Travel Wine Magazine

Cerca

CAVAZZA, QUASI UN SECOLO DI VITICOLTURA D’AUTORE TRA GAMBELLARA E COLLI BERICI

A Montebello Vicentino la famiglia Cavazza, dal 1928 interprete di quattro generazioni di sapere contadino, ha costruito l’identità di due territori vocati all’eccellenza enologica.

Testo e foto Andrea Li Calzi

Cavazza

Tra poco meno di due anni l’azienda vitivinicola Cavazza compirà un secolo di attività. Un traguardo molto importante che rende onore ad una delle cantine più amate, ed al contempo note, della provincia di Vicenza, la cui sede è ubicata nel comune di Montebello Vicentino nella Contrada Selva, ovvero una piccola frazione del borgo sopracitato ricca di colline vitate.

Dal 1928 quattro generazioni tramandano il cosiddetto “sapere contadino”, che è possibile sintetizzare in: rispetto della terra e soprattutto della parola data, valori ahimè ormai sempre più rari. Imparare a convivere con la tensione verso una crescita continua, quella lenta e costante di chi vuole fare bene le cose. In questi valori è racchiusa l’identità dei vini prodotti dalla famiglia Cavazza, che hanno portato all’eccellenza due territori: il Gambellara e i Colli Berici. Aree vitivinicole fuori dal cerchio delle grandi denominazioni, e piuttosto lontane dalle luci della ribalta, ma storicamente vocate all’eccellenza enoica. Oggi alla guida dell’azienda troviamo la terza e la quarta generazione. I vini vengono prodotti mediante l’utilizzo delle proprie vigne, con un rigido controllo di ogni passaggio della filiera e scelte concrete in termini di sostenibilità. Più avanti vedremo come. La proprietà si estende per 130 ettari, ogni anno vengono prodotte all’incirca 600.000 mila bottiglie.

L’identità

Identità è una parola molto importante in viticoltura, perché in sintesi rappresenta tutto ciò che fa realmente la differenza. Ritrovare vini fortemente caratterizzati, dunque di conseguenza assaggiarli, è ciò che mi aspetto ogni qual volta varco la soglia di una cantina. Tutto ciò è possibile, in primis, per via del contesto pedoclimatico, e soprattutto grazie al tocco personale dato dal vignaiolo in grado di restituire l’essenza del terroir. Alludo alla sensibilità mostrata in vigna e in cantina, e alla capacità di guardare al futuro con competenze tecniche, autentica passione e costante ricerca nei confronti dell’eccellenza. Ho ritrovato tutti questi elementi proprio a Montebello Vicentino ascoltando i racconti della famiglia Cavazza.

Villa da Schio@A.Li Calzi

La storia

Nel 1928 Giovanni Cavazza e la moglie Augusta acquistano una casa e un vigneto a Selva di Montebello, in provincia di Vicenza, dove il percorso vitivinicolo si è sviluppato anno dopo anno. All’inizio erano presenti anche altre attività agricole: c’erano anche animali e le viti erano coltivate con un sistema chiamato “piantà”, dove la vite “maritava” attorno a una pianta che ne sosteneva l’abbraccio e al vigneto si alternavano erba medica e granoturco.

Nel Dopoguerra vengono eliminati stalla e fienile per dare priorità alla vinificazione e si adotta la tecnologia per un prodotto più evoluto. Nel 1987 l’azienda estende le proprietà oltre i confini geografici di Gambellara, con l’acquisizione di Tenuta La Cicogna sui Colli Berici per la produzione di vini rossi. Sono anche gli anni in cui Cavazza inizia a vendere all’estero, prima in Germania poi in Olanda e in Inghilterra. Oggi l’azienda è apprezzata in diverse aree del mondo.

La terza e la quarta generazione in azienda

Dopo Giovanni e Augusta sono entrati in azienda i loro figli: Domenico e Pietro, che a loro volta hanno passato il testimone a Giovanni, Luigi, Giancarlo e Francesco; gli stessi rappresentano la terza generazione e oggi guidano l’azienda coadiuvati dalla quarta generazione: Elisa, figlia di Luigi, Stefano, figlio di Giovanni, Mattia, figlio di Giancarlo e Andrea, figlio di Francesco.

Desidero riportare le parole dei nostri protagonisti perché il loro spirito ed attaccamento alla maglia appare chiaro ed inequivocabile. – Cavazza è la mia vita, la storia della mia famiglia che amo raccontare e che mi emoziona portare fuori dai confini del nostro territorio – racconta Elisa Cavazza, Responsabile mercato estero. Stefano Cavazza, Responsabile mercato Italia aggiunge – Cavazza è un’eredità preziosa che voglio portare avanti –. Andrea Cavazza, Responsabile amministrativo, ribadisce – Cavazza significa per me coltivare la passione del vigneto nel nostro territorio, che si tramanda di padre in figlio –. Infine, Mattia Cavazza, Area enologica conclude – Cavazza è un’azienda radicata nel territorio in cui le persone hanno le conoscenze, le capacità e il desiderio di farne conoscere prodotti e valori –.

