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ATTEMS, NOBILTA’ DI TERRA FRIULANA

Nuove annate e mini-verticale Cicinis: 2021-2019-2017. Così l’Azienda friulana, proprietà del Gruppo Frescobaldi dal 2000, ha voluto stupire al Particolare Milano, con una degustazione guidata dall’enologo Daniele Vuerich.

L’evento

Lo scorso 13 aprile, presso il Ristorante Particolare Milano, ho avuto il piacere di partecipare ad una masterclass dedicata alla stampa di settore organizzata dalla Cantina Attems di Capriva del Friuli (GO). L’Azienda friulana, proprietà del Gruppo Frescobaldi dal 2000, ha voluto proporre una degustazione guidata dall’enologo Daniele Vuerich. Con passione e un ritmo davvero incalzante il nostro protagonista è riuscito a raccontare, ad un pubblico di giornalisti ed esperti di vino, la storia della Cantina, una breve presentazione delle nuove vendemmie e un focus dedicato alla mini-verticale sul Cicinis, il vino di punta di Attems, così da approfondirne la bella longevità.

Per l’occasione è stato preparato, dallo chef Andrea Cutillo, un menu ad hoc che ha saputo valorizzare le tante peculiarità dei vini proposti. Il piatto che ho preferito è senza ombra di dubbio il risotto ai porcini con capesante al lime, aglio nero e timo; con la sua grassezza e sapidità ha saputo contrastare alla perfezione il buon equilibrio dei vini proposti, soprattutto il Collio Sauvignon Blanc Cicinis 2017.

L’Azienda

Il Gruppo Frescobaldi non ha certo bisogno di presentazioni, la capacità e lo spirito imprenditoriale dimostrato nel corso dei secoli, ha portato la nobile famiglia toscana a rappresentare l’Italia, e il Made in Italy, in tutto il mondo. Conoscendo il potenziale del Collio e della viticoltura friulana ha deciso, nel 2000, di investire acquisendo l’Azienda Attems. Questo nome è legato visceralmente alla storia del vino in Friuli, basti pensare che risale al 1106 il primo documento che attesta il possesso di terre vocate alla viticoltura in Collio, da parte della famiglia che dà il nome alla Cantina di Capriva del Friuli (GO). Vitigni autoctoni quali ribolla gialla e refosco furono registrati nei libri mastri già nel 1764. Per capire l’importanza storica di questa Cantina, e la sua tradizione millenaria, è impossibile non pensare al conte Douglas Attems che nel 1964 fondò il Consorzio di Tutela dei Vini del Collio. Una storia familiare che attraversa momenti importantissimi: il Patriarcato di Aquileia, la Contea di Gorizia e la Prima Guerra Mondiale. Ancor oggi la Tenuta si estende nel comprensorio del Collio Goriziano, ovvero la parte più orientale del Friuli, culla di alcuni tra i più grandi bianchi al mondo.

vini in degustazione, credit@Attems

Il territorio

Le colline del Friuli, comprese quelle della parte orientale dove ha sede la Cantina Attems, sono caratterizzate da un ambiente pedoclimatico a tratti unico nel suo genere. Diversi i fattori determinanti: versanti ben soleggiati, esposti a sud e protetti dai venti gelidi del nord dalla cerchia delle Prealpi Giulie. Un’area altamente vocata che sin da fine Ottocento vide l’interesse di tantissime realtà vitivinicole affermate, le stesse che pensarono di affiancare vitigni internazionali a cultivar friulane. In questa stupenda terra di confine ricca di storia e fascino è più che normale degustare, con lo stesso spirito di appartenenza territoriale, vini a base ribolla gialla, friulano, refosco ma anche sauvignon blanc, pinot grigio e chardonnay. La vicinanza alla costa adriatica funge da contraltare a livello pedoclimatico, garantisce un microclima piuttosto mite, temperato, con escursioni termiche notevoli.

