Testo e foto di Alessandro De Bartolomeo
Un territorio che strizza l’occhio a nuove opportunità con la candidatura a patrimonio Unesco
In Sicilia occidentale, a pochi chilometri da Trapani, facilmente raggiungibile dalla strada provinciale che conduce fino a San Vito lo Capo ambitissima meta vacanziera tra le più gettonate in questo lembo di isola, Custonaci fa capolino dall’alto della sua posizione alle falde del Monte Cofano, quasi sospesa tra mare e cielo, al centro di uno dei bacini marmiferi più importanti d’Europa.
Siamo nelle terre di estrazione del “Perlato di Sicilia” pregiata qualità di marmo rinomata in tutto il mondo. Una comunità ed un territorio, quello di Custonaci che mantenendo i piedi saldi alle sue origini storiche, ha saputo nel corso degli ultimi anni riproporsi in nuova veste. Location di produzioni cinematografiche e fiction Tv (Il Commissario Montalbano, Makari) nazionali ed internazionali, il territorio mira con la recente candidatura a sito Unesco e, qualora andasse in porto, a spiccare il volo verso vetrine internazionali sempre più ampie.
Un Borgo narrante, capace di raccontare storie
Al centro della scena domina Monte Cofano massiccio dolomitico la cui formazione risale a milioni di anni fa, inconfondibile skyline al territorio e meta degli amanti del trekking. Dalla sua vetta a circa 700 metri di altezza, si può godere di un panorama di tutta la costa Isole Egadi comprese. La sottostante Baia di Cornino, diventa d’estate meta vacanziera grazie alla sue spiagge di sabbia e scogli, mare incontaminato per un turismo lungi dalle masse ma più a misura d’uomo, da viversi “slow”.

Per gli amanti dello snorkeling, la ghiotta occasione di esplorare i fondali della Baia capaci di flora e fauna marina tipica, e che danno la possibilità di poter visitare anche l’imponente scultura marmorea raffigurante la Madonna col Bambin Gesù, la Stella Maris, a 12 metri di profondità in memoria di tutte le vittime del mare.
Ed ancora: il lungomare o la strada panoramica radente la costa, possono essere luogo ideale per fare sport o una passeggiata a piedi o in bicicletta, tra il rumore delle onde che spezzano ed il vento che accarezza i capelli. Esperienze queste da provare soprattutto in primavera quando le giornate si allungano o in autunno quando iniziano ad accorciarsi, arrivando magari fino alla zona dove un cartello prescrive per i passanti l’obbligo di baciarsi.
Storia, fede, miti e leggende che si intrecciano per gli amanti del turismo religioso e delle tradizioni
Durante l’ultima settimana di agosto, baia Cornino diventa sede della tradizionale rievocazione storica dello sbarco della Madonna, evento che richiama migliaia di fedeli e turisti. L’effigie della Madonna dopo lo sbarco in spiaggia viene trasportata in processione fino al Santuario che domina la cittadina. Qui fede e tradizioni popolari si fondono in un mix intrigante riguardo alla presenza di questo quadro.
Leggenda vuole che i marinai di un veliero salpato dall’Egitto e con esso a bordo, durante una tempesta sopraggiunta all’improvviso nel ben mezzo del Mediterraneo, abbiano fatto voto alla Madonna promettendo di consegnarla alla venerazione dei fedeli nel luogo in cui li avrebbe fatti approdare scansandoli da morte sicura, il veliero trovò riparo nella baia ai piedi di Monte Cofano ed i marinai, sfuggiti alla tempesta, sciolsero il voto consegnando ai pescatori e ai contadini del posto il quadro della Madonna che subito venne collocato nella piccola chiesetta in cima alla collina. Vicino al santuario, vi è il sito chiamato localmente Pozzo della Madonna legato per secoli alla devozione mariana molto radicata in tutto il territorio dell’agro ericino, della quale è la patrona.

Si tratta di un antico pozzo circolare in pietra, profondo circa dieci metri, posto a poche centinaia di metri più a valle rispetto al Santuario. Anche qui leggenda vuole che dopo il miracoloso sbarco nella baia del quadro della Madonna, durante il trasporto verso la collina ad un certo punto, i buoi che trainavano il carro, assetati ed esausti per la fatica, si fermarono e non vollero più ripartire. Subito – racconta ancora la leggenda – dal terreno iniziò a sgorgare miracolosamente una sorgente d’acqua che abbeverò gli animali. L’icona è da secoli custodita nel locale santuario mariano, dove fa bella mostra di se sull’altare maggiore , testimone silenziosa di fede e di grazie ricevute. La città stessa può fregiarsi del titolo di “Civitas Mariae”, Città di Maria, oltre ad essere santuario Giubilare 2025.
La Riserva naturale, intrisa di storia
Strettamente legata a Custonaci è la Riserva Naturale di Monte Cofano (in copertina@A. di Bartolomeo), piccolo concentrato di biodiversità: una vegetazione caratterizzata dalla presenza della palma nana mista alle praterie di “disa” erba filiforme conosciuta fin da tempi remoti ed usata anche come fibra per legare le viti. Assieme ad altre rarità protette come l’ Erica sicula.

Gli speroni rocciosi della montagna sono invece l’habitat di molte specie di uccelli rari tra cui ad esempio l’aquila del Bonelli, il Falco pellegrino od il Corvo imperiale. Lungo i sentieri della Riserva tracce storiche architettoniche risalenti al 1500 fanno capolino tra la natura, come la Torre di San Giovanni antica testimonianza di un sistema di avvistamento costiero contro i pirati, o la Torre di Tono probabilmente un esemplare unico per architettura in Sicilia con la sua forma a stella a pareti concave. A lato della stessa torre, si trovano gli edifici che un tempo ospitavano una antica tonnara, e di fronte ad essa il piccolo isolotto roccioso chiamato “dello Scialandro” , oltre ad acque cristalline e resti di antiche vasche di pesca scavate nella roccia. Le sorprese non sono però terminate: altri resti storici, vi si trovano, come le rovine di un granaio fortificato comunitario risalente, secondo gli studi effettuati al periodo islamico e localizzato a Pizzo Monaco, sul versante che guarda Castellamare del Golfo.
Le grotte naturali sopra e sotto la superficie
Un territorio che inoltre vede la presenza di un vasto sistema di grotte naturali dove si sono evidenziate tracce di presenza umana fin dal paleolitico. La più grande e famosa è detta Mangiapane, sede ogni anno a dicembre del Presepe Vivente evento clou delle festività natalizie. Un sistema di grotte e cavità naturali che comprende anche la grotta del Crocifisso e la cosiddetta Grotta Perciata ,a prima al momento non visitabile per motivi di sicurezza, la seconda invece raggiungibile attraverso dei rudimentali gradini scavati nella roccia, anche essa oggetto di studi archeologici in passato, visitabile lungo uno dei sentieri interni della Riserva.

Ma non sono le sole, altre cavità come la Grotta Buffa, la Grotta Maria Santissima di Custonaci, la Grotta Miceli rappresentano una forte attrattiva assieme alle gole naturali presenti come l’Abisso di Cipollazzo o la dolina di Bufara, ed altre cavità speleologiche presenti che ne fanno uno dei territori più interessanti dal punto di vista speleologico.
In ultima istanza, un territorio capace dunque, di scoccare più frecce dal suo arco, pronte a colpire al cuore del potenziale visitatore con arte, natura e un ricco patrimonio gastronomico.
(In copertina Monte Cofano, Custonaci TP@A. di Bartolomeo)
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Alessandro DE BARTOLOMEO











