Giovanna Moldenhauer
Photo @San Gregorio, G. Moldenhauer
La degustazione di alcune etichette di San Gregorio, realtà agricola sita nei pressi di Chiusi, borgo con storiche origini etrusche, immersa nella rigogliosa campagna della Val di Chiana, è stata accompagnata da squisiti salumi di loro produzione presso la Baia dal 1969, storica pizzeria di Milano
Dalla posizione geografica a cenni storici, alla storia attuale
Questo podere, situato tra i colli che sono rivolti verso Chiusi e la Val di Chiana è frutto di un progetto di rinascita agricola e culturale. Se ne sono trovate tracce in un manoscritto del 1700 della Curia Vescovile di Montepulciano, dove era indicato come proprietà di un convento di suore di Chiusi.

Un primo passaggio di quello della sua nuova realtà si è concretizzato a partire dagli anni ’50 del ‘900 con l’avvio della sua vocazione viticola, inserendo nei decenni successivi nei vigneti da Sangiovese a Canaiolo, da Ciliegiolo a Colorino, a Barbera, affiancando come uve bianche Grechetto e Malvasia Bianca. In seguito, circa 20 anni dopo, nel 1987 è iniziata la vera commercializzazione dove da produttore locale ha proposto bottiglie etichettate per la vendita esterna.
Appunti sulla Cinta Senese e la gamma produttiva
Un ulteriore sviluppo del marchio è avvenuto a partire dai primi anni ‘2000, con l’affiancamento dell’allevamento della Cinta Senese Dop. Nel tempo questo gli ha permesso di arrivare a essere il più virtuoso della provincia con circa 600 capi allevati allo stato semibrado, delimitando per questo vasti appezzamenti di bosco e di terreno seminativo con opportune recinzioni, provvedendo anche alle colture più consone alla alimentazione naturale dei suini sul campo.
Le carni dei salumi della Cinta Senese DOP presentano speciali qualità organolettiche, dovute sia alle caratteristiche intrinseche della razza, sia alle particolari condizioni di allevamento che influenzano positivamente la sapidità e la succulenza della carne. Sul sito è possibile trovare informazioni sulla gamma che spazia dal Capocollo al Lombo, dal Prosciutto al Lardo, dalla Salsiccia al Salame.

La degustazione di un rosato da Sangiovese, oltre al Ciliegiolo e al Canaiolo

Umi – Toscana Rosato IGT 2025 – Ottenuto da solo Sangiovese, vinificato in cemento, con 4 mesi di maturazione, altri 3 in bottiglia, si presenta di un rosso rubino molto chiaro, poi al naso è fragrante di frutta rossa matura, seguito da tocco floreale di rosa, da lievi note speziate.
Al palato è piacevole, rotondo, con tannini smussati, freschezza a equilibrare, una buona lunghezza.
Ciliegiolo – Toscana Rosso IGT 2024 e 2022 – Ottenuto da solo questo vitigno, vinificato in cemento, con 12 mesi di maturazione, altri 6 in bottiglia, si presenta di un rosso rubino più intenso nell’annata meno recente. Al naso dominano i sentori di piccoli frutti rossi tra cui la ciliegia, seguiti da erbe e da una sensazione minerale. Al palato è rotondo, con tannini setosi, equilibrati da freschezza, restando persistente, succoso e piacevole.
Canaiolo – Toscana Rosso IGT 2024 e 2022 – Ottenuto da solo questo vitigno, dopo un colore rubino un po’ più profondo in entrambe le annate. Al naso esordisce con note floreali di viola e rosa, poi di piccoli frutti tra cui mora e ciliegia, per chiudere poi con note di pepe.
Al palato ha una maggiore struttura rispetto al Ciliegiolo, con tannini tipicamente vellutati, poco impattanti, freschezza a equilibrare la beva, buona lunghezza e piacevolezza.
Concludiamo che tutte le etichette si sono rivelate molto piacevoli, di ottima fattura, in cui le annate meno recenti dei due rossi hanno dimostrato una maggiore complessità, beneficiando del tempo trascorso in bottiglia.
(In copertina, San Gregorio@@San Gregorio)