Titolari di Cavazza@A.Li Calzi

I territori di produzione delle uve sono situati su due zone vitivinicole completamente differenti dal punto di vista del microclima e del terroir. Da una parte ci sono le colline di Gambellara di origine vulcanica, principalmente basaltiche, che riflettono un’impronta minerale ai vini. Dall’altra parte ritroviamo i Colli Berici con i vigneti situati nel comune di Alonte, dove le colline hanno origine marina e il suolo, con roccia calcarea, e terreni di argille rosse è vocato alla produzione di vini a bacca nera.

Gambellara

Le origini dell’azienda sono radicate in questa terra: i vigneti acquisiti dal secondo dopoguerra arrivano oggi a circa quaranta ettari nella denominazione Gambellara. La garganega è il vitigno autoctono che più di tutti ha saputo adattarsi a queste colline e a trovare il nutrimento necessario per la sopravvivenza, e per restituire il meglio di sé stesso. La zona di Gambellara è ricchissima di minerali come basalto, ferro, magnesio e potassio, microelementi che fungono da nutrimento per le viti e da barriera naturale contro le malattie del suolo. Le rocce vulcaniche su cui si sviluppano i vigneti sono fondamentali per l’apparato radicale, poiché caratterizzate da macro-porosità che consentono di immagazzinare risorse idriche fino al 100% del loro peso, rilasciando l’acqua molto lentamente. Le radici possono, inoltre, respirare attivamente e trarre beneficio dal contatto con rocce che presentano porosità riempite da sostanze gassose. Il clima della zona è di tipo temperato subcontinentale, con stagioni estive e invernali ben circoscritte e, considerata anche la conformazione dell’area, evidenti differenze termiche. In particolare, proprio nelle zone pianeggianti abbiamo temperature minime più basse a causa dell’inversione termica notturna lungo i pendii dell’aria fredda, proveniente dalle colline più alte.

Colli Berici

Nel corso degli anni Ottanta, con l’acquisizione dei vigneti di Alonte – piccolo comune in provincia di Vicenza – si gettano le basi per l’evoluzione dei vini della cantina. Si intuisce subito il potenziale inespresso della zona, caratterizzata dalla purezza della pietra berica.

Sede del Consorzio Colli Berici e Vicenza

Da allora Tenuta Cicogna è diventato un progetto per valorizzare le potenzialità di questo terroir con una viticoltura attenta a preservare l’area e una produzione che mira sempre più all’eccellenza. In questi rilievi le radici delle vigne affondano su antiche colline emerse ben 60 milioni di anni fa, sotto a fossili marini e sassi calcarei in cui la terra nasconde una miniera di minerali fondamentali per la vita delle piante; soprattutto potassio, magnesio e ferro. Al centro dei vigneti dei Colli Berici si trova la Tenuta Cicogna, nascosta come un gioiello tra i boschi delle colline Beriche, con le sue ampie vetrate si fonde col paesaggio che la circonda, in cui protagonisti sono gli oliveti e le vigne. La ristrutturazione di questa parte importante della tenuta nasce dal desiderio di recuperare l’antico casale di proprietà dei Cicogna.

In vigna

La filosofia in vigna dell’azienda Cavazza si basa su pochi ma importantissimi concetti: l’alta densità (4.000 piante) per ettaro, la potatura verde, la selezione delle gemme, la doppia vendemmia a seconda del grado di maturazione, la vendemmia manuale in casse, l’irrigazione di soccorso – per evitare che la pianta vada in sofferenza – compiuta esclusivamente nella fase precedente all’invaiatura. I vigneti sono prevalentemente allevati a guyot e si valorizzano i vini monovarietali autoctoni. Nelle zone collinari di Gambellara è ancora presente la pergola veronese.

La sostenibilità

Quando si parla di sostenibilità, le parole si susseguono a dismisura, pur tuttavia mediante i fatti è possibile fare la differenza. Il fine è attuare una serie di scelte che hanno l’obiettivo di tutelare la terra e il paesaggio in cui vengono prodotti i vini. Per Cavazza il percorso di costante impegno per l’ambiente si è concretizzato dalla vendemmia 2019 con l’ottenimento della certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata), riconosciuta dal MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali). Questo traguardo è stato possibile grazie a precisi metodi di coltivazione che coniugano buone pratiche agronomiche ad una lavorazione sostenibile lungo tutta la filiera. In vigneto si utilizzano concimi di origine organica e il controllo del sotto-fila viene effettuato meccanicamente o tramite inerbimento controllato.

