Carmen Guerriero
Nel cuore storico di Napoli, negli spazi dello Studio d’Arte Chalcos, laboratorio di Arte contemporanea e di incisioni antiche e moderne della d.ssa Teresa Tolentino, Wunderkammern — la mostra personale di Angelo Casciello curata da Luca Palermo — porta in primo piano un aspetto meno noto ma fondamentale della ricerca dell’artista: l’incisione.
In esposizione diciannove xilografie, molte delle quali inedite, dove natura e paesaggio si trasformano in un sistema di segni essenziali, arcaici, quasi ancestrali. Un linguaggio che affonda nella memoria individuale per aprirsi a una dimensione collettiva, evocando una continuità tra esperienza personale e storia universale.
Nel silenzio denso dello Studio d’Arte Chalcos di Napoli, le xilografie di Angelo Casciello emergono come tracce incise nella materia, segni che sembrano provenire da un tempo remoto e allo stesso tempo radicalmente contemporaneo. Artista da sempre in bilico tra scultura, pittura e grafica, Casciello costruisce un linguaggio essenziale, dove il gesto diventa forma e la materia memoria.
Lo incontriamo per approfondire il senso della sua ricerca, oggi concentrata sul segno inciso e sulla sua energia primaria.
IL LINGUAGGIO
D. Il suo lavoro attraversa scultura, pittura e incisione. Esiste un’origine comune da cui nascono tutti questi linguaggi?
ADR. Il segno – disegno è all’origine del mio linguaggio artistico, che si presenta nella bidimensionalità del disegno, dell’incisione e della pittura, nella plasticità della scultura, fino ad invadere gli spazi dell’architettura .
D Nel suo lavoro, le tecniche sembrano diverse, ma il segno mantiene sempre una forte identità.
ADR. Le tecniche che nel corso degli anni ho messo a punto sono fondate sulla continua sperimentazione, per comprendere come il mio segno può abitare i vari livelli possibili delle espressività; forse l’identità e connaturata al mio essere.
IL SEGNO E LA SOTTRAZIONE
D. Nelle xilografie il segno nasce per sottrazione, scavando il legno. È un gesto diverso rispetto alla costruzione della scultura?
ADR. La xilografia è una tecnica che mi permette di sottrarre al racconto visivo il superfluo. Le mie sculto – pitture degli anni ’80 erano di legno scolpito, molto vicine alla tecnica xilografica, dipinte nei colori astratti del bianco e nero.
Il segno non è solo uno strumento, ma il fondamento stesso del lavoro di Casciello, che si presenta nella bidimensionalità del disegno, dell’incisione e della pittura, nella plasticità della scultura, fino ad invadere gli spazi dell’architettura.

Una visione unitaria che attraversa tecniche diverse, mantenendo una forte identità, fondata sulla sperimentazione, per comprendere come il mio segno possa abitare i vari livelli dell’espressività.
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IL BIANCO E NERO
D. Il contrasto radicale tra bianco e nero nelle sue xilografie sembra eliminare ogni elemento superfluo. È una scelta estetica o una necessità espressiva?
ADR. Il bianco e nero sono il massimo della concettualizzazione, dato che questi colori in natura non esistono. Ho sempre pensato che il mio linguaggio artistico debba coniugare l’estetica, l’espressività, per raccontare la bellezza e il mistero della nostra esistenza. Un rigore formale delle opere che rimanda, dunque, ad una dimensione più profonda, quasi originaria.
ADR. Questo rigore è fondato sul desiderio di armonia, di attenzione a tutte gli eventi che attraversano la nostra specie, recuperando una originaria comunione con i luoghi naturali che condividiamo con tutti gli altri esseri viventi, come la terra, l’aria, l’acqua e il fuoco.
L’ARCAICO
D. Le sue figure richiamano totem, maschere, presenze arcaiche. Che significato ha per lei oggi l’idea di “arcaico”?
ADR. Ho sempre pensato che l’uomo porta dentro di sé tutta la storia, conscia e inconscia, dove quella inconscia ha una parte considerevole nel suo percorso esistenziale. Noi siamo l’insieme di tanti sentimenti contraddittori come la paura, l’amore, l’odio; quindi, anche nel nostro mondo permangono totem e maschere rituali per esorcizzare malefici e benefici. L’arcaico è dentro di noi.
