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LANGHE, LA FAVORITA, BIANCO AUTOCTONO DA RISCOPRIRE

Nel Piemonte vitivinicolo, la Favorita è tra i vitigni autoctoni a bacca bianca più sottovalutati. A torto.

Storia di famiglia

Il Cascina Crosa di Pelissero ricordo fu uno tra i primi Barbaresco bevuti in vita mia. Era l’epoca in cui fortunatamente avevamo ancora la lira, sovente amavo recarmi presso una nota azienda di distribuzione delle mie parti per degustare i grandi classici di Langa e svariati vini francesi. Per pagare il conto in pizzeria bastava una banconota da dieci mila lire, non occorreva spendere una fortuna. Grazie al cielo anche al giorno d’oggi è possibile spendere il giusto e bere bene; a tal proposito mi sovviene uno tra i vitigni autoctoni a bacca bianca più sottovalutati del Piemonte vitivinicolo: la favorita.

vigneti del Barbaresco DOCG, Treiso, credit@Danila Atzeni

La famiglia Pelissero si occupa di agricoltura sin dal 1921 ed il suo nome è legato indissolubilmente al comune di Neive (CN). L’avventura inizia grazie alla lungimiranza dei fratelli Giovanni e Giuseppe, con l’acquisto della Cascina Crosa dai Conti Cocito. Colui che più di tutti riuscì a consacrare la produzione del territo fu il figlio di Giuseppe, Pasquale, grande conoscitore delle vigne di nebbiolo che hanno reso celebre Neive e il Barbaresco, vino di punta dell’azienda. Oggi è la figlia di Pasquale, Ornella, a continuare la grande tradizione familiare; anche lei ama visceralmente queste terre e ha trasmesso la stessa passione a suo figlio Simone: classe 1999, diplomato alla Scuola Enologica nel 2018, rappresenta la quarta generazione. L’ impegno, la tenacia e la dinamicità innovativa dimostrate dalle “nuove leve” fa ben sperare per un futuro sempre più roseo.

L’azienda

L’Azienda produce 45.000 bottiglie l’anno e l’orientamento è da sempre rivolto agli autoctoni di Langa: nebbiolo, freisa, barbera, dolcetto che rappresentano gran parte della produzione; la quota rimanente è ben rappresentata da uve arneis, una piccola quota di sauvignon e favorita. Quest’ultima, vinificata in purezza, dà vita al Langhe Favorita Emanuella 2022 che mi accingo a descrivere, non prima di aver riportato le parole di Ornella: “Questo vino aromatico dal profumo intenso lo dedichiamo a Emanuela, la mia sorella minore, la piccola della famiglia. Un bianco autoctono del territorio dalla personalità brillante e spiccata, proprio come lei.”

Il vino

Quattromila bottiglie prodotte, le vigne vengono allevate a guyot a circa 400 metri di altitudine e su terreni ricchi di calcare e marne, la resa è pari a 5.000 ceppi per ettaro. In cantina si parte da una pressatura soffice, la fermentazione alcolica avviene in acciaio a temperatura controllata senza fermentazione malolattica. Il vino affina tre mesi nel medesimo materiale prima della vendita. Il colore è molto elegante, a tratti algido e caratterizzato da lampi oro antico su sfondo paglierino vivace.

credit@Danila Atzeni

Timbro olfattivo di media intensità, affiorano ricordi di mela Fuji, susina bianca, nespola e biancospino; con lenta ossigenazione calcare frammisto a rosmarino e timo limonato; un naso fresco e in continua evoluzione. In bocca il vino, sin dal suo esordio, palesa le peculiarità del territorio: lunga scia sapida, buon corpo e freschezza notevole; l’insieme, data la giovane età, risulta ancora leggermente nervoso, sconnesso ma è più che normale, occorre tempo per stemperare l’irruenza di un terreno tanto ricco di minerali. L’ho abbinato ad un piatto di paccheri con guanciale e zucchine trombetta, la parola d’ordine è stagionalità.

(In copertina, vigneti del Barbaresco DOCG  a Treiso, credit@Danila Atzeni)

Andrea Li Calzi

Andrea Li Calzi

Sommelier Ais dal 2011, in tandem con Danila Atzeni, fotografa professionista e sua compagna, autrice, tra l’altro, degli scatti dei suoi articoli, è un grande appassionato per la materia tanto cara a Dio Bacco ed ama la purezza delle materie prime in cucina: proprio l’attività tra i fornelli l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000. Dopo svariati master di approfondimento sui più importanti territori vitivinicoli al mondo, nel 2021  ha ricevuto il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino. Collabora, altresì, anche con altre note riviste di settore.

 

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