Redazione
Il bancone non è più soltanto il luogo in cui si ordina un cocktail: è una soglia d’accesso alla città, ai suoi sapori e alla sua cultura dell’accoglienza. Alla vigilia di The World’s 50 Best Bars, in programma il 7 ottobre al Palazzo del Ghiaccio di Milano, la ricerca Bar e turismo 2026 – Ospitalità e cultura dell’aperitivo, curata da Roberta Garibaldi, presidente di Aite, fotografa l’evoluzione del bar italiano: da esercizio commerciale a tappa dell’esperienza turistica.

Il bartender, in questo scenario, non è soltanto un interprete della miscelazione. Per il 54% degli intervistati deve saper creare un ambiente accogliente e consigliare in base ai gusti; il 52% attribuisce importanza agli ingredienti locali e stagionali. Quasi uno su due, inoltre, considera rilevanti le alternative analcoliche di qualità. La competenza tecnica, dunque, si intreccia con la capacità di ascoltare, raccontare e tradurre il territorio in un’esperienza.
Anche i locali premiati dalla critica internazionale contribuiscono a orientare i viaggi: il 27% li considera una tappa da visitare e il 30% un’esperienza da consigliare o un motivo per tornare. Tra i 25 e i 34 anni l’attrazione è ancora più evidente, con il 36% che dichiara di visitarli durante un viaggio e il 38% che condivide l’esperienza sui social.
Milano, capitale di un rito italiano
Il capoluogo lombardo domina l’immaginario nazionale dell’aperitivo: è citato spontaneamente dal 61% del campione, davanti a Roma (44%) e Venezia (30%). Per il 51% vanta una scena di bar e cocktail di livello internazionale, mentre il 48% la riconosce come destinazione di riferimento per l’aperitivo.
A definirne l’identità, però, non sono soltanto gli shaker. Il 49% vorrebbe trovare piccoli assaggi dei piatti tradizionali, seguiti da salumi lombardi (46%), formaggi (44%) e specialità di montagna (41%). Vini e spumanti regionali raccolgono il 36% delle preferenze. Restano invece meno valorizzati ingredienti come erbe e botaniche locali (16%) e pesce dei laghi (14%): risorse ancora da esplorare per chi vuole raccontare la Lombardia attraverso il bicchiere e il piatto.
Il conto, misura del piacere
L’aperitivo conserva una diffusione capillare: il 90% degli italiani ne ha consumato almeno uno al bar negli ultimi tre mesi e il 65% lo fa almeno mensilmente. Il 97% lo vive in compagnia; relax (62%) e socialità (60%) ne sono le motivazioni principali.
Ma il rito deve fare i conti con il portafoglio. La spesa abituale media è di 15,7 euro a persona: il 57% resta sotto i 15 euro e il 77% sotto i 20. Nella scelta del locale prevalgono qualità e varietà del cibo (53%) e prezzo (51%), prima della qualità dei cocktail e della posizione, entrambe al 36%.
La sfida per i bar, dunque, non consiste soltanto nel servire un buon drink, ma nel costruire un’esperienza accessibile, riconoscibile e radicata nel luogo. Perché l’aperitivo, rito italiano per il 44% degli intervistati, trova nel territorio la sua prossima occasione di racconto.











