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ENZO BARTOLI: L’ANIMA SARTORIALE DEL PIEMONTE. UN’IDEA DI STILE

Enzo Bartoli è la firma che suggella una collezione di vini capaci di raccontare, con eleganza essenziale, svariati terroir ed iconiche denominazioni piemontesi. Abbiamo assaggiato quattro differenti vini e siamo rimasti piacevolmente colpiti

Andrea Li Calzi

 

La cantina

Enzo Bartoli, cantina piemontese situata a Priocca in provincia di Cuneo, è un marchio molto importante del Gruppo ARGEA S.p.A. Quest’ultimo rappresenta una solida ed innovativa realtà di produzione e distribuzione – di vino italiano nel mondo – nata dall’unione di aziende leader nel loro settore. Attraverso realtà come Cuvage, Ricossa, Poderi dal Nespoli e Zaccagnini, Argea valorizza l’eccellenza del territorio vitivinicolo nazionale. Tornando ad Enzo Bartoli, la cantina non intende comunicare il verbo mediante una voce unica, semmai desidera fortemente rappresentare un coro di vini: i più eloquenti del Piemonte.

in vigna@az. Bartoli

Sotto la guida di una squadra enologica affiatata, l’azienda opera in sinergia con una filiera selezionata di viticoltori locali. Con loro realizza una collezione corale che va dai vigneti storici di Barolo e Barbaresco a quelli di Nizza Monferrato. Lavorare con produttori indipendenti, il più delle volte, significa garantire che ogni vino conservi l’identità inconfondibile delle proprie origini, ed è la costanza a fare la differenza in questi casi. Viene impiegata la massima attenzione riguardo le vinificazioni; quest’ultime devono sempre essere rispettose del carattere varietale, e mediante l’affinamento raggiungere il massimo in termini di equilibrio soprattutto gustativo. Rappresentare un’espressione nitida del terroir.

La viticultura piemontese

La viticoltura piemontese, grazie al suo mosaico di territori altamente vocati, è riuscita – lungo il corso degli anni – a codificare il concetto di eleganza nella sua forma più sobria ed essenziale. Oggi parla un linguaggio contemporaneo, capace costantemente di evolvere senza perdere profondità. Situato nel nord-ovest dell’Italia, è una terra definita da un paesaggio straordinario.

panorama e tralci@E. Bartoli

Protetto dalle Alpi e disegnato dalle colline di Langhe, Roero e Monferrato riflette un’identità estetica precisa, composta, mai ostentata. Un territorio che ha fatto della cultura del vino, della cucina e del design una forma di pensiero, uno stile di vita da tramandare di generazione in generazione. Tutti questi valori sono stati ufficialmente riconosciuti nel 2014, quando queste colline sono state inserite nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO, in virtù della loro importanza culturale e storica.

La cultura del territorio

I principi che definiscono i vini piemontesi sono gli stessi che ispirano la vita quotidiana in questa terra: precisione, misura, essenzialità. Virtù che nascono perlopiù da imprese a carattere familiare, pur tuttavia radicate anche in realtà imprenditoriali di maggior rilievo – in termini numerici – le stesse che seguono la medesima filosofia. Torino, la capitale, è da sempre un punto di riferimento per il design razionalista e la disciplina estetica: colonnati, viali simmetrici e dettagli barocchi convivono con un senso profondo di funzionalità e armonia. Ma Torino, così come un po’ tutto il Piemonte, è anche luogo di pensiero. Per secoli è stato crocevia di cultura letteraria, politica e artistica, patria di figure che hanno influenzato la filosofia, l’economia e il design.

A Torino sono nati il primo quotidiano italiano, i pionieri del cinema, alcuni tra i designer più influenti del Paese. Amo definirla la “politica degli autori”, parafrasando i Cahiers du cinéma, che si riflette a 360°. Un senso di raffinatezza in grado di estendersi ad ogni aspetto della vita e della cultura piemontese. Lo si percepisce nel modo in cui si affrontano attività storiche: ricerca del tartufo, affinamento dei vini, cucina e soprattutto condivisione di aneddoti, dunque conversazione. In Piemonte, il vino è espressione del luogo.

