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QUANDO IL TERRITORIO FIRMA IL VINO

Tra colline, biodiversità e ricerca enologica, i Colli Orientali del Friuli raccontano un’identità fatta di paesaggio, tradizione e vitigni profondamente legati alla loro terra.

testo e foto Monica TESSAROLO

L’antico complesso di Poggiobello, originariamente fortilizio medievale e acquisito dal gruppo nel 1974, sorge a pochi chilometri dall’Abbazia di Rosazzo, luogo simbolo della viticoltura friulana. Qui i monaci agostiniani avviarono già nel IX secolo la coltivazione della vite, favorendo lo sviluppo di una tradizione produttiva che ancora oggi caratterizza quest’area.

Una tenuta dove storia e ospitalità si incontrano

Costruita sull’ultima collina prima della pianura, tra il colle di Santa Caterina e il fiume Natisone, la tenuta beneficia di un microclima particolarmente favorevole grazie alle brezze provenienti dal Golfo di Grado e alla protezione offerta dalle Alpi Giulie.

I vigneti si sviluppano ad anfiteatro tra boschi e aree naturali che contribuiscono alla tutela della biodiversità. Il recupero conservativo dell’antica dimora ha restituito un complesso oggi dedicato all’accoglienza, agli eventi e alle attività di cantina, mantenendo intatto il valore storico dell’edificio, che per secoli ospitò la Casa Secolare delle Zitelle, istituzione fondata alla fine del Cinquecento per l’assistenza e la formazione delle giovani donne nubili  del territorio dette le “lis vedranis” in lingua friulana. Nobilitando di fatto, nell’immaginario collettivo, la funzione delle zitelle, donne non sposate ma a servizio del sociale. Tour all’interno della dimora d’epoca condotto sapientemente  da Enrico Raddi, responsabile della cantina di Torre Rosazza.

Ponca, ronchi e viticoltura di precisione

L’azienda coltiva complessivamente 235 ettari tra la Doc Colli Orientali del Friuli e la Doc Friuli Grave, distribuiti tra le province di Udine e Pordenone, con una produzione di circa 334 mila bottiglie all’anno. Il patrimonio viticolo comprende le principali varietà autoctone e internazionali della regione: Friulano, Ribolla Gialla, Sauvignon Blanc, Pinot Grigio, Pinot Bianco, Chardonnay, Verduzzo, Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino, Pignolo, Pinot Nero, Merlot e Picolit. Accanto alla produzione dei vini fermi trova spazio anche la linea di Metodo Classico “Lis Vedranis”, dedicata alla secolar casa delle zitelle in friulano. La gamma comprende il Blanc de Blancs brut 100% chardonnay metodo classico 12 mesi sui lieviti, il Blanc de noir brut 100% pinot nero affinato 12 mesi sui lieviti e un Rosè Brut metodo classico di Chardonnay e Pinot nero.

Molto intrigante il Blanc di Neri da uve 100% Schioppettino affinato 24 mesi sui lieviti. Il profumo è decisamente intenso con netti sentori di piccoli frutti e nuances di chiodi di garofano e pepe nero. Perlage fine e persistente. Giallo dorato brillante. Al palato risulta pieno e deciso, con richiami speziati tipici dell’uva Schioppettino. Il finale è molto appagante e persistente. C’è anche uno spumante Ribolla gialla Brut prodotto con 100% ribolla gialla, vitigno autoctono friulano con metodo italiano o Martinotti con rifermentazione in autoclave. Un calice che punta slla freschezza, immediatezza e delicatezza di beva. Elemento distintivo della produzione è la ponca, il tipico suolo dei Colli Orientali composto da marne e arenarie stratificate. Lavorata sui tradizionali ronchi, favorisce un ottimale sviluppo radicale della vite e contribuisce alla spiccata mineralità e complessità dei vini.

La masterclass con Riccardo Cotarella

L’occasione per approfondire la filosofia produttiva dell’azienda è stata la masterclass “Torre Rosazza: verticali di finezza e di tempo”, condotta da Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e consulente storico del gruppo. Ad aprire l’incontro sono stati l’amministratore delegato Igor Boccardo e l’enologo e  direttore tecnico Giovanni Casati, che hanno illustrato la strategia aziendale fondata su sostenibilità, tutela della biodiversità e riduzione dell’impronta ambientale, con l’obiettivo della decarbonizzazione entro il 2040.

al centro, il dott. Riccardo Cotarella@M.Tessarolo

Casati ha inoltre evidenziato il ruolo della ponca e dei ronchi nel definire l’identità enologica della tenuta, sottolineando come la combinazione tra terroir e lavoro agronomico consenta di ottenere vini bianchi capaci di coniugare eleganza, freschezza e longevità.

