Testo e foto Alberto de Rogatis
IL VINO RACCONTA LA STORIA D’ITALIA
In apertura dell’incontro, il ministro del Masaf Francesco Lollobrigida, nell’elogiare l’importante iniziativa pubblico-privato, ha affermato che, seppur replicabile in altre parti d’Italia, “l’esperienza di Pompei è sicuramente la più impattante a livello mondiale”. Ed ha aggiunto che il vino rappresenta un elemento imprescindibile nel raccontare la storia del Paese, nel custodire e valorizzare i nostri territori.

E per il vino italiano, ha sottolineato Lollobrigida, è stata programmata una massiccia campagna di comunicazione istituzionale che partirà il prossimo 15 febbraio con due spot sulle reti nazionali, finalizzata anche ad accrescere una cultura del consumo responsabile. A supporto ci saranno iniziative promozionali all’estero per consolidare mercati importanti, come gli Stati Uniti, e per creare nuove opportunità di business in India e nei paesi del Mercosur.
UN’AZIENDA VITIVINICOLA UNICA AL MONDO
“E’ un progetto interessante sia dal punto di vista produttivo che culturale – spiega Antonio Capaldo presidente Feudi di San Gregorio – che punta alla valorizzazione del territorio, con un investimento da parte nostra della durata di diciannove anni per poi lasciare un patrimonio al Parco che lo potrà gestire autonomamente.

Nel Parco è presente un ettaro di vigneti, l’obiettivo è creare una vera e propria azienda passando da 1 a 6 ettari e realizzando una cantina. A Pompei, si può riunire ciò che di meglio offre il nostro Paese, cioè bellezza turistica, paesaggistica, perché dalle vigne si vede il Vesuvio, ed è un colpo d’occhio meraviglioso, si è inseriti in un importante contesto culturale e storico, e si può proporre un valido progetto enogastronomico; difatti, oltre al vino, il nostro fine sarà costruire percorsi di degustazione, anche con cucina. Per noi campani, poi, questa è anche una grande opportunità per raccontare una bella storia, perché a Pompei già molti secoli fa si affinavano le tecniche di coltivazione, miglioravano progressivamente i vini che si producevano da vitigni autoctoni, gli stessi che attualmente noi coltiviamo.”

Dunque, da vitigni autoctoni campani, recuperati da gemme di vitigni con secoli di storia, l’azienda produrrà, entro tre anni, due vini rossi e uno bianco, per un totale di circa 30.000 bottiglie; l’intento non sarà commerciale bensì culturale, per offrire al visitatore un’esperienza speciale, dove la qualità dei vini si coniuga con arte, storia e cultura mediterranea.
Feudi di San Gregorio, iconica realtà irpina trasformatasi in Società Benefit, ha come vocazione aziendale quella di investire, concretamente, nella rigenerazione ambientale, culturale ed economica; è fermamente convinta che l’arte e la cultura costituiscano elementi fondamentali per un cambiamento positivo in ambito territoriale e sociale.
PER UN NUOVO SVILUPPO DEL PARCO DI POMPEI
Entusiasta di questa nuova forma di partenariato col gruppo Tenute Capaldo-Feudi di San Gregorio è Gabriel Zuchtriegel direttore del Parco Archeologico di Pompei, che vede questa forma di collaborazione come “uno al fianco dell’altro, lavorando assieme per un comune obiettivo” che ha finalità culturali ed anche formative ed è inserita in un contesto più ampio che darà vita, avvalendosi anche di altre azioni, ad una vera e propria azienda archeo-agricola da comunicare e far conoscere alle scuole e ai giovani.

Prosegue, così, una efficace strategia di promozione del Parco che mira ad ampliare il proprio target di visitatori, e che è iniziata tre anni fa con la rassegna estiva di concerti che, anche nel 2026, vedrà protagonisti artisti e gruppi di fama internazionale.
Attilio Scienza, docente universitario ed esperto del settore vitivinicolo, che ha collaborato alla realizzazione del progetto, ha poi raccontato dettagliatamente le origini della viticoltura a Pompei sin dal VI secolo a.C., quando furono gli Etruschi a fondare la città ed a costruirla con una forma perimetrale simile a Tarquinia e Cerveteri, già luoghi simbolo della civiltà etrusca. Scienza, tra l’altro, ha evidenziato come Pompei fosse stata terra di confine, non di frontiera, perché unì due metodi di viticoltura.

Nell’antichità, infatti, coesistevano quella etrusca, dove la vite cresceva sugli alberi, e quella greca, dove la vite veniva su dal terreno, come un cespuglio.
A chiusura dei lavori, Gianmarco Mazzi, sottosegretario alla Cultura, ha definito il progetto innovativo e coraggioso, affermando che produrre vino, nel contesto storico del Parco di Pompei, significa seminare identità e conoscenze, e rinnovare una vocazione millenaria del vino, quella di essere ambasciatore di civiltà.

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(In copertina, Foro Boario Vesuvio@Francesco Cecconi)
Alberto DE ROGATIS
Giornalista dal 2009, appassionato di turismo, enogastronomia ed arte. Esperto in marketing e comunicazione, inizia negli anni ’90 come copywriter in agenzie di pubblicità.
Ha al suo attivo campagne in Italia ed Estremo Oriente; è cofondatore del Premio Spot School Award per giovani creativi.











