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CARMINE GUERRIERO. SEMPLICEMENTE “IL NOSTRO PAPÀ”

Un figlio è portato a pensare che il tempo non scorra mai per i propri genitori. Sembra scontato che “ci debbano sempre essere”. Poi, all’improvviso, la vita mette a nudo la verità cui non si mai preparati.

“Il Nostro papà” lo ricordiamo davanti al cavalletto di pittura, avvicinarsi e indietreggiare brandendo il pennello, socchiudere gli occhi, ora attingere, ora mescolare i colori con meditata attenzione.

GuerrCa, Padre Pio in lavorazione, olio su tela, 90×70, Studio di Pittura , Avella

Dipingeva con una reverentia quasi sacerdotale, tutto assorto nel suo mondo immaginifico che solo sulla tela riusciva ad esprimere compiutamente.

Era genio creativo e uomo di poliedrica cultura artistica ma, soprattutto, era un uomo straordinariamente ricco di valori umani; di questa ricchezza ha fatto il filo conduttore di tutta la sua vita, personale ed artistica.

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Riusciva a indagare l’animo di persone e di cose con discrezione e con una sensibilità non comune, fino a carpirne l’essenza per tramutarla in espressione pittorica, mettendo a nudo sulla tela le emozioni più profonde della realtà.

Con lui abbiamo visitato il nostro primo museo, i primi siti archeologici- il Colosseo a Roma e quelli della sua amata Avella- sfogliato i suoi libri d’arte su Renoir, Cézanne, Monet e Manet.

Ogni visita, ogni spiegazione ha accresciuto in noi curiosità, nutrito creatività e passione. E, fame di conoscenza. Ci ha arricchito e formato.

Schivo al mondo mediocre, non smetteva mai di meravigliarsi per ogni più piccolo “miracolo” della natura nella quale amava fondersi, in silenzio e con rispetto, cogliendone il respiro più profondo.

I ricordi più belli sono legati ai tanti momenti passati insieme, come quando da piccoli ci portava nei boschi di Avella, in cerca di funghi porcini. Attenti all’erba alta– diceva- si può nascondere una vipera!

Ricordo il senso di pace di quei momenti, la calma e l’energia che si respirava in quei luoghi, il chiacchiericcio gioioso dell’acqua tra le grandi pietre bianche dell’antico fiume Clanio e il luccichìo del sole attraverso le foglie.

In tutta quella pace, quasi surreale, la sua loquacità cedeva il passo al silenzio della natura. Così abbiamo imparato ad ascoltarla, ad osservarla e ad amarla.

Ricordo bene la percezione dell’aria pura che si respirava in quelle ore silenziose, come silenziosi erano i noccioleti e le querce che attraversavamo per arrivare alle sponde del fiume Clanio. Ricordo i profumi forti, intensi, ora dolci di piccoli ciclamini, ora freschi di erica selvatica, ora pungenti di fragoline di bosco, ora terrosi di funghi porcini nascosti nel folto fogliame.

Un prezioso esercizio olfattivo che ha giovato anche al mio naso da Sommelier. Ma, soprattutto, un tesoro di tante emozioni, diverse e indelebili, come quello dell’odore forte della trementina e pastoso, invece, dei colori ad olio del suo studio di pittura.

GuerrCa, Castello normanno di Avella al tramonto, 1995, Olio su tela, 90×120

La pittura credo fosse per lui quasi una necessità fisica, come l’aria che respirava. Più propriamente un rifugio, il suo modo di dare voce alle emozioni più intime del suo cuore, attraverso il “tratto pittorico”.

Ci ha insegnato ad apprezzare l’equilibrio di forme e di colori, il rispetto dei valori ed il senso profondo delle cose.

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Ma il filo non è interrotto. Il suo messaggio è vivo e continua attraverso la sua arte.

Dalla porta del suo studio, ormai freddo e vuoto, le tele continuano ad irradiare i loro colori in un arcobaleno magico, che in questo giorno speciale, ancora di più, colora tutti i nostri pensieri.

Buon Natale Papà e Mamma 💖

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