Testo e foto Monica Tessarolo
Il mio press tour del 26 novembre 2025 inizia su un treno, direzione Carema. Viaggio in compagnia della mia amica e collega Jelena Peraldo, partendo da Milano fino a Chivasso, per poi proseguire verso Ivrea. Stazioni dal fascino d’altri tempi, attraversando paesi che sembrano lontani dalle rotte principali, quasi sospesi, eppure ricchi di un’autenticità rara, di quel “buon sapore” che si percepisce subito.
All’arrivo a Carema lo sguardo viene catturato da uno scenario sorprendente: un panorama montano di grande impatto, in Alto Piemonte, al confine con la Valle d’Aosta. Ad accoglierci troviamo Matteo Bosonetto, presidente della Cantina di Carema, la vicepresidente Roberta Bonin e suo padre. Un gruppo di giovani, affiatato, preparato e generoso, capace di trasmettere con passione la storia, l’identità e l’anima di questo territorio unico.
La Cantina di Carema
Fondata nel 1960 per iniziativa di sei viticoltori, la Cantina di Carema nasce come risposta allo sviluppo industriale dell’area, che stava progressivamente sottraendo manodopera e sostenibilità economica alla viticoltura locale. Oggi la cooperativa conta 101 soci, di cui 65 conferitori, riconducibili a circa dieci nuclei familiari storicamente legati al territorio. La superficie vitata complessiva è di 15 ettari, per una produzione annuale che si attesta intorno alle 50.000 bottiglie. Il passaggio decisivo avviene nel 1985, quando viene avviata la vinificazione diretta delle uve conferite dai soci.
La DOC Carema, istituita nel 1967, si estende oggi su una superficie di circa 25 ettari.
Carema rappresenta l’ultimo comune piemontese prima del confine con la Valle d’Aosta, in un contesto geografico di transizione in cui le vallate si restringono lasciando spazio a rilievi montuosi sempre più vertiginosamente verticali.
La Pergola Caremese
Carema è il territorio d’elezione della Pergola Caremese, caratterizzato da vigneti terrazzati, ha seguito una logica di autosufficienza: i terreni venivano dissodati e le pietre recuperate e utilizzate per la costruzione dei muri a secco e dei pilun, i caratteristici sostegni in pietra e cemento delle pergole. Il legname necessario, prevalentemente castagno, proveniva dai boschi di proprietà. Il suolo sottostante le pergole veniva destinato a colture di sussistenza, patate o foraggio, funzionali all’alimentazione del bestiame, elemento centrale dell’economia familiare. Gli animali fornivano latte e carne, ma anche letame per la concimazione dei vigneti. Ai margini delle parcelle era inoltre presente una zona dedicata al salice, le cui ramaglie flessibili venivano — e vengono tuttora — impiegate per la legatura dei tralci. Un sistema chiuso ed efficiente, perfettamente circolare, basato su una gestione integrata delle risorse e sulla riduzione al minimo degli sprechi.
Il nebbiolo Picotendro
La viticoltura caremese si caratterizza per una marcata verticalità dei vigneti di nebbiolo picotendro che rende ogni operazione eroica poiché esclusivamente manuale, in assenza di ausili comunemente utilizzate in altri contesti di montagna.

Il termine Picotendro deriva dal dialetto locale e fa riferimento alla particolare tendenza dei tralci a piegarsi verso il basso (pico tèn-dru), una caratteristica morfologica che distingue questo biotipo di Nebbiolo. Pur appartenendo alla grande famiglia del Nebbiolo, il Picotendro ha sviluppato nel tempo adattamenti specifici al clima montano e ai suoli estremi di Carema.
I suoli presentano una composizione prevalentemente sabbiosa e rocciosa, con limitata presenza di limo e argilla. L ’umidità rimane contenuta grazie alla costante ventilazione, favorendo un’elevata sanità delle uve. Significative, infine, le escursioni termiche tra giorno e notte, elemento determinante per la qualità e l’espressione aromatica dei vini.
