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L’ABRUZZO RITROVA UN VITIGNO PERDUTO. IL RITORNO DELLA MAIOLICA NERA

La memoria genetica dell’Abruzzo diventa vino contemporaneo. llprogetto di Giannicola Di Carlo che trasforma un vitigno dimenticato in una nuova idea di identità territoriale.

Non è un mistero che il mondo contemporaneo sia in una profonda fase di fibrillazione evolutiva. Un’evoluzione, però che, come la celebre opera picassiana “Toro“, parte dalla definizione classica per evolvere nell’essenzialità minimale del tratto. Autenticità è il Verbo che permea il senso comune in ogni settore. Ciò vale, a maggior ragione in quello del vino. Non un’autenticità costruita dal marketing, ma un’autenticità attinta dal coniubo naturale con la terra, con la memoria agricola e con la capacità di guardare al futuro senza dimenticare il passato.

In tale solco troviamo il progetto Maiolica di VignaMadre, realtà storica abbruzzese della Famiglia Di Carlo che dal 1830 intreccia il proprio nome alla cultura vitivinicola regionale, orientata a ricerca, sostenibilità e valorizzazione autentica del territorio. Firmato da Giannicola Di Carlo, anima visionaria dell’azienda, il progetto è frutto di un lungo percorso di ricerca, recupero ampelografico e valorizzazione di un vitigno autoctono raro e identitario dell’Abruzzo, Maiolica Nera,  oggi una delle più interessanti riscoperte del patrimonio viticolo regionale.  Un lavoro pluriennale di studio e microvinificazione che ne ha evidenziato un profilo di grande finezza ed equilibrio.

il panorama@VignaMadre

 La Maiolica Nera, antica varietà autoctona quasi scomparsa, non è stata semplicemente recuperata: è stata ascoltata, interpretata e accompagnata verso una nuova contemporaneità. Dietro questa etichetta, presentata quest’anno in anteprima al Vinitaly, c’è infatti un lungo percorso di ricerca agronomica, selezione massale, recupero di germoplasma relicto e microvinificazione sperimentale avviato già dal 2015.

Ma ciò che rende il progetto davvero interessante è il suo significato più profondo. Perché la Maiolica sembra incarnare una nuova idea di vino abruzzese: meno costruita su estrazione, concentrazione e potenza, più orientata invece verso eleganza, freschezza, precisione territoriale e bevibilità. Un cambio di paradigma che non appare casuale.

filari@VignaMadre

Nel profilo di questo vitigno raro — maturazione precoce, buona adattabilità pedoclimatica, tannini fini e naturale equilibrio acido-fenolico — si intravede infatti anche una possibile risposta alle sfide climatiche che stanno ridisegnando la viticoltura mediterranea. Recuperare vitigni relicti oggi non significa soltanto preservare biodiversità o identità culturale: significa ampliare il patrimonio genetico disponibile per affrontare il futuro.

La Maiolica appare così simbolo di una viticoltura che guarda avanti tornando indietro. Una visione coerente con la filosofia di VignaMadre, azienda che da decenni lavora su sostenibilità, agricoltura biologica e ricerca agroecologica. Giannicola Di Carlo, agronomo, enologo e pioniere del biologico italiano, converte integralmente l’azienda già nel 1991, tra le prime esperienze radicali del settore.

La sua idea di agricoltura supera però la semplice tecnica produttiva. Nei vigneti VignaMadre convivono ricerca scientifica, biodinamica energetica, agronomia rigenerativa e una sensibilità non comune verso il rapporto tra uomo e natura, secondo la concezione dell’antica cultura Vedica ), civiltà e dottrina filosofico-religiosa degli antichi popoli indoeuropei dell’India nord-occidentale tra il 1500 e il 500 a.C. Ha posto le basi per l’Induismo ed è incentrata sui Veda, i sacri testi tramandati oralmente. E’ espressa e praticata  attraverso la Meditazione Trascendentale e l’AyurVeda, ovvero la Scienza per una salute perfetta. I filari dai dettagli colorati ispirati ai Chakra, centri energetici del corpo umano, la gestione naturale degli insetti attraverso la “confusione sessuale”, l’uso di leguminose e alghe per nutrire il terreno, fino alla riflessione sul “Wood Wide Web”, la rete invisibile di comunicazione tra le piante, raccontano un approccio che unisce conoscenza scientifica e memoria contadina.

raccolta per la vendemmia@VignaMadre

Ed è proprio qui che il progetto Maiolica trova la sua dimensione più affascinante: nel tentativo di preservare le “imperfezioni nobili” del vitigno, evitando che la tecnica finisca per standardizzarne il carattere. In un’epoca in cui molti vini internazionali tendono a somigliarsi, la sfida vera sembra essere quella di mantenere intatta la voce originaria dell’uva.

