delicate sfumature di crema pasticcera e miele, che conferiscono ricchezza e profondità. Al palato l’ingresso è morbido e avvolgente, con una trama gustativa armonica sostenuta da una sapida tensione minerale e da una freschezza vibrante, espressione diretta del terroir vulcanico. La struttura bilanciata e l’acidità ben integrata suggeriscono una notevole capacità di invecchiamento, elemento che distingue questo Etna Bianco tra i bianchi vulcanici italiani.

Un grande bianco che mi ha affascinato per la sua raffinata complessità e mi invita a esplorare la cantina, sognando bolle in vigna del 2026 a cui non vorrei mancare.

@Riproduzione riservata


Monica TESSAROLO

Amore e Psiche. Psiche, sono io, psicologa di professione, nell’anima. Bacco è Amore per il vino.
Sommelier Ais e international wine judgemuovo i primi passi da bambina tra le vigne dei nonni valtellinesi. La metamorfosi un paio d’anni fa, quando coniugo Psiche e Bacco, per ritrovare il mio amore da bambina: divento inviata di un magazine, viaggiando alla scoperta di vini, terroir e storie. In seguito, divenuta autrice di  alcuni magazine, scrivo di vino in chiave psicologica, emotiva e creativa.

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