Testo e foto Carmen Guerriero
A nord-est di Verona, dove la Valpantena si fa più stretta, ventilata e luminosa, Costa Arènte occupa una posizione che è già dichiarazione d’intenti. A 250 metri di altitudine, nel comune di Grezzana, la cantina presidia uno dei versanti più interessanti della denominazione Valpolicella: un luogo in cui storia, paesaggio ed enologia si intrecciano in modo naturale, restituendo vini di forte identità territoriale.

Un luogo che parla prima del vino
La storia di Costa Arènte prende forma nel 1994, quando un imprenditore locale investe sulla proprietà con nuovi impianti vitati e la ristrutturazione dei rustici storici, destinando parte delle strutture alla vinificazione e allo stoccaggio e realizzando un piccolo fruttaio esposto a nord. Durante gli scavi emerge una croce dalle origini incerte, forse riconducibile alla croce di Lorena utilizzata dalla Curia vescovile veronese per identificare i propri possedimenti. Diventerà la “cruz”, simbolo delle etichette Costa Arènte e testimonianza della profondità storica del luogo, confermata da ritrovamenti analoghi in Lessinia.

Nel 2015 la tenuta viene acquisita da Genagricola ed entra a far parte del progetto Le Tenute del Leone Alato, con un obiettivo preciso: produrre un Amarone di qualità superiore, capace di confrontarsi con le etichette più blasonate senza rinunciare all’anima artigianale e territoriale. La cantina viene ampliata e rimodernata, nasce un fruttaio all’avanguardia e una nuova area dedicata all’ospitalità, ma il cuore del progetto resta saldamente ancorato al vigneto.

Viticoltura di misura, produzione di nicchia
La produzione si concentra su cinque vini rossi – Valpolicella Superiore, Ripasso Superiore, Amarone, Amarone Riserva e Recioto – cui si affianca il Lugana DOC da uve Turbiana coltivate sulle rive del Garda. I numeri raccontano una realtà volutamente contenuta: 42 ettari di proprietà, 18,5 vitati, per circa 85.000 bottiglie annue. Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara sono gestite con una cura estrema, dalla raccolta manuale alla selezione dei grappoli, fino all’imbottigliamento.

La cifra stilistica nasce in vigna: rese controllate, rispetto dei tempi naturali, attenzione quasi maniacale alla maturità fenolica. In etichetta, la rivendicazione della denominazione “Valpantena” diventa una firma identitaria, simbolo di vini eleganti, profumati e ricchi di mineralità, capaci di interpretare una delle anime più contemporanee della Valpolicella.

Valpantena e Zona Classica: identità, non gerarchie
Il confronto tra Valpantena e Zona Classica non è più una questione di supremazia, ma di linguaggio. La Classica resta il paradigma storico: suoli complessi, vini spesso più opulenti, strutture ampie e profonde. La Valpantena, valle più stretta e ventilata, con suoli di marne calcaree e ottima escursione termica, restituisce invece Amarone più verticali, definiti, giocati su tensione acida e precisione aromatica.

Qui l’Amarone non è esercizio di potenza, ma risultato di una ricerca costante di equilibrio. Un’impostazione ben definita durante la presentazione della masterclass tecnica guidata da Riccardo Cotarella, affiancato dall’enologo e responsabile di tenuta Giovanni Casati, per celebrare i Dieci anni di Vendemmie dell’azienda che hanno attraversato stili, annate e scelte produttive, con focus sulle caratteristiche della Valpantena e lo stile Costa Arènte.

Nei calici degustati durante la masterclass questa differenza è emersa con nettezza: Amarone meno ridondanti, più gastronomici, capaci di coniugare potenza e freschezza. Una lettura che intercetta il gusto contemporaneo, come ha sottolineato il dott. Riccardo Cotarella: “La forza va bene finché non altera l’eleganza”.
Degustazione: le annate come pagine di storia del territorio
Il Valpolicella Superiore Valpantena DOC 2023 apre la degustazione con un profilo slanciato e luminoso, quasi sartoriale, che si riflette immediatamente nel calice.: ciliegia croccante, ribes rosso, melograno, accenni di viola e pepe rosa. Una leggera nota balsamica rinfresca il quadro. Bocca: slanciata, succosa, con acidità vibrante che sostiene il sorso. Il tannino è fine, levigato, appena accennato, mai graffiante. Chiusura sapida, quasi salina. È un Valpolicella che privilegia la beva e la territorialità rispetto alla concentrazione.Stile contemporaneo: meno muscolo, più dinamica. A seguire, il Ripasso Superiore 2021 aggiunge materia e rotondità, senza perdere leggibilità, evitando qualsiasi effetto sovraestrattivo.

Il cuore del racconto è l’Amarone. Il 2016 è un’annata definita perfetta per la Valpolicella. Millesimo classico, oggi in fase espressiva. Confettura di ciliegia, prugna secca, tabacco dolce, cuoio leggero. Al gusto è ampio, avvolgente, tannino setoso. Ottima armonia tra alcol, struttura e freschezza. Lungo finale su spezie scure. Si mostra armonico, classico e già compiuto. Il 2017 esprime il volto più caldo e opulente del territorio, frutta matura, fico secco, dattero, cacao, spezie dolci evidenti. Bocca: irruente, più opulente rispetto al 2016, con volume importante. Qui il tannino è più presente, l’alcol più percepibile. Finale caldo ma persistente. Amarone di potenza, meno verticale. L’annata 2018 è figlia dell’annata precedente, la differenza è tassativamente nella stagione. Prima volta a ciclo completo per l’azienda, l’annata è più fresca e regolare. Naso: marasca, arancia sanguinella, note floreali appassite, accenni di erbe officinali. Bocca: equilibrio notevole, acidità ben presente che slancia il sorso. Meno opulente, più cesellato. Forse il più territoriale della serie, convince per equilibrio e territorialità.

