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ALLA SCOPERTA DEI COLLI PIACENTINI TRA BORGHI STORICI, SAPORI E VINI DELLE COLLINE DELLA VALLE NURE

La Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini ci ha preso per mano e accompagnato alla scoperta di suoi borghi storici, approfittando con l’occasione di farci assaggiare i suoi sapori, profumi, senza tralasciare la visita a due cantine del territorio, unitamente alla scoperta di un interessante museo della vite e del vino, nato dalla passione di un produttore. Segue il racconto delle diverse tappe dove, via via, abbiamo approfondito diversi aspetti di questa provincia che ci è parsa golosa e di intensa bellezza

Testo Giovanna Moldenhauer

Foto Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini, G. Moldenhauer

Il nostro viaggio alla scoperta del territorio è iniziato da Carpaneto Piacentino, borgo che ospita ogni anno una festa dedicata alla Coppa Piacentina DOP.

Borgo_Grazzano_Visconti

Qui ci siamo recati dalla Macelleria Lommi dove abbiamo approfondito la conoscenza dei tre salumi piacentini DOP: dalla Coppa, con la sua lunga stagionatura, all’impasto tendenzialmente magro del Salame, senza dimenticare la delicata unicità della Pancetta.

Gli assaggi sono stati accompagnati da un calice di Gutturnio frizzante, dal naso fragrante di uva rossa, frutti di bosco, dal palato secco, rotondo nei suoi tannini, perfetto in abbinamento a queste tipicità.

Proseguendo nell’itinerario ci siamo recati prima a San Giorgio Piacentino e al suo Castello, fortificazione che risale al X secolo, dove nel suo salone d’onore sono custoditi interessanti documenti e onorificenze del maestro Giuseppe Verdi, proseguendo poi verso Podenzano dove, presso il vivaio ‘Un quadrato di giardino’, ricco di molteplici e rare erbe aromatiche, è stato realizzato un cocktail con delle erbe e un vino bianco frizzante Valnure 2024 di Marengoni, da Malvasia di Candia, Ortrugo e Trebbiano Romagnolo. L’insolito abbinamento si è rivelato all’assaggio piacevole e dissetante.

Castello_Grazzano_Visconti_ValNure

Il pranzo con specialità locali, abbinate a un calice di Gutturnio Superiore Baraccone 2021 di Colombaia, si è tenuto invece presso il ristorante Il Biscione, sito nel suggestivo borgo di Grazzano Visconti, in stile neomedievale, nato dalla volontà di Giuseppe Visconti di Modrone.

Lì fra gli alberi secolari dello storico parco si erge il Castello fortificato, costruito nel 1395, con le sue quattro torri agli estremi, fatto restaurare all’inizio del secolo scorso dallo stesso Giuseppe.

Durante il proseguo del pomeriggio abbiamo visitato i saloni del piano terra, ancora completi degli arredi, delle fotografie di famiglia e di altre testimonianze. Nel susseguirsi degli ambienti abbiamo trovato un’atmosfera particolarmente suggestiva che probabilmente deve avere ispirato il noto regista Luchino Visconti, figlio di Giuseppe, in alcune sue scenografie.

A cena, quella sera, presso la villa settecentesca della storica cantina Barattieri abbiamo assaggiato 2 espressioni di Malvasia di Candia Aromatica. Dalla versione frizzante del 2024, con un naso aromatico piacevole, un sorso fresco, siamo passati alla versione secca ‘La Madreperla’ sia del 2023 che del 2022, con una maggiore struttura e aromaticità al sorso rispetto all’olfatto.

Dallo stesso vitigno la cantina realizza anche un raro Vin Santo Albarola. I grappoli, adagiati sui graticci, appassiscono a ventilazione naturale per 60/70 giorni. Dopo la pigiatura in un torchio manuale, un passaggio in acciaio, viene posto nei caratelli per la fermentazione e affinamento grazie alla Madre, costituita nel 1823 che ne aumenta di anno in anno il carattere. Dopo 10 anni viene imbottigliato, poi ha altri 2 anni di affinamento in bottiglia. L’assaggio della 2013, con il suo naso tra frutta secca e miele di castagno, aveva un sorso evoluto, liquoroso, molto, molto persistente. Quale migliore modo di concludere la nostra prima giornata nei colli piacentini?