La degustazione di Carema DOC
Dopo la splendida visita immersa nei ripidi terrazzamenti tra i 300 e i 700 mt slm, approdo alla sala di degustazione della Cantina e, nel calice, il Nebbiolo Picotendro di Carema si distingue per un profilo più teso, verticale e fine rispetto alle versioni di Langa. Il colore è rubino trasparente, tendente al granato con l’evoluzione. Al naso emergono note di piccoli frutti rossi, rosa appassita, spezie fini, erbe alpine e una marcata componente minerale. Al palato offre tannini fitti ma eleganti, una struttura slanciata e una spiccata freschezza, sostenuta da una naturale acidità che ne favorisce la longevità. Rispetto ad altri Nebbioli più opulenti, il Picotendro punta su finezza, equilibrio e precisione, con un’espressione che privilegia la bevibilità senza rinunciare alla capacità di evolvere nel tempo. I migliori Carema DOC possono affrontare lunghi affinamenti, sviluppando complessità aromatica e profondità gustativa.
Il nebbiolo effettua una macerazione delle bucce per 30/40 giorni a cappello sommerso e maturazione per 24 mesi in grandi botti di rovere francese. Nel complesso, le annate degustate la 2021, la 2020, la 2016 fino alla 2011 mostrano un vino coerente nello stile, caratterizzato da colore granato tenue, profili aromatici eleganti e progressivi e, una chiara evoluzione verso note speziate, balsamiche e terziarie con l’affinamento. Al palato emerge una struttura misurata ma profonda, sostenuta da freschezza costante e tannini fini, mai aggressivi. La bevibilità si coniuga con una buona capacità di evoluzione nel tempo, confermando un’impronta stilistica basata su equilibrio, precisione e longevità più che su potenza.
Spumante Metodo Classico Luna Neuva 2021
La vera chicca sorprendente è stata l’apertura della degustazione con una bolla alpina originale: lo Spumante metodo Classico Luna Neuva 2021. Dal dialetto locale luna nuova, che richiama il ciclo lunare, simboleggiando un nuovo inizio, freschezza e rinascita. Incarna una lettura “nuova” del Nebbiolo Picotendro: non più solo un vino fermo tradizionale, ma bollicine eleganti, fresche e dinamiche, nate dall’adattamento del Nebbiolo a una forma innovativa di espressione spumantizzata.
Nel bicchiere si presenta con un colore rosa tenue e riflessi albicocca, accompagnato da un perlage fine e persistente. Al naso spiccano note fruttate di lampone e una leggera speziatura che richiama l’identità del nebbiolo coltivato in questo ambiente alpino. Al palato si rivela secco, armonico e fresco, con un equilibrio che mette in risalto la vivacità dell’acidità e la pulizia gustativa. È uno spumante che unisce in maniera unica territorio e vivacità, offrendo una lettura originale del Nebbiolo oltre alla tradizione del rosso.
Carema si conferma un territorio di forte identità, dove la viticoltura eroica non è esercizio di stile ma pratica quotidiana, radicata nella storia e nella cooperazione. Il Nebbiolo Picotendro, allevato su pergole e terrazzamenti estremi, dà vita a vini tesi, eleganti e longevi, capaci di raccontare la montagna con precisione e misura. Un modello produttivo coerente, in cui tradizione, sostenibilità e qualità convergono in un’espressione autentica e davvero unica di Nebbiolo piemontese.
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Monica TESSAROLO
Amore e Psiche. Psiche, sono io, psicologa di professione, nell’anima. Bacco è Amore per il vino.
Sommelier Ais e international wine judge, muovo i primi passi da bambina tra le vigne dei nonni valtellinesi. La metamorfosi un paio d’anni fa, quando coniugo Psiche e Bacco, per ritrovare il mio amore da bambina: divento inviata di un magazine, viaggiando alla scoperta di vini, terroir e storie. In seguito, divenuta autrice di alcuni magazine, scrivo di vino in chiave psicologica, emotiva e creativa.



