La biodiversità dei Colli Berici, Cavazza@A.Li Calzi

La fertilità del suolo viene mantenuta naturalmente tramite la rotazione colturale; si pratica inoltre l’antica arte del sovescio: grazie alla semina di erbe spontanee la terra si arricchisce di nutrienti. L’azienda è sottoposta periodicamente ad analisi sulle foglie della vite, sul terreno e sul prodotto finito per la verifica di residui di trattamenti. Questa è una garanzia che i vini rispondono ai requisiti di sostenibilità, contribuendo al rispetto dell’ambiente e alla sua tutela. Cavazza ha investito inoltre in un impianto fotovoltaico. Il progetto, iniziato nel 2010, ha visto la copertura del tetto della cantina, dedicata a magazzino e imbottigliamento, per un totale di 1.500 metri quadri. Grazie alla produzione di 160 kWp, questo sistema permette all’azienda di essere completamente autosufficiente, anche per quanto riguarda il funzionamento dell’intero sistema di refrigerazione – autoclavi e magazzino – delle presse e dell’impianto di imbottigliamento.

Barricaia Cavazza@A. Li Calzi

I numeri

L’azienda dispone di 130 ettari di proprietà: 35 ettari (Gambellara e Colli della Lessinia) tra garganega e durella, altri 35 (Tenuta La Cicogna-Colli Berici) cabernet, merlot, tocai rosso e syrah. I restanti ettari: glera, chardonnay, pinot grigio, riesling e solaris. Vengono prodotte ogni anno circa 600.000 mila bottiglie.

Appassimento delle uve del Recioto presso Cavazza@A.Li Calzi

La degustazione

Lessini Durello Brut Millesimato Durello 2024

Da uve durella allevate sui Colli della Lessinia, in zona pedecollinare di origine vulcanica nel vigneto attiguo alla cantina. Terreni composti da tufo e basalto, ricchi di ferro, magnesio e altri microelementi. Prodotto mediante il metodo Charmat, affina tre mesi in autoclave. Paglierino con riflessi beige-verdolini, perlage fine. Al naso riconosco diversi agrumi, piuttosto dolci, tra cui mandarino e lime, ma anche maggiorana, pietra frantumata e un accenno lieve di idrocarburi. In bocca la carbonica è fine, stuzzica il palato grazie ad una punta di sapidità ben allineata alla freschezza del sorso. Beverino.

Gambellara Classico Bocara 2024

Il nome prende origine dalla località Bocara, nella collina di Selva di Montebello, ovvero il cuore della zona classica del Gambellara. Da uve garganega in purezza, allevate a circa 150 metri sul livello del mare su terreni vulcanici formati da strati tufacei e basaltici. La fermentazione avviene ad una temperatura controllata di 16°C in vasche di acciaio inox. Imbottigliamento e successivo affinamento in bottiglia con permanenza di tre mesi sulle fecce fini.

Paglierino vivace e luminoso con riflessi oro antico. Timbro olfattivo in levare, non ostenta inutili esuberanze. Al contrario è un lento susseguirsi di toni sulfurei frammisti a frutti tropicali croccanti, erbe aromatiche e una fresca sensazione agrumata. In bocca la tensione acida scalpita, unita ad una rotondità rassicurante che coccola il palato e lo rende pronto a ricevere svariati abbinamenti gastronomici. Buonissimo.

Tai Rosso Colli Berici Corallo 2021

Il nome Corallo è in omaggio all’origine marina dei colli Berici. Da uve tai rosso in purezza, allevate a circa 150-180 metri sul livello del mare, su terreni costituiti da un rilievo di arenaria e uno strato calcareo legato al fenomeno del carsismo, ricchi di ferro, magnesio e potassio. Fermentazione sulle bucce in piccoli recipienti di acciaio inox per circa 10 giorni, ad una temperatura controllata di 26°C. Affinamento 6 mesi in piccole botti di rovere francese da 228 l a media tostatura di 2°-3° passaggio.

Il colore del Tai Rosso@A.Li Calzi

Successivo affinamento di sei mesi in vasca cemento prima dell’imbottigliamento. Tonalità rubino vibrante con sfumature violacee-lilla. Lo avvicino al naso e vengo travolto da un’ondata di frutti rossi di rovo, spezie dolci – tra cui chiodo di garofano e paprika – ivi compreso un accento balsamico e ricordo di cosmesi; bellissima la chiusura che rimanda al terreno mediante suggestioni di pietra polverizzata e calcare. Ne assaggio un sorso e vengo rapito dalla sua freschezza stilizzata; il tannino è dolce e setoso ed infine una lunga scia sapida mostra ancora una volta il potenziale dei vigneti dell’azienda Cavazza. Corroborante.

(In copertina, Cavazza, Montebello VIcentino@A.Li Calzi)

@Riproduzione riservata


Andrea LI CALZI

Sommelier Ais dal 2011, in tandem con Danila Atzeni, fotografa professionista e sua compagna, autrice, tra l’altro, degli scatti dei suoi articoli, è un grande appassionato per la materia tanto cara a Dio Bacco ed ama la purezza delle materie prime in cucina: proprio l’attività tra i fornelli l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000.
Dopo svariati master di approfondimento sui più importanti territori vitivinicoli al mondo, nel 2021  ha ricevuto il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino. Collabora, altresì, anche con altre note riviste di settore.

 

News

Attualità

I nostri sponsor

I nostri partner