Val Vezzeno

Il nostro press tour ci ha portato, la mattina dopo, presso La Tosa, cantina immersa nei boschi e vigneti della Val Nure, dove i fratelli Stefano e Ferruccio Pizzamiglio l’hanno fondata negli anni ’80. Riteniamo necessario raccontare la passione per il vino di Stefano. Questa l’ha portato in quegli anni a scegliere di dedicarsi all’attività di vignaiolo, di produrre vini diversi rispetto a quelli tipici della zona leggeri e frizzanti. Così nel 1988 ha passato un anno da Cà del Bosco, per poi andare in Francia, visitando negli anni cantine da Bordeaux all’Alsazia, dalla Loira alla Borgogna, dalla Linguadoca alla Provenza, a studiare presso l’Università di Bordeaux e l’INRA di Montpellier. In questo modo ha capito come interpretare i vitigni bianchi tipici della zona, dall’Ortrugo alla Malvasia di Candia Aromatica, decidendo di sperimentare il Sauvignon che lì da un’interpretazione differente rispetto all’Alto Adige e al Friuli Venezia Giulia. Nei rossi oltre al Gutturnio, ottenuto da Barbera e Bonarda, realizzato in tre versioni, produce anche un Cabernet Sauvignon.

Nei decenni Stefano ha così scoperto, confrontandosi con il fratello Ferruccio, la longevità della loro interpretazione ferma e strutturata della Malvasia di Candia ‘Sorriso di Cielo’, di cui recensiamo due annate. La 2024 era di un brillante giallo dorato, con un naso dalla frutta gialla matura e tropicale, uniti a tocchi di erbe aromatiche. Il palato era sapido, fresco, aromatico, già persistente. La 2006, nella sua speciale evoluzione, ha esordito invece con un colore dorato più accentuato, un naso intenso con erba limoncina, scorsa candita di limone, nette sensazioni balsamiche. Il palato affascinante era comunque fresco, glicerico, sapido, decisamente lungo, con nel retrogusto nette sensazioni di agrumi canditi e di erba limoncina.

Ferruccio invece ci ha portato ai piani alti della cantina dove ci ha mostrato l’interessante Museo della vite e del Vino, in cui, dal 1988, ha collezionato oltre 400 oggetti – del periodo compreso fra inizio ‘800 e inizio ‘900 – riconducibili alla vitivinicoltura locale e disposti secondo un itinerario di visita suddiviso per lavorazione, arricchito da didascalie, illustrazioni, video, immagini in movimento e sfondi sonori. In un locale a lato si trova invece La Biblioteca che custodisce sugli scaffali manuali e documenti sulla vitivinicoltura, concretizzando l’intenzione di divulgare conoscenze sulla disciplina, tra l’altro una delle pochissime in Italia sulla tematica.

La bibliografia che ospita spazia dal ‘300 al ‘900, include volumi di varia natura raccolti da Ferruccio, a partire dal 1988, anno decisamente significativo per i due fratelli. Presso l’agriturismo de La Tosa abbiamo anche le mani in pasta, imparerando l’arte della pasta fresca ripiena nella preparazione dei tortelli con la coda, anche chiamati ‘tortelli del Petrarca’. Elise Francese, moglie di Ferruccio, ci ha fatto da tutor.

Rientrando in città alla fine del nostro press tour, ci è sorta spontanea una riflessione a proposito dei nostri cinque sensi. In questo giorno e mezzo abbiamo indubbiamente sollecitato la vista, l’olfatto e il gusto, l’udito è coinvolto ad ascoltare la parlata emiliana, oltre ai suoni del museo, mentre il tatto ci ha fatto mettere le mani in pasta quando abbiamo appreso la lavorazione dei tortelli con la coda.

Il percorso raccontato in queste righe fa parte di due degli otto itinerari inclusi nella Guida “I cinque sensi di Emilia” (scaricabile qui emiliawineexperience.it/5-sensi-emilia) per un viaggio lungo la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini attraverso i cinque sensi immersi in luoghi storici, culturali, di grande valore enogastronomico paesaggistico.

Emilia Wine Experience è un progetto di promozione, di cui la Strada Vini e Sapori dei Colli Piacentini è capofila (stradadeicollipiacentini.it), che parte dalle eccellenze eno-gastronomiche di Emilia, con il supporto della Destinazione Turistica Emilia.

@Riproduzione riservata


Giovanna MOLDENHAUER

Giornalista professionista dal 1994, vive e lavora a Milano. Esperta in arredamento e arte della tavola, è Sommelier AIS. Il coinvolgimento con il mondo del cibo e degli chef è stata una conseguenza naturale. Scrive di vino e di cibo, nonché di turismo di settore.
Nel tempo, come soleva dire Veronelli, ha camminato le vigne, visitato territori alla scoperta delle loro peculiarità che rendono unica la nostra Italia. Pregresse collaborazioni con Riviste di settore nazionali, realizza, su richiesta, articoli “taylor made” anche per il web divenuto via via più dinamico. Partecipa come giurato a degustazioni, panel e fiere enologiche.

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