Il 2019 annata calda, promette grande struttura e longevità, tra molti anni si troverà integro nella sua coerenza. Clima determinante. Millesimo generoso ma ben gestito. Potenza, struttura, potere. il dott. Cotarella commenta: ”La forza va bene finché non altera eleganza “. Naso: ciliegia nera, prugna, cacao amaro, grafite.Bocca: struttura ampia, ma con tensione interna. Tannino fitto ma elegante. Persistenza molto lunga, di grande prospettiva evolutiva. In mio preferito.
Il 2020, ancora in assestamento, lascia intravedere un grande potenziale di materia e freschezza. Naso: frutto scuro intenso, viole, lieve nota alcolica, spezie. Bocca: compatta, tannino ancora serrato. Serve tempo per armonizzare.
La Riserva 2019 cambia registro: profondità, stratificazione, finezza. Vengono impiegate le ultime uve e le migliori, affinamento in legno di tre anni, un anno in più rispetto all’ Amarone di annata. Naso: complesso, stratificato. Amarena sotto spirito, carruba, cuoio, tabacco, cenni balsamici e minerali. Bocca: profonda, ma non pesante. Il tannino è velluto compatto. L’acidità sostiene la massa alcolica. Finale interminabile, su cacao, spezie e pietra calda. La Riserva mostra maggiore profondità e complessità aromatica. È un Amarone che gioca sulla misura più che sulla forza. Di grande impatto!

Il Recioto 2022 è il volto dolce della valle. Anche questo viene da ultime uve della vinificazione, svinatura dolce, freschezza vino bianco. Colore: rubino fitto con riflessi granato. Naso: mela cotta, rosa appassita, sbuffi di cacao amaro e spezie aromatiche, anice stellato. Bocca: dolcezza importante ma equilibrata da freschezza viva. chiude con dolcezza equilibrata e tensione acida, lontano da ogni stucchevolezza. Tannino morbido ma presente. Finale lungo, su frutta rossa e cioccolato fondente. Un Recioto che privilegia equilibrio e tensione, non solo concentrazione zuccherina.
Molinara Spumante Rosé: il ritorno di un vitigno identitario
Accanto ai grandi rossi, Costa Arènte apre una nuova traiettoria con la Molinara Spumante Rosé metodo Charmat lungo. Una scelta controcorrente e profondamente identitaria, che riporta in auge la vinificazione in purezza della Molinara, vitigno autoctono della Valpolicella e quarto autorizzato dal disciplinare dell’Amarone, progressivamente accantonato negli anni a favore di uvaggi più concentrati.
Il nome Molinara deriva dal dialettale mulinare, da mulino, per la fitta pruina che ricopre gli acini come una spolverata di farina. Le uve provengono da versanti collinari terrazzati a circa 150 metri sul livello del mare, su suoli di marne calcaree – il cosiddetto Biancone – che conferiscono salinità e freschezza. La pigiatura soffice consente di preservare il colore rosa antico tipico della bacca.

Il perlage è finissimo, cremoso e persistente; al naso emergono pesca noce e melograno, arricchiti da delicate note di crosta di pane, tipiche di un Charmat lungo ben condotto. Al palato è deciso, strutturato, sorretto da una spiccata acidità che regala grande bevibilità, note saline e una persistenza sorprendente. Questo spumante rappresenta la nuova frontiera della Valpantena: un vino che porta freschezza nel percorso evolutivo della tradizione, dimostrando come anche un vitigno considerato “minore” possa diventare protagonista.
Sostenibilità come ritorno alle origini
La visione produttiva di Costa Arènte si inserisce nel progetto più ampio de Le Tenute del Leone Alato, come sottolineato da Igor Boccardo, Amministratore Delegato de Le Tenute del Leone Alato: “le tenute rappresentano l’espressione enologica dei territori coltivati dal gruppo Leone Alato”, trasformando la qualità agricola in vini identitari dedicati al trade professionale. Un’enologia d’avanguardia che rigenera i suoli, lavora sulla decarbonizzazione dei processi e tutela la biodiversità, custodendo i paesaggi e la cultura che li ha generati. Nei 600 ettari di vigneti di proprietà, la sostenibilità viene interpretata come ritorno alle origini: equilibrio dei suoli, tracciabilità delle pratiche agricole, monitoraggio scientifico delle attività in campo. Un impegno concreto e misurabile, che trova riscontro anche nella certificazione RRR – Riduci, Risparmia, Rispetta – adottata da Costa Arènte come tutela dell’ambiente, del paesaggio e della sostenibilità sociale.
Stile Costa Arènte
Il filo conduttore è evidente: maturità mai eccessiva, grande attenzione alla tessitura tannica, equilibrio tra alcol e freschezza, lettura elegante della Valpantena. Non c’è ricerca di eccesso, ma volontà di interpretare l’Amarone – e oggi anche la Molinara – come vini di proporzione e identità.
In un panorama che spesso confonde concentrazione con qualità, Costa Arènte dimostra che la vera forza della Valpolicella sta nella pluralità delle sue espressioni e nella capacità di raccontarle con coerenza. Qui, la Valpantena non compete con la Classica: la completa. E lo fa con precisione, visione e rispetto del territorio.










