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LOAZZOLO, RISERVA NATURALE SPECIALE PER LA PIU’ PICCOLA DOC D’ITALIA

Tra boschi rigogliosi, orchidee spontanee, farfalle dai colori sgargianti, Loazzolo, in provincia di Asti è un piccolo gioiello di biodiversità, che ha il pregio di una doc unica. Forteto della Luja capofila di rinascita evolutiva della Doc Loazzolo e di progetti ecosostenibili e naturalistici a tutela del territorio

La storia di Loazzolo

A confine tra la langa astigiana e quella albese, Loazzolo, in provincia di Asti, è un piccolo Comune piemontese con una posizione geografica invidiabile.Toponimo di lupatiolum, ovvero luogo impervio ed isolato frequentato solo dai lupi, il nome indica la durezza della vita dei pochi abitanti di questo piccolo paese, immerso in fitti boschi di querce, castagni e pino silvestre cui, si contrappongono le aride praterie del crinale collinare che separa la vallata attraversata dal fiume Bormida di Millesimo e da quella del Belbo, abitate da salici e pioppi, tipici di ambienti più umidi.

Forteto della Luja, credit photo TWM

Un microclima straordinario, con terreni di tipo calcareo marnoso ed altimetria a circa 600 mt, con forti escursioni termiche, ottima esposizione, chiamata suri, ovvero da sud-est a sud-ovest e clima ventilato, tant’è che i vigneti non vengono diserbati. Un paesaggio di incredibile bellezza, punteggiato di antiche case contadine di metà ottocento realizzate con la tipica pietra arenaria locale, rifugio di uomini che, ogni giorni, lottavano con le asperità della montagna per strapparle, in terrazzamenti, lembi di terra fertile.

Forteto della Luja, credit photo TWM

Mosaico, Loazzolo doc

Il Comune di Loazzolo è conosciuto sopratutto per la doc più piccola d’Italia. Circa tre ettari per la Loazzolo DOC vino da uve moscato bianco 100% su una zona fortemente parcellizzata in microaree, tant’è che viene chiamata mosaico. Una piccolissima area di produzione per una resa limitatissima, frutto di una grande passione ed attaccamento alla tradizione di solo otto produttori locali.

Il disciplinare prevede due tecniche produttive, la sovramaturazione in pianta, grazie al clima asciutto e ventilato e l’appassimento su graticci o cassette. Un impegno considerevole che ha nelle tradizioni familiari la sua forza propulsiva, essendo prodotto anticamente solo per un consumo familiare o per funzioni religiose. Un vino merum come definito dagli antichi romani, vino “puro, schietto e corposo” che, a differenza degli altri, doveva bersi non miscelato e con parsimonia, offerto a re e potenti per mitigarne il temperamento e favorire i buoni rapporti.

Il dott. Scaglione, Forteto della Luja, credit photo @TWM

Forteto della Luja

Forteto della Luja, della famiglia Scaglione, è una delle otto aziende di Loazzolo a vantare la maggiore area vitivinicola ( 0,9 ha),

La storia della famiglia Scaglione risale alla fine del ‘700, quando con una piccola parcella di terreno fu costruito un piccolo corpo di fabbrica in pietra squadrata arenaria annesso alla grotta in cui venivano conservate le derrate. Come in uso, le uve prodotte venivano per la maggior parte vendute, impiegando la vinificazione solo per una piccola parte per il consumo familiare.

Giancarlo Scaglione, enologo e biologo, terza generazione dell’azienda, nel 1985 decide riprendere l’antica tradizione del bisnonno di Giovanni di produzione del Moscato Passito Piasa Rischei con la tecnica della surmaturazione dell’uva Moscato. Un’iniziativa, su suggerimento di Giacomo Bologna e con Luigi Veronelli, Vittorio Gancia  e Carlin Petrini , fondatore di Slow Food, sfociata nel 1992 nell’ambito riconoscimento della doc Loazzolo  (G.U. del 19 maggio 1992) vendemmia tardiva.

Il progetto di riserva naturale regionale

Il nome Forteto della Luja richiama quello dei magnifici boschi attraversati dal fiume Luja intorno ai vigneti.L’azienda è vocàta naturalmente alla green economy con progetti legati alla straordinaria biodiversità, come il primo impianto piemontese di produzione di energia elettrica solare finalizzato alla produzione vitivinicola. Il particolarissimo ecosistema ha salvaguardato molte specie botaniche come rare orchidee che crescono tra i filari e animali, come le farfalle, tant’è che dal 2007 è Oasi affiliata al WWF e dal 2011 sede Didattica dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. La particolarissima biodiversità di questa area, circa 6 ettari, densa di boschi, in particolare l’ornoquerceto di roverella, è ambiente ideale per moltissime specie animali e floreali, come farfalle e specie diverse di ginestre e orchidee spontanee.

Il dott. Scaglione nel 2001 ha messo a disposizione dell’Ente Parchi Astigiani l’area boschiva di proprietà per il progetto di creazione di un’area protetta, cui si sono successivamente aggiunti una ventina di altri proprietari confinanti e l’Amministrazione Comunale, al fine di poter creare una “Riserva Naturale Speciale Boschi di Loazzolo”, a tutela delle specie esistenti e di valorizzazione di un territorio straordinario.

www.fortetodellaluja.it

 

di  Massimo Antonino Cascone

 

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