POMPEI E IL DIALOGO CON LA STORIA
D. Nelle installazioni a Pompei le sue sculture dialogano con le rovine antiche. È un confronto o una continuità?
ADR. Le sculture che ho esposto nel Parco Archeologico di Pompei si sono nutrite di tutte le emozioni, le fascinazioni, le riflessioni che questo grande cimitero – museo a cielo aperto mi ha suggerito nel tempo. Il contrasto stilistico è forte, il collegamento allo spirito del luogo è profondo.
Dal contesto archeologico allo spazio più intimo della carta, insomma.
ADR. Attraversare con il proprio corpo uno spazio carico di storia, mi crea una dimensione di estraneamento atemporale, di suggestioni profonde ma anche di confronto e curiosità. Mentre nell’intimità del perimetro del foglio di carta bianca, proietto come su uno schermo i miei disegni interiori che fermano nel tempo le riflessioni e le emozioni che mi attraversano.
LA FIGURA E L’IDENTITÀ
D. I suoi volti non sono ritratti, ma presenze simboliche. Cosa resta dell’identità individuale nelle sue figure? ADR. Restano le emozioni.
UOMO E NATURA
D. Nei suoi lavori emerge spesso una fusione tra elementi umani e naturali. È una visione del mondo o una costruzione formale?
ADR. Ho sempre pensato che la natura sia la vera maestra, anche perché noi siamo parte di essa. Credo che nell’arte le costruzioni formali, spaziali e cromatiche servono all’artista per dare una sua visione del mondo.
IL GESTO
D. Il suo segno appare fisico, quasi inciso con forza. Quanto conta il corpo nel suo processo creativo?
ADR. Il corpo ritma il segno nella sua capacità evocativa.
Il gesto diventa così non solo tecnica, ma anche pensiero.
ADR. Ogni gesto ha un valore simbolico, per uno scultore, per un pittore, diventa tramite le tecniche che usa, una proclamazione di un’idea, di una visione, di una scelta di vita.
IL SENSO DELL’OPERA
D. Le sue opere non raccontano storie, ma costruiscono presenze. Che ruolo ha per lei il significato nell’arte?
ADR. Il ruolo dell’arte nella vita dell’uomo ha avuto una centralità sin dalle origini. Questo lo possiamo constatare, osservando come, in epoche e luoghi diversi, le persone a vario titolo creativo abbiano cercato di rispondere ad esigenze pratiche e simboliche. Come artista ho sempre lavorato all’idea della condivisione di un progetto etico / estetico, immaginando le partecipazioni individuali come utili alla costruzione di una bellezza esistenziale collettiva, avente come fine l’armonia tra l’umanità e la natura.
MEMORIE DI STILE JOAN MIRO’
D. Prima facie, il collegamento con Joan Miró appare assolutamente sensato, ma non è una somiglianza diretta di stile, quanto una parentela profonda nel modo di usare il segno e il simbolo. Come ne pensa?
R. Mirò è una delle coincidenze obbligatorie per un artista che lavora sul segno, Mirò è un grande poeta del colore e del segno, quasi tutto il suo lavoro trasmette gioia è libertà. Ho sempre pensato che le fonti di ispirazione per un artista che vuole approdare alle origini siano simili. Nel caso mio ho pensato all’infanzia dell’uomo, in particolare ai disegni dei bambini, ai graffiti delle grotte di Altamira, degli aborigeni, delle culture del Centro e Sud Africa, nonché le tracce lasciate dagli uomini nella Valle Camunia. Poi la curiosità per come si sono intrecciati, nel coso della storia, i segni della scrittura con quelli simbolici delle decorazioni, il tutto passando a tempi più vicini, come le avanguardie del XX secolo fino ai nostri giorni.