Tali caratteristiche, unite alla particolare matrice del terreno, rappresentano i fattori determinanti in grado di restituire al vino aromi importanti e una longevità invidiabile. Attems è proprietaria di 44 ettari di vigneti posti ad un’altitudine media di 130 metri s.l.m. dove la cosiddetta ponca, tipica del Collio, è l’asso nella manica delle tante vigne che tutte assieme formano un paesaggio incantato dove perdersi è un “preciso dovere morale”, oltre che un piacere.

vigneti Collio, credit@Attems

Il Direttore della Tenuta è Gianni Napolitano, a capo dello staff enotecnico troviamo l’enologo Daniele Vuerich. Il terreno influisce enormemente sul carattere dei vini. Oltre alla sopracitata ponca, tipica del Collio, la cui composizione di origine marina risale a milioni di anni fa ed è costituita da arenarie con alternanza di marna, troviamo i terreni dell’Isonzo di origine prettamente alluvionale composti da sabbie e argille spesso miste a ciottoli; infine la zona denominata “Manine”, ovvero la parte intermedia delle proprietà, una zona pianeggiante tra Collio e Isonzo dove terreni limosi, con buon drenaggio, divengono protagonisti.

La degustazione delle nuove annate

L’enologo Daniele Vuerich dopo aver raccontato brevemente l’andamento dell’annata 2022, la stessa che in parte rispecchia ahimè la consuetudine a cui ormai siamo abituati riguardo il cambiamento climatico, ha presentato ben tre etichette appartenenti al millesimo: Friuli Pinot Grigio, Friuli Pinot Grigio Ramato, Venezia Giulia Chardonnay e un campione dell’annata 2021, ovvero il Collio Ribolla Gialla Trebes. Quest’ultimo si è particolarmente distino per doti di appartenenza al varietale, un profilo slanciato, arioso, e dotato di buona profondità gustativa. Le due versioni Pinot Grigio indubbiamente rappresentano la quintessenza del concetto di bevibilità, e un naso caratterizzato da toni floreali spigliati e un frutto croccante, vivo, tuttavia il bouquet è ancora parzialmente inespresso.

nuove annate, credit@Attems

La mini-verticale del Cicinis: 2021-2019-2017

Arriviamo al clou della masterclass, ovvero la mini-verticale dedicata al Collio Sauvignon Blanc Cicinis. Questo bianco friulano esprime tanto del carattere aziendale e soprattutto delle peculiarità del territorio. Prodotto con uve allevate a guyot nell’area del Collio, sul colle Cicinis ai piedi del Monte Calvario (Podgora), il cui suolo principale è la cosiddetta ponca di origine marina. La fermentazione alcolica avviene per il 50% in serbatoi di cemento, per il 10% in barriques nuove e per il restante 40% in barriques e tonneaux di secondo e terzo passaggio. L’affinamento avviene negli stessi contenitori e dura circa 9 mesi non svolgendo la fermentazione malolattica. L’annata 2021 mostra tutta la propria irruenza attraverso toni vegetali, fiori di campo freschi e un frutto tropicale giovane; incessante la nota lievemente salmastra/iodata. Un vino che in bocca scalpita in quanto a freschezza e dirompente sapidità, a mio avviso ancora non perfettamente bilanciate tra loro.

mini verticale Cicinis (in visione, ponca),credit@Attems

Ha bisogno di tempo. Il millesimo 2019 al contrario mostra un assetto gustativo già piuttosto equilibrato, una bella densità di materia e coerenza di toni agrumati che richiamano il cedro e il mandarino, erbe aromatiche quali maggiorana e timo limone, una bella spezia dolce e un ricordo di smalto, sabbia bagnata. Terminiamo il viaggio con la 2017, calda, siccitosa, un millesimo che ha messo in difficoltà ben più di un vignaiolo. Attems è riuscita a mantenere un profilo decisamente slanciato tuttavia in linea con i dettami dell’annata: naso intenso e toni fruttati dolci, sinuosi, in parte ricordano le curve delle attrici degli anni Cinquanta, oltre a un bel miele ai mille fiori che anticipa un finale orientato sulle spezie dolci, smalto e un accenno timido di zafferano. In bocca la rotondità del vino è accompagnata da ritorni agrumati che rendono il sorso ancor più che piacevole, soprattutto vi è totale assenza di alcol percepito e non è cosa da poco in questi casi.

www.attems.it

Andrea Li Calzi

 

Andrea Li Calzi

Sommelier Ais dal 2011, in tandem con Danila Atzeni, fotografa professionista e sua compagna, autrice, tra l’altro, degli scatti dei suoi articoli, è un grande appassionato per la materia tanto cara a Dio Bacco ed ama la purezza delle materie prime in cucina: proprio l’attività tra i fornelli l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000. Dopo svariati master di approfondimento sui più importanti territori vitivinicoli al mondo, nel 2021  ha ricevuto il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino. Collabora, altresì, anche con altre note riviste di settore.

 

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