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IL SANGIOVESE DI MONTALCINO E L’AMBIZIONE DEI GRANDI ROSSI TOSCANI

Dalle alture di Sant’Angelo in Colle alle Spinaie di Cinigiano, Leopoldo Franceschi e i figli Flavia e Federico valorizzano il sangiovese e i vitigni alloctoni nel segno dell’identità territoriale, tra tradizione, ricerca e confronto internazionale.

Andrea LI CALZI

photo@Li Calzi e az. La Casaccia di Franceschi

L’azienda

Ci sono aziende che nascono per continuità e altre che nascono per scelta. La Casaccia di Franceschi appartiene a entrambe le categorie. Nel 2015 Leopoldo Franceschi, forte di una tradizione familiare di viticoltori che risale alla fine dell’Ottocento, decide di avviare una propria realtà produttiva, affiancato dai figli Flavia e Federico in una collaborazione intergenerazionale che oggi rappresenta uno degli elementi distintivi dell’azienda.

Il cuore del progetto si trova a Sant’Angelo in Colle, in provincia di Siena: un piccolo borgo medievale situato ad oltre 500 metri di altitudine. Qui, a quote elevate e in un contesto caratterizzato dalla presenza del Monte Amiata e dall’influenza della macchia mediterranea che guarda verso il mare, trovano spazio i vigneti dedicati principalmente al sangiovese: il re dei vitigni toscani, largamente diffuso a Montalcino.

A questo vitigno si affianca il merlot, in una ricerca di equilibrio tra struttura e delicatezza destinata a caratterizzare un’altra etichetta di cui parleremo più avanti. L’altra anima aziendale è in provincia di Grosseto, a Cinigiano, nella zona delle Spinaie, tra la Valle dell’Ombrone, il tratto terminale della Val d’Orcia e le pendici occidentali del Monte Amiata. In questo contesto si coltivano merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc e carménère. Queste varietà permettono di esprimere le sfumature del territorio attraverso vini nati per confrontarsi con i migliori competitor internazionali. Perché l’ambizione è tra le virtù che ho maggiormente apprezzato ascoltando le parole di Flavia e Federico durante l’incontro tenutosi presso Il Retrobottega, il nuovo concept ristorativo aperto dallo chef patron Andrea Provenzani accanto al suo noto Ristorante Liberty a Milano.

La filosofia

La superficie vitata conta 15 ettari di vigneto totali, e la selezione delle uve rappresenta un passaggio centrale del lavoro aziendale. La cura inizia in vigna, con una conduzione biologica e con una selezione effettuata sia prima sia durante la vendemmia, per poi proseguire in cantina. Qui tecniche moderne come il cappello sommerso, le vasche di fermentazione in acciaio inox e il selezionatore ottico degli acini convivono con il tradizionale affinamento in rovere.

Flavia e Federico Franceschi@A.Li Calzi

L’impressione, ascoltando con estremo interesse gli aneddoti prima di Federico e poi di Flavia – assaporando nel mentre forse la pasta ai fagioli più buona mai mangiata in vita mia – è che l’attenzione sia rivolta soprattutto a due aspetti: l’ambiente e la materia prima. Da una parte la ricerca di un equilibrio tra ecologia e coltivazione; dall’altra la volontà di valorizzare le uve attraverso un approccio rigoroso in ogni fase della produzione.

I terreni

Particolarmente interessante è il patrimonio pedologico dei vigneti di Montalcino. I terreni si sviluppano prevalentemente su depositi della Formazione di Sillano, appartenente al Cretacico, una formazione geologica molto antica caratterizzata da argilliti grigio-brune e calcari fini, spesso intercalati tra loro. Sono ricchi di componenti calcareo-marnose, galestro e carbonato di calcio, offrono condizioni favorevoli a una viticoltura di qualità grazie al buon drenaggio e allo sviluppo profondo dell’apparato radicale.

