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COWBOY CORE: IL FASCINO CONTEMPORANEO DELLA VITA RURALE

Esperienze immersive legate alla ruralità e all’outdoor sono tra i segmenti in maggiore crescita nel turismo under 40. Non solo promozione, ma anche incremento delle economie dei territori. Come in Castiglia, in provincia di Burgos, dove Sad Hill, set cinematografico nel famoso film western di Sergio Leone, dopo sessant'anni continua a produrre economia, cultura e identità territoriale.

Tra le tendenze più sorprendenti del 2026 c’è il successo del cowboy core. A prima vista potrebbe sembrare solo un’estetica social fatta di stivali, denim e tramonti polverosi. In realtà, dietro questa narrativa visiva si nasconde un cambiamento molto più profondo: il desiderio di tornare a una dimensione fisica, manuale, concreta dell’esperienza.

Il viaggio dev’essere utile, consistente, concreto

Dopo anni dominati dalla smaterializzazione digitale, sempre più viaggiatori cercano attività che abbiano peso, consistenza, utilità reale. Il cowboy core nasce proprio da qui: dalla riscoperta del fare.

guest ranch tra i boschi e le montagne dell’Idaho@VisitIdaho

Non si tratta di replicare il mito western americano, ma di reinterpretarlo in chiave contemporanea ed europea. Ranch, aziende agricole, fattorie evolute e agriturismi esperienziali diventano luoghi dove vivere — anche solo per pochi giorni — una quotidianità scandita da ritmi naturali e lavoro manuale.

Secondo il Global Travel Trends Report, le esperienze immersive legate alla ruralità e all’outdoor sono tra i segmenti in maggiore crescita nel turismo under 40.  Il dato è coerente con una trasformazione più ampia: le nuove generazioni associano sempre meno il lusso all’ostentazione e sempre più all’autenticità.

All’estero il trend è fortissimo

Non solo negli Stati Uniti, dove il 27 giugno sarà inaugurato Twin Peaks Ranch State Park, il trentunesimo parco statale dell’Idaho e l’ultimo ingresso in una collezione di aree protette che raccontano l’anima più autentica del Great American West, nel sud della Francia e nella Spagna interna, soprattutto in Andalusia e Castilla y Leon, antiche haciendas e tenute agricole vengono trasformate in destinazioni esperienziali facilmente raggiungibili dall’Italia.

Ma non solo. Una delle esperienze più richieste dal turismo mondiale è quella legata al cinema, alla visita di set che sono stati scena di film di successo.

In Castilla y Leon, nel cuore della provincia di Burgos, a pochi chilometri dal monastero di Santo Domingo de Silos, il celebre cimitero del finale del celebre film di successo Il buono, il brutto, il cattivo non è soltanto la scenografia del leggendario “triello” tra Clint Eastwood, Lee Van Cleef ed Eli Wallach, ma uno dei casi più interessanti di turismo cinematografico europeo, capace di trasformare una passione collettiva in uno strumento concreto di sviluppo locale.

Sad Hill, Burgos, Spagna@TWM

Quando Sergio Leone scelse queste montagne della Castiglia nel 1966, difficilmente avrebbe immaginato che quelle cinquemila croci disposte in cerchio sarebbero diventate, decenni dopo, una destinazione internazionale. Terminato il film, il set venne progressivamente inghiottito dalla vegetazione fino quasi a scomparire.

La rinascita arriva nel 2015 grazie all’iniziativa dell’Asociación Cultural Sad Hill, un gruppo di appassionati provenienti da diversi Paesi che decide di riportare alla luce il cimitero, ricostruendolo fedelmente attraverso fotografie, rilievi storici e il coinvolgimento della popolazione locale.

la montagna antistante Sad Hill dove un tempo c’era il cimitero reale@TWM

È un raro esempio di recupero del patrimonio contemporaneo nato dal basso, senza grandi investimenti pubblici ma sostenuto dalla forza di una comunità internazionale di appassionati.

Il documentario Desenterrando Sad Hill, distribuito nel 2017, contribuirà poi a trasformare quella storia in un fenomeno globale. Da allora migliaia di visitatori raggiungono ogni anno questo angolo della Castiglia. Non soltanto per fotografare il celebre cerchio di croci o rivivere le musiche di Ennio Morricone, ma per scoprire un territorio che il cinema ha reso improvvisamente visibile.

Il cuore del cineturismo contemporaneo

Le location cinematografiche non rappresentano più semplici attrazioni accessorie. Diventano porte d’accesso a sistemi territoriali complessi nei quali cultura, paesaggio, gastronomia e ospitalità costruiscono un’unica esperienza di viaggio.

In Italia il fenomeno sta ridefinendo soprattutto le aree rurali ad alta identità territoriale. La Maremma toscana, il Piemonte delle Langhe, la Sardegna interna e alcune zone della Basilicata stanno sviluppando formule che uniscono ospitalità, agricoltura e storytelling locale. Le attività proposte sono molto diverse da quelle del turismo rurale tradizionale.

Non più solo degustazione di prodotti tipici, ma partecipazione diretta ai processi produttivi: vendemmia, mungitura, raccolta, cucina campestre, panificazione, lavoro con gli animali, orti condivisi, trekking a cavallo.

Il crescente successo di questa formula è evidente: viaggio cowboy core è attivo ma non frenetico. L’obiettivo non è performare, ma riconnettersi con gesti elementari spesso scomparsi dalla vita urbana.

Anche il design gioca un ruolo centrale. Le nuove strutture rurali puntano su un’estetica essenziale e sobria: legno grezzo, materiali naturali, grandi tavoli comuni, spazi aperti, architetture integrate nel paesaggio. Una ruralità contemporanea, molto distante dall’immaginario folkloristico del passato.

Il cinema moltiplicatore economico

Nel caso di Sad Hill, il visitatore difficilmente conclude la propria giornata davanti al set. Prosegue verso Santo Domingo de Silos, visita Covarrubias, raggiunge Lerma, attraversa il Parco Naturale dei Sabinares del Arlanza oppure scopre le cantine della Denominación de Origen Arlanza, una delle realtà emergenti del vino spagnolo.

Sad Hill, anello di pietra intorno alle croci, set del duello finale del film@TWM

La forza di questo modello risiede nella sua autenticità. Nessuno ha costruito un parco a tema. Il paesaggio è rimasto quello che Sergio Leone trovò quasi sessant’anni fa: montagne austere, boschi di ginepro, silenzi e orizzonti infiniti che continuano a evocare l’immaginario del West senza averne mai fatto realmente parte.

Il paradosso del turismo contemporaneo

Secondo indagini recenti, il turismo esperienziale continuerà a crescere nei prossimi anni più rapidamente rispetto al turismo tradizionale. E il cowboy core intercetta perfettamente questa domanda: esperienze autentiche, partecipative e ad alto valore emotivo.

C’è poi un elemento generazionale interessante. Per Millennials e Gen Z, cresciuti in ambienti fortemente digitalizzati, il lavoro manuale assume quasi una dimensione aspirazionale. Fare il pane, accendere un fuoco, raccogliere verdure o cavalcare diventano esperienze di riconnessione sensoriale. Anche i social raccontano questo cambiamento. I contenuti legati al cowboy core non mostrano lusso tradizionale o consumo ostentato, ma gesti quotidiani: tavole rustiche, cavalli, mani sporche di farina, cieli aperti, vita all’alba.

È il paradosso del turismo contemporaneo: più il mondo diventa virtuale, più il viaggio cerca materia, presenza e realtà.

(In copertina, Sad Hill, Burgos@C.Guerriero-TWM)

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