CURIOSITA’
D. Se il suo segno fosse una lingua antica, oggi dimenticata, cosa pensa che stia ancora cercando di dire? ADR. Cerca di dare delle possibili interpretazioni di tutto il mistero che accompagna la nostra esistenza.
Le opere di Angelo Casciello non offrono risposte immediate, ma aprono uno spazio di tensione tra materia e memoria, tra gesto e forma. Nelle xilografie esposte allo Studio Chalcos, il segno si fa essenziale, quasi primordiale: un linguaggio che non descrive, ma affiora, come un reperto riportato alla luce.
Wunderkammern non è solo una mostra, ma un dispositivo di visione: un luogo in cui il segno torna a essere origine, gesto primario, traccia di un pensiero che resiste alla superficialità del presente. Come afferma Casciello: «Il mio segno cerca di dare possibili interpretazioni al mistero che accompagna la nostra esistenza.»
Ed è proprio in questa tensione, tra visibile e invisibile, si colloca la forza silenziosa di queste opere.

Lo Studio Chalcos: tradizione e contemporaneo
La mostra trova una collocazione naturale nello Studio Chalcos, diretto da Teresa Tolentino, attivo dal 1999 nello storico Palazzo Pignatelli Degas.
D. D.ssa Tolentino il suo spazio ha sempre dimostrato una forte attenzione per la qualità e la ricerca. Cosa ha visto nel lavoro incisorio di Casciello?
R. Dal 1999, Chalcos ha sede a Palazzo Pignatelli Degàs, nel cuore di Napoli: un luogo dove passato e presente dialogano costantemente. Lo studio nasce proprio con questa vocazione, proponendosi come uno spazio di confronto tra sperimentazione etradizione, tra la memoria dell’incisione antica e la ricerca contemporanea.
Conoscevo già Angelo Casciello per la sua attività di pittore e scultore, ma è stata la sua splendida antologica a Villa Campolieto a colpirmi profondamente: lì ho scoperto la bellezza delle sue xilografie. È stato un colpo di fulmine che ha fatto nascere l’idea di un progetto di mostra. Sono grata ad Angelo di aver accettato e scelto di esporre per la prima volta, il suo intero corpus xilografico allo studio Chalcos e al curatore Luca Palermo per aver ideato il titolo Wunderkammern: un richiamo alle “camere delle meraviglie” che si sposa perfettamente con l’atmosfera del nostro spazio.

D. Lo Studio Chalcos ha una lunga tradizione legata all’incisione. Come si inserisce questa mostra nel vostro percorso?
R. Il nostro studio ha sempre guardato con grande attenzione alle tecniche tradizionali dell’incisione, le stesse con cui giganti dell’arte,pensiamo a Dürer, Rembrandt,Goya, Morandi, hanno realizzato capolavori immortali. Negli anni, la nostra ricerca si è concentrata su quegli artisti capaci di muoversi nel solco della tradizione ed esprimersi con il linguaggio della contemporaneità. Pertanto,la mostra di Angelo Casciello è naturalmente consonante al nostro percorso: le sue xilografie incarnano quel rigore tecnico e quella potenza espressiva che cerchiamo e promuoviamo da sempre.
Un appuntamento speciale
In occasione del Maggio dei Monumenti, lo Studio Chalcos inaugura il suo programma con un evento speciale:
📍 2 maggio, dalle 12:00 alle 14:00
👉 visita guidata in compagnia dell’artista Angelo Casciello.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo, stampato da Alfagrafica Srl per Studio Chalcos, con un testo di Luca Palermo e la riproduzione di tutti i lavori in esposizione.
La mostra, fino al 4 aprile, sarà aperta, e liberamente accessibile, dal lunedì al sabato, dalle 12.00 alle 19.00. Dal 7 aprile, sarà visitabile, previo appuntamento, scrivendo a studiochalcos@gmail.com o chiamando il 3339371806.
Un’opportunità per entrare direttamente nel processo creativo e nel significato delle opere, attraversando insieme all’artista questo spazio di segni, materia e memoria.
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