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LA ROSA SPEZZATA. LA PROMESSA DI UN ABBRACCIO INFINITO.

Non omnis moriar, multaque pars mei Vitabit Libitinam... Poeti, musicisti e artisti di ogni tempo hanno lasciato nelle loro opere messaggi d’amore e di speranza di una vita oltre la morte.

Exegi monumentum aere perennius…. Non omnis moriarmultaque pars mei Vitabit Libitinam (Orazio, Ode III, 30)

La rosa era il fiore che più di ogni altro amavi. Le tue mani esperte l’avevano trasformata in un’arte pittorica, vergando di colori le tele con la passione che ti contraddistingueva e, parimenti, la delicatezza del tratto di ogni petalo.
Ricordo le tante rose che avevi dipinto: rosse rubino, rosa tenero e arancio acceso, tutte splendide nel verde intenso delle foglie.

Ogni quadro era una celebrazione della bellezza efimera, un tributo alla vita che si manifesta in mille sfumature.

Ma l’ultimo tuo quadro era diverso. Una rosa rossa, dai petali aperti, spezzata su un fondo completamente nero.

“La rosa spezzata”, olio su tela, 60×90, M.O. Carmine Guerriero

Non mi piace”, ti dissi, incapace di nascondere il mio disappunto. La rosa era indubbiamente bella, ma perché rappresentarla in questo stato? Perché spezzata?

È il ciclo naturale della vita che finisce, si spezza , ma non muore perché  si trasforma”, mi rispondesti dolcemente, con quella calma che solo tu sapevi avere. “Guarda meglio! C’è già un bocciolo pronto a fiorire. La promessa di continuità della vita,  la speranza di resurrezione.” E tu, con quello sguardo che sapeva scrutare oltre, mi facesti pensare a come, anche nei momenti più bui, possa esserci sempre un segnale di rinascita, se solo sappiamo guardare.

La rosa è da sempre un simbolo di amore e bellezza nelle culture di ogni epoca. Già nella Mesopotamia antica, il re Sargon I di Akkad portò queste piante con sé, diffondendole in terre lontane, dove sono state apprezzate non solo per la loro bellezza ed eleganza, ma anche per le loro preziose proprietà curative. Un’eredità che attraversa i millenni, la rosa è stata celebrata nei testi medici di civiltà come quella ittita, greca, egizia e romana, fino ad arrivare all’influenza negli scritti dei saggi cinesi e indiani, rimarcando la connessione tra il divino e il naturale.

Nel tuo quadro della rosa spezzata pare racchiudersi un concetto universale, un simbolo di vita e morte, di trasformazione e rinascita, che riporta alla mente i versi di Sa’dì e Rumi, ricordandoci che ogni esistenza è un percorso costellato di spine e di meraviglie e che anche nei momenti di dolore, la bellezza può risplendere.

Oggi sono due anni dal tuo addio ed è il tuo quadro della “rosa spezzata” che più di ogni altro mi parla.
Un’eredità artistica, un ricordo, un’emozione che culla la speranza ed il desiderio di poterci riabbracciare.

So bene che la perdita fa parte dell’ordine naturale della vita, ma più contemplo il tuo quadro, più esploro il significato di quel bocciolo sulla rosa spezzata e le tue parole.. “nulla si perde davvero”.  Tutto si trasforma e rinasce mi ripeto… con il dolore sordo della tua perdita a nutrire l’implacabile disperazione e la speranza che, imperterrita, sferza la ragione alla palestra della Fede .

Un concetto di cambiamento ripreso tanto nel mito di Afrodite e Adone, quanto nella resurrezione cristiana…

Credo – bisogna credere!- in questa ciclicità della vita, in questa capacità di asciugare le lacrime e di poter rifiorire, ma ora sono in questa vita ! E mi manchi tanto, papà! Ogni giorno raccolgo, come conchiglie preziose, frammenti di ricordi, emozioni, risate, abbracci, sorrisi. Pagine di vita che non potrò più leggere.

Ma la tua arte, come un’eredità spirituale, continua a vivere ed a parlare di te ed in ogni rosa, spezzata o intera, coglierò sempre, l’ineffabile profumo del tuo immenso amore e della tua saggezza.

(Al mio adorato papà, nel secondo anniversario del suo addio terreno 09.03.38- 01.09.23)

 

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