Nei vigneti di Sant’Angelo in Colle, inoltre, la presenza di sedimenti marini pliocenici e conchiglie fossili testimonia un’origine geologica che contribuisce a conferire mineralità, struttura e carattere ai vini. Le Spinaie è invece una zona caratterizzata da depositi ricchi di argilliti, dove si stratificano anche calcari marnosi e marne della formazione di M. Gottero, risalente sempre al Cretacico.

Presentando tali diversità pedologiche legate alla differente origine geologica, quest’area vitivinicola si presta all’utilizzo di cultivar eterogenee capaci di adattarsi al meglio ai singoli suoli, come nel caso dei vitigni internazionali. Questi ultimi rappresentano il 35% della produzione aziendale, mentre la parte restante è destinata al sangiovese, la varietà su cui la cantina di Sant’Angelo in Colle punta maggiormente.

Pur essendo un’azienda giovane, La Casaccia di Franceschi mostra in maniera particolarmente chiara la propria identità: un legame con la tradizione familiare, una forte attenzione ai vigneti e una visione che cerca di coniugare territorio, selezione e precisione tecnica.

Elementi che, nel tempo, contribuiranno a definire sempre più compiutamente il profilo di questa bella realtà vitivinicola toscana.

La degustazione

etichette in degustazione@A.Li Calzi

Rosso di Montalcino 2024: le uve derivano dai vigneti più alti dell’intera proprietà. Il colore è un granata-rubino vivace; al naso esprime amarena matura, spezie dolci e una lieve nota tostata ancora da integrarsi perfettamente nella materia. La trama tannica è interessante, così come il centro bocca, seppur ancora segnato dagli aromi del legno e da una lieve nota alcolica. Da attendere.

Brunello di Montalcino 2021: tonalità rubino-granato caldo e profondo, rivela un olfatto austero di spezie dolci, alloro, cenere e rintocchi fumé; il palato è ricco, voluminoso e sapido, con un alcol ben gestito che sigilla l’insieme.

Brunello di Montalcino Riserva 2020: il calice si tinge di un rubino caldo e vivace. Al naso mostra finezza, regalando scie terrose e balsamiche intrecciate a frutti rossi. Meno complesso nell’evoluzione – al meno per il momento – conquista per l’ottima digeribilità e una chiusura pulita e di buon equilibrio.

San Leopoldo Merlot 2023: si presenta in veste porpora vivace, anticipando un sorso ricco di frutto nero maturo e amarena; l’apporto del legno, avvertibile anche al palato, fatica ancora a distendersi del tutto, ma è ben supportato da un’ottima gestione dell’alcol. Chiude molto bene.

San Leopoldo Cabernet Merlot 2023: rubino dai riflessi porpora, il timbro olfattivo è sobrio e il respiro piuttosto complesso sospeso tra spezie, note tostate di tabacco, frutti di bosco e polvere di caffè; al palato convince per l’ottima tensione acida e una lodevole progressione.

San Leopoldo Cabernet Franc 2022: un calice rubino vivace che svela un naso intrigante, giocato tra frutti rossi, radice e finissimi tocchi speziati ed erbacei; il sorso guadagna ulteriore equilibrio, regalando un finale teso e pulito. Tra i vini che mi hanno colpito di più.

@Riproduzione riservata

(In copertina, Flavia e Federico Franceschi@credit azienda)

Andrea LI CALZI

Sommelier Ais dal 2011, in tandem con Danila Atzeni, fotografa professionista e sua compagna, autrice, tra l’altro, degli scatti dei suoi articoli, è un grande appassionato per la materia tanto cara a Dio Bacco ed ama la purezza delle materie prime in cucina: proprio l’attività tra i fornelli l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000.
Dopo svariati master di approfondimento sui più importanti territori vitivinicoli al mondo, nel 2021  ha ricevuto il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino. Collabora, altresì, anche con altre note riviste di settore.

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