Andrea Li CALZI
Cantina Girlan
Ogni qual volta imbocco l’autostrada del Brennero da Bolzano in direzione Novara – purtroppo accade sempre durante il viaggio di rientro – ripenso a quanto l’Alto Adige sia una regione affascinante sotto ogni punto di vista.
Più la frequento e più mi rendo conto che i motivi per tornarci sono molteplici. Non alludo soltanto alle mere ragioni lavorative: la passione per la montagna, lo sci di fondo, il respiro della natura – e tante altre cose – mi hanno spinto a frequentare il territorio ormai dal lontano 2001.
Tra le prime esperienze enoiche altoatesine, ricordo con piacere la visita presso Cantina Girlan o Kellerei Girlan. Fondata nel 1923 in uno storico e pittoresco maso del XVI secolo, ventitré viticoltori costruiscono le fondamenta di quella che allo stato attuale viene considerata come una delle cantine cooperative più importanti dell’Alto Adige.

Ci troviamo a Cornaiano, piccolo borgo vitato a circa 9 km in direzione sud ovest rispetto al capoluogo di regione, ovvero Bolzano. Oggigiorno i soci viticoltori sono ben 200 e gli ettari vitati 220-230, suddivisi in cinque microzone: Girlan, Mazzon, Monticolo, Montagna e Appiano Monte.
Al di là di statistiche e numeri – le stesse possono interessare relativamente – ritengo che negli ultimi 20-25 anni, le cooperative vitivinicole italiane abbiano subito un aumento della qualità media non indifferente; e in gran parte lo si deve proprio al modello altoatesino. Quest’ultimo è basato su pochi, pur tuttavia estremamente importanti fattori. In primis le dimensioni gestibili, nonché il legame e la collaborazione stretta e individualizzata tra i viticoltori; strumenti di un’unica orchestra in grado di mirare all’eccellenza.
Al timone troviamo Oscar Lorandi, Direttore della Cantina, affiancato da Andrea Sparer nel ruolo di Direttrice Amministrativa; a capo dello staff enotecnico invece l’enologo Gerhard Kofler. Nel 2010 l’Azienda ha avviato un processo di ammodernamento che oggigiorno rende possibile la produzione annua di 1.350.000 bottiglie suddivise tra 55% bianchi e 45% rossi, la riprova che le grandi cantina dell’Alto Adige credono fortemente nel potenziale del territorio a 360°.
A tal proposito la filosofia di casa è piuttosto chiara, essenziale: in primis valorizzare al massimo tutte quelle cultivar che hanno fatto la storia della regione, sto parlando ovviamente di pinot bianco, vernatsch (schiava) e pinot noir ma non solo; l’obbiettivo è anche quello di produrre vini dotati di una forte impronta territoriale grazie a vitigni internazionali quali ad esempio chardonnay e sauvignon, etichette in grado di competere ad armi pari con i grandi terroir di tutto il mondo.
La sostenibilità
L’spetto che più mi ha sempre colpito di Girlan, considerando soprattutto i volumi della suddetta cooperativa vitivinicola, è l’attenzione riservata alla sostenibilità. Ormai da tanti anni, per fortuna, sempre più aziende sentono il preciso dovere di agire in tal senso, e di conseguenza attuare tutta una serie di interventi atti a raggiungere tale scopo. L’azienda di Cornaiano, per quanto concerne il suolo, agisce con un discompattamento e concimazione verde con la semina di legumi, fertilizzanti organici su terreni poveri, vengono banditi quelli minerali; attua inoltre una riduzione dell’irrigazione con uso di sistemi a goccia a risparmio idrico.

Tra le viti si attua il principio minimo nella protezione riducendo il numero e la frequenza degli agro farmaci. Alle classiche malattie della vigna, come ad esempio le tignole d’uva, si preferisce porre rimedio con prodotti naturali – e metodi ecologici – come la confusione sessuale piuttosto che con prodotti di sintesi. La cantina è dotata inoltre di un impianto fotovoltaico che riduce del 50 % il consumo di energia. Trovo interessante anche la scelta di tappi naturali non sbiancati e il fatto che una percentuale della produzione vede protagonista la chiusura a vite, fenomeno che sta prendendo sempre più piede anche in Italia.
Il territorio
L’Alto Adige è tra le più piccole regioni del Bel paese ed al contempo quella maggiormente variegata. La sua posizione geografica rappresenta indubbiamente un asso nella manica; da queste parti i versanti collinari sono costituiti da vasti vigneti che si dipanano lungo i due fiumi più importanti della regione: l’Adige e l’Isarco. Il loro defluire incontra scenari del tutto differenti, pur tuttavia accomunati da un fascino univoco: si va dal classico tratto alpino caratterizzato dai maestosi nevai, alle piane baciate del sole di stampo prettamente mediterraneo della Bassa Atesina, a un tiro di schioppo dal Trentino, dove le correnti sono nettamente più tiepide, le stesse che smuovono gli ulivi e le fronde dei fichi.