Ogni singola collina, ogni pendenza, ogni suolo raccontano sfumature ben precise del territorio. Lungo il corso dei secoli, svariati vitigni hanno acquisito un ruolo emblematico, diventando le voci più autentiche della viticoltura piemontese e dando origine ad alcuni tra i vini più riconoscibili al mondo. Enzo Bartoli per la sua collezione ha creato una selezione che riflette l’identità più autentica del territorio, letta con rigore stilistico e attenzione alla riconoscibilità espressiva. Li vedremo assieme.

La degustazione

Langhe Bianco 2024: vino prodotto mediante l’utilizzo di uve chardonnay e favorita, la vinificazione prevede che il mosto ottenuto tramite soffice pressatura venga immediatamente separato dalle bucce e raffreddato, per essere lasciato a decantare in modo naturale. Successivamente inizia la fermentazione a temperatura controllata (18-20 °C). Affina un anno in serbatoi di acciaio inox sui propri lieviti. Si presenta in veste paglierino chiaro e luminoso; estratto medio. Al naso rivela suggestioni di acacia, biancospino, frutta esotica matura e miele millefiori, con incursioni lievemente salmastre e iodate; naso di estrema pulizia. Il sorso è slanciato, scattante, agile; si muove abilmente tra lampi di acidità agrumata e rintocchi sapidi. Apprezzo soprattutto la digeribilità di questo vino.

Le etichette in degustazione@A.Li Calzi

Piemonte Albarossa 2023: anche conosciuto come incrocio Dalmasso, il vitigno albarossa è nato quasi cento anni fa dall’innesto tra nebbiolo e barbera. La fermentazione alcolica, con macerazione, dura circa otto giorni a una temperatura iniziale di 24 °C che arriva gradualmente fino 28 °C. Al termine della fermentazione alcolica viene immediatamente avviata quella malolattica in vasche inox, per poi passare in barriques dove resterà per circa 12 mesi. Color rubino, tonalità vibrante e media consistenza. Il respiro è piuttosto pronunciato e sa di amarena, polvere di caffè e cacao, tabacco, grafite e mora; con lenta ossigenazione spezie dolci tra cui noce moscata. La morbidezza del sorso è controbilanciata da una acidità di prim’ordine, ben supportata da un centro bocca di tutto rispetto. Anche in questo caso ritrovo una beva coinvolgente.

Langhe Nebbiolo 2024: il vitigno piemontese per eccellenza non ha certo bisogno di presentazioni. In questa versione – il vino – fermenta e affina in contenitori di acciaio inox, prima dell’imbottigliamento. Tra il rubino e il granata, estratto medio. Il naso è un profluvio di sentori legati ai frutti rossi di rovo, alla viola contornata da spezie dolci e un agrume fresco e stimolante. Ne assaggio un sorso e ritrovo il consueto senso di leggiadria gustativa – da non confondere con banalità – che incarna l’essenza del vitigno e mostra, mediante la sapidità intrinseca, tutto il potenziale dei terreni della Langa del vino.

Barolo 2021: Re dei vini, vino da Re – come citava un vecchio detto – rappresenta la DOCG più nota del Piemonte. Negli ultimi decenni ha letteralmente conquistato i mercati di tutto il mondo, salendo sul podio delle denominazioni più richieste in assoluto. Affina 38 mesi in legno prima della messa in vendita. Granato vivace con unghia mattone, consistenza e buon estratto. Inizialmente, al naso, il frutto è dolce: pesca nettarina, susina nera e viola; con lenta ossigenazione affiorano ricordi di erbe officinali e roccia calda al sole – ricorda quasi un Carema – dunque una sensazione di grande austerità e fascino. In bocca risulta teso, slanciato, con ritorni di frutti acidi e un corpo medio, pur tuttavia caratterizzato da sapidità ragguardevole e un allungo da fuoriclasse. Finale pulito, coerente, richiama anche in questo caso fortemente la beva.

@Riproduzione riservata

(In copertina,


Andrea LI CALZI

Sommelier Ais dal 2011, in tandem con Danila Atzeni, fotografa professionista e sua compagna, autrice, tra l’altro, degli scatti dei suoi articoli, è un grande appassionato per la materia tanto cara a Dio Bacco ed ama la purezza delle materie prime in cucina: proprio l’attività tra i fornelli l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000.
Dopo svariati master di approfondimento sui più importanti territori vitivinicoli al mondo, nel 2021  ha ricevuto il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino. Collabora, altresì, anche con altre note riviste di settore.

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