Non sorprende allora che le prime microvinificazioni presentate nel 2019 abbiano colpito gli enologi coinvolti proprio per la nitidezza espressiva del vitigno: finezza aromatica, tensione gustativa, eleganza tannica e una sorprendente predisposizione alla vinificazione in purezza. È stato probabilmente quello il momento in cui la Maiolica ha smesso di essere soltanto un recupero ampelografico per trasformarsi in un vino con una propria identità autonoma e una credibile prospettiva internazionale.

Anche perché il mercato oggi sembra pronto ad accogliere vini di questo tipo. Le nuove generazioni di consumatori cercano sempre più autenticità, storie vere, vini riconoscibili e territori leggibili. In questo scenario, Maiolica Terre d’Abruzzo assume un valore che supera la dimensione produttiva: diventa racconto culturale, patrimonio genetico che si fa linguaggio contemporaneo.

bottaia@VignaMadre

Dentro ogni bottiglia c’è infatti molto più di un vino raro. C’è una storia familiare che attraversa due secoli di Abruzzo, dal Risorgimento alla viticoltura bioenergetica contemporanea. C’è la memoria di Camillo Di Carlo, che nel 1830 scriveva orgogliosamente delle forniture ai Savoia e al Granducato di Toscana. Ci sono le intuizioni pionieristiche di Giannicola e oggi anche l’energia della nuova generazione rappresentata da Federico e Daniele Di Carlo, impegnati nel consolidare una visione produttiva che tiene insieme sostenibilità, identità territoriale e apertura internazionale.

La Maiolica, in fondo, racconta proprio questo: che innovare non significa cancellare il passato, ma trovare nuovi modi per renderlo vivo, leggibile e necessario. Spesso, il futuro del vino si costruisce proprio su elementi un tempo considerati perduti.

Note di degustazione tecnico-narrative

Maiolica Terre d’Abruzzo IGP 2025

Rosso rubino brillante, riflessi trasparenti e vivaci anticipano un profilo elegante. Il corredo aromatico si sviluppa con precisione su frutti rossi piccanti, ciliegia fresca, melograno e leggere note floreali di viola selvatica, con una speziatura leggera, sottile e mai invadente. Al palato è agile con ingresso fresco, segnato da un’acidità naturale, vibrante appena sostenuto da una trama tannica sottilissima. Il centro bocca mantiene equilibrio e tensione, senza cedimenti a sovramaturazioni o estrazioni troppo spinte. Il finale è coerente, con una chiusura sapida che invita immediatamente a un nuovo assaggio. Un rosso contemporaneo, identitario e gastronomico, capace di interpretare la tradizione abruzzese con una sensibilità moderna.

NOBU1830 Montepulciano d’Abruzzo DOC Riserva 2021

Rosso granato profondo dai riflessi compatti. Al naso è ampio e stratificato: confettura di amarena, mora matura e prugna si combinano a cacao amaro, caffè tostato, vaniglia bourbon e vaghe note balsamiche. Il sorso è avvolgente, quasi materico, ma ben bilanciato. I tannini, maturi e levigati, accompagnano una progressione intensa di frutta e note speziate. L’acidità garantisce equilibrio e profondità, evitando qualsiasi eccesso calorico. La persistenza è lunga, con ritorni di cacao, liquirizia e frutta nera in confettura. Un Montepulciano che fonde memoria e stile contemporaneo, interpretando il concetto di Riserva attraverso eleganza e densità misurata.

VignaMadre – Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025

Rosato intenso dal luminoso riflesso cerasa, con leggere sfumature granate che richiamano la tradizione storica del Cerasuolo abruzzese. Il bouquet è immediatamente espressivo: fragolina selvatica, lampone, visciola e melograno con sentori floreali di rosa canina e viola fresca.

Il sorso è pieno ma dinamico, sostenuto da una piacevole freschezza che ne esalta la tensione gustativa. La componente fruttata rimane nitida e succosa, mentre la tipica chiusura mandorlata dona profondità e carattere territoriale. La struttura, morbida e avvolgente, conserva equilibrio e precisione, rendendolo estremamente versatile a tavola. Un Cerasuolo autentico, che recupera la dimensione storica del rosato abruzzese attraverso uno stile pulito, gastronomico e contemporaneo.

(In copertina, Giannicola Di Carlo@VignaMadre)

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