Pinot Grigio e Friulano, due interpretazioni del territorio

la degustazione@M.Tessarolo

La degustazione ha posto a confronto Pinot Grigio  e il Friulano, sia nelle versioni Doc sia nelle rispettive Riserve Bandaros e Masiero, attraverso una serie di verticali che hanno evidenziato l’evoluzione dei vini nel tempo. Per Riccardo Cotarella il Pinot Grigio, presente in Friuli da oltre due secoli, trova proprio in questa regione una delle sue espressioni più complete, grazie alla capacità di coniugare finezza aromatica, equilibrio e riconoscibilità varietale. Il confronto tra le annate ha mostrato vini coerenti nello stile ma profondamente influenzati dall’andamento climatico. Ancora più stretta è la relazione tra il territorio e il Friulano, vitigno simbolo della regione. «È forse il vitigno più influenzato dall’ambiente in cui nasce», ha osservato Cotarella, evidenziando come ogni vigneto restituisca un’interpretazione diversa della stessa varietà.

Le Riserve raccontano il tempo

Tra i vini degustati ha suscitato particolare interesse il Bandaros Pinot Grigio Riserva, proveniente da un vigneto collocato in una conca circondata da terrazzamenti. Le annate 2023, 2022 e 2021 hanno evidenziato tre interpretazioni differenti dello stesso cru, accomunate da equilibrio, sapidità e prospettive evolutive. Analoga lettura per il Masiero Friulano Riserva, ottenuto da selezioni massali (scelta delle gemme delle migliori piante di un vigneto)  coltivate su terreni di ponca. Le diverse annate hanno confermato la vocazione del vitigno all’affinamento, con profili che evolvono progressivamente mantenendo freschezza, tensione e profondità gustativa. Anche le versioni Doc di Pinot Grigio e Friulano hanno dimostrato una sorprendente capacità di evolvere nel tempo, smentendo il luogo comune che vede i bianchi destinati esclusivamente a un consumo a medio-breve termine.

Monica Tessarolo@M.Tessarolo

Il vino come espressione del territorio

La degustazione si è rivelata con una proposta insolita: assaggiare i vini partendo dalle annate più mature per risalire a quelle più giovani. Un approccio che, secondo Cotarella, permette di leggere con maggiore chiarezza l’evoluzione stilistica di ciascun vino e il ruolo esercitato dal tempo. Riuscendo perfettamente nel suo intento. Oltre alla produzione, Torre Rosazza investe nell’enoturismo attraverso visite in cantina, degustazioni, percorsi tra i vigneti ed esperienze dedicate agli appassionati. Un’offerta che rafforza il legame tra vino, paesaggio e cultura locale, valorizzando una delle aree vitivinicole più rappresentative del Friuli Venezia Giulia.

La vocazione dei grandi bianchi friulani all’eleganza e alla longevità.

Più che una semplice degustazione, quella di Torre Rosazza si è rivelata un viaggio nell’identità enologica dei Colli Orientali del Friuli. Tra ricerca agronomica, rispetto del paesaggio e valorizzazione dei vitigni simbolo della regione, la tenuta conferma come il vino possa essere la sintesi più autentica di un territorio. Le verticali di Pinot Grigio e Friulano hanno dimostrato che anche i grandi bianchi friulani possiedono una sorprendente capacità di evolvere nel tempo, raccontando annata dopo annata il dialogo continuo tra natura, clima e lavoro dell’uomo. Una visione che guarda al futuro senza perdere il legame con una storia secolare e che fa di Torre Rosazza uno degli interpreti più credibili del Friuli Venezia Giulia.


Monica TESSAROLO

Amore e Psiche. Psiche, sono io, psicologa di professione, nell’anima. Bacco è Amore per il vino.
Sommelier, Degustatore Ais e international wine judgemuovo i primi passi da bambina tra le vigne dei nonni valtellinesi. La metamorfosi un paio d’anni fa, quando coniugo Psiche e Bacco, per ritrovare il mio amore da bambina: divento inviata di un magazine, viaggiando alla scoperta di vini, terroir e storie. In seguito, divenuta autrice di  alcuni magazine, scrivo di vino in chiave psicologica, emotiva e creativa.
 

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