Redazione
La vendemmia torna a Pompei e, nel 2026, segna l’avvio della fase produttiva del progetto vitivinicolo nato dal partenariato pubblico-privato siglato nel 2024 tra il Parco Archeologico e il Gruppo Tenute Capaldo, attraverso Feudi di San Gregorio e Basilisco.
Il primo raccolto interessa i 14 vigneti delle Domus, poco più di un ettaro complessivo coltivato anche per finalità di ricerca e didattica. Le parcelle presentano differenti esposizioni, varietà, sistemi di allevamento e condizioni microclimatiche. Le uve raccolte sono quelle rosse riconducibili alla tradizione viticola campana di epoca romana: Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso.
Il progetto punta a ricostruire il rapporto tra vite, vino e paesaggio pompeiano attraverso l’integrazione di fonti archeologiche, botaniche e genetiche. La ricerca coinvolge anche il professor Attilio Scienza dell’Università degli Studi di Milano, mentre la gestione agronomica è affidata a Feudi di San Gregorio.
Il percorso si estenderà nei prossimi anni all’area di Stabiae, dove all’inizio del 2026 è stato impiantato un nuovo vigneto con materiale genetico proveniente da viti centenarie dell’Irpinia. Qui sono previste anche varietà bianche come Fiano, Greco e Falanghina.
Il prossimo passaggio sarà la realizzazione della cantina di vinificazione e affinamento nell’area di Stabiae, attesa entro il 2028. I primi vini del progetto sono previsti nel 2029. A regime, secondo il programma del partenariato, la produzione dovrebbe attestarsi intorno alle 30 mila bottiglie annue.
La vendemmia 2026 rappresenta dunque il primo passaggio concreto di un progetto che mette in relazione archeologia sperimentale, tutela del paesaggio e viticoltura contemporanea, riportando la produzione della vite all’interno del sito archeologico.