Trovo interessanti diversi aspetti circa la coltivazione della vite da queste parti, la stessa si estende su un’area inferiore ai 5.300 ettari, ma comprende svariate fasce climatiche e una moltitudine di terreni differenti per tipologia. Vengono allevate venti distinte varietà in un dislivello che va dai 200 ai 1.000 metri sul livello del mare. Quest’incredibile vastità di scenari è perlopiù caratterizzata da un clima mite, di tipo alpino continentale, che dona oltre 300 giornate di sole l’anno.
Le tre microzone
Veniamo alle tre microzone che costituiscono il vero e proprio cuore pulsante della produzione di casa Girlan, ed iniziamo proprio dalla prima area omonima, quella da cui prende il nome la cantina. Ci troviamo a Cornaiano (BZ), a pochi km dal capoluogo di regione, in un pittoresco versante collinare compreso fra i 448 e i 550 metri s.l.m., è qui che si estende la maggior parte dei vigneti dell’Azienda. Ritroviamo terreni prevalentemente sabbiosi, argillosi e ricchi di minerali, dove le uve crescono sane e mature grazie ad un’ampia apertura verso la Val d’Adige che a sud gode dell’influsso del clima mediterraneo. La seconda microzona è denominata Gschleier, posta su una collina morenica a 450 m d’altitudine e caratterizzata da un terreno calcareo, ghiaioso e argilloso; tra i pochi fazzoletti di terra in quel di Cornaiano ad essere rivolto a sud.

Da quasi cinquant’anni ormai, soprattutto la schiava allevata nella zona di Gschleier, dà vita a vini piuttosto complessi, dotati di profondità e carisma, indubbiamente diversi rispetto ad altre aree altoatesine. Alcuni ceppi hanno 80-110 anni di età, rese molto basse compresa fra i 50 e i 60 ettolitri per ettaro.
Veniamo all’area protagonista del mio racconto, colei che dà vita ad alcuni tra i Pinot Nero più noti d’Italia. Alludo a Mazzon, vero e proprio cru all’interno del comune di Egna (BZ), a circa 20 km sud di Cornaiano. Girlan possiede ben dieci ettari di vigna, la stessa deve la sua grandiosità a due fattori principali, ovvero clima e terreno, elementi importantissimi per giungere ad un ottimo risultato considerando i mille capricci dell’uva sopracitata. L’argilla è la protagonista indiscussa, coadiuvata da una buona percentuale di calcare; l’esposizione al sole durante il pomeriggio conferisce al Pinot Nero prodotto a Mazzon gran parte del suo equilibrio, della sua classe, la stessa si traduce in doti di eleganza strutturale e longevità.

I vini degustati

Südtirol – Alto Adige Pinot Noir Rosé Piz 2025
Deve il suo nome all’espressione ladina Piz, che significa cima e che richiama la sua origine. I vigneti dai quali nasce, infatti, si trovano tra i 550 e i 650 metri s.l.m. nella zona dell’Oltradige, prevalentemente orientati a est, in grado di consentire una lenta maturazione delle uve. Tonalità cerasuolo con riflessi rame-buccia di cipolla.
Lento il suo respiro, il timbro olfattivo è sobrio e rimanda ad un mix di frutti rossi e folate balsamiche, ribes rosso, mirtillo e timo limone; qua e là riverberi speziati dolci e una vena marcatamente floreale. In bocca il sorso è incisivo, fresco, dominato da una scia sapida che richiama fortemente la mineralità dei terreni.
Südtirol – Alto Adige Pinot Noir Patricia 2024

Tre distinte sottozone caratterizzano la produzione del Patricia 2019: Girlan, Mazzon e Pinzon. La fusione degli elementi, derivati soprattutto dalla matrice del terreno e dall’esposizione, contribuisce ogni anno a creare un vino già piuttosto equilibrato a pochi mesi dall’imbottigliamento per poi guadagnare pian piano complessità con un moderato riposo in cantina.
Le vigne si collocano ad un’altimetria compresa tra i 380 e 530 metri s.l.m, troviamo da un lato depositi morenici su roccia porfirica vulcanica e dall’altro terreni calcarei argillosi esposti ad ovest. Resa pari a 56 hl/ha, vendemmia manuale, fermentazione di 12-15 giorni in tini d’acciaio inox; svolta la malolattica il vino affina 12 mesi in grandi botti di rovere (50 hl) e 6 mesi in bottiglia prima della vendita.
Rubino intenso reso nuances color lampone, buona consistenza. Al naso racconta di toni boschivi, frutti rossi di rovo e pepe nero con incursioni di violetta e pietra polverizzata, lieve fumé. Ne assaggio un sorso e riconosco una bella profondità e sinergia tra parti sapide ed acide, le ultime in netto vantaggio in questa fase; coerenza di toni speziati e minerali e un finale lungo dal tannino puntiforme.

Südtirol – Alto Adige Pinot Noir Riserva Flora 2023
Caratteristiche pressoché identiche al Patricia, in questo caso il Flora 2019 è una Riserva e nasce da rese ancor più basse, 45 hl/ha, la fermentazione si protrae per 20-22 giorni; eseguita la malolattica affina per 12 mesi in barrique (70% della massa) e piccole botti di legno da 12 hl. (30%). Prima della vendita riposa in bottiglia per sei mesi.
Rubino caldo con riflessi granata, bella luminosità. Al naso ritrovo un frutto dolce, espressivo, quasi “carnoso”: marasca e ribes nero, violetta ed una lieve tostatura che deve ancora ben integrarsi; con lenta ossigenazione grafite ed erbe alpine. Il sorso risulta energico e succoso, l’alcol ben gestito, la morbidezza di fondo è ravvivata qua e là da una buona spalla acida e un finale nettamente sapido, garanzia inequivocabile di longevità.
@Riproduzione riservata
(In copertina,Vigneto al tramonto@idee creative TWM)

Andrea LI CALZI
Sommelier Ais dal 2011, in tandem con Danila Atzeni, fotografa professionista e sua compagna, autrice, tra l’altro, degli scatti dei suoi articoli, è un grande appassionato per la materia tanto cara a Dio Bacco ed ama la purezza delle materie prime in cucina: proprio l’attività tra i fornelli l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000.
Dopo svariati master di approfondimento sui più importanti territori vitivinicoli al mondo, nel 2021 ha ricevuto il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino. Collabora, altresì, anche con altre note riviste di settore.














