Redazione
Come cambia una città e quale ruolo hanno gli architetti nel determinarne il futuro? Settant’anni di storia professionale raccontano anche le trasformazioni di Catania. È il filo del confronto ospitato alle Ciminiere per i 70 anni dell’Ordine degli Architetti PPC e i 20 della Fondazione, con esponenti di diverse generazioni chiamati a rileggere i cambiamenti della professione e le sue prospettive.
Più che una ricostruzione celebrativa, l’incontro ha offerto l’occasione per interrogarsi sul contributo della cultura progettuale alle trasformazioni di Catania, tra pianificazione, rigenerazione urbana e nuove responsabilità professionali.
A riportare il dibattito sul terreno concreto è stato il sindaco Enrico Trantino, che ha richiamato il contributo dei tecnici alla definizione di strumenti attesi da tempo, come il Piano dehors e il Piano dei chioschi. Provvedimenti che investono l’organizzazione dello spazio pubblico e il rapporto fra attività economiche, decoro urbano e fruibilità della città. Il tema, al di là dei singoli interventi, riguarda la capacità di costruire regole condivise per governare trasformazioni che incidono sulla vita quotidiana.
È in questo rapporto con la città che si misura anche l’evoluzione dell’Ordine degli Architetti PPC di Catania. Nel corso dell’incontro, moderato dalla giornalista Assia La Rosa, Giuseppe Scannella ha ripercorso il passaggio da un organismo prevalentemente rivolto alla tutela degli iscritti a un interlocutore chiamato a partecipare al dibattito sul governo del territorio e sulla qualità urbana.
I settant’anni dell’Ordine restituiscono, in questa prospettiva, una storia che si intreccia con quella della città: mutano gli strumenti del progetto, le competenze richieste e le modalità di esercizio della professione, mentre restano aperte le questioni legate alla qualità degli spazi collettivi e alla capacità della pianificazione di rispondere alle esigenze dei cittadini.
Accanto a questo percorso, i vent’anni della Fondazione segnano il consolidamento di una dimensione culturale e formativa. Filippo Nasca, Adelaide Longhitano e Paola Pennisi ne hanno ripercorso le tappe, dal sostegno alla formazione alle attività di divulgazione, mostre e workshop. L’obiettivo indicato da Eleonora Bonanno è ampliare il dialogo con la città, portando l’architettura oltre i confini degli addetti ai lavori.
Il confronto generazionale ha coinvolto anche Maurizio Spina, Gigi Longhitano, Veronica Leone e Sebastian Carlo Greco, ripercorrendo l’evoluzione della professione, la nascita del Coordinamento Giovani Architetti e il ricambio nella rappresentanza. Giuseppina Leone, presidente dell’Ordine di Palermo e della Consulta regionale, ha richiamato invece l’importanza di una visione condivisa tra i territori siciliani.
Il doppio anniversario lascia così sul tavolo una questione che riguarda direttamente Catania: rendere il sapere progettuale una componente effettiva delle decisioni pubbliche. Perché la storia di un Ordine professionale acquista significato non soltanto nella memoria dei suoi protagonisti, ma nella capacità di contribuire alla qualità della